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Molly’s Game: una Jessica Chastain da Oscar per l’esordio alla regia di Aaron Sorkin, la recensione

Molly’s Game: una Jessica Chastain da Oscar per l’esordio alla regia di Aaron Sorkin, la recensione

Di Adriano Ercolani

Aaron Sorkin è uno dei più grandi sceneggiatori del cinema americano contemporaneo, se non addirittura il più grande. Fin dagli anni ’90, quando esplose con un film memorabile quale Codice d’onore, ha iniziato ad affinare uno stile di scrittura personalissimo, fatto di dialoghi brillanti e ritmo del discorso sincopato, alla maniera delle grandi commedie sofisticate degli anni ’40, ovviamente riproposte attraverso tematiche e psicologie contemporanee. Questo processo di scrittura ha portato a script folgoranti come Il presidente – Una storia d’amore, The Social Network, La guerra di Charlie Wilson o il più recente Steve Jobs.

Il suo esordio alla regia Molly’s Game, storia vera della donna che per anni gestì a Los Angeles e New York un circolo esclusivo e segreto di poker, possiede ovviamente lo stesso marchio di fabbrica, lo stesso stile di narrazione elegante e “alto”, anche se molto meno ostentato rispetto ad esempio ad alcune delle sue ultime produzioni (ci riferiamo soprattutto alla serie The Newsroom, realizzata qualche anno fa per HBO). La parte migliore del film infatti sono i duetti a colpi di battute taglienti tra la protagonista Jessica Chastain e il suo avvocato Idris Elba. Gli attori riescono soprattutto con la loro presenza scenica a impreziosire quelle che solitamente sarebbero considerate semplici scene di raccordo, mentre in Molly’s Game rappresentano veri e propri scontri ideologici tra i due personaggi.

Un’altra costante delle storie di Sorkin è la descrizione dei rapporti tra genitori e figli, quasi sempre problematici. Non fa eccezione questo film, con Kevin Costner che interpreta magistralmente il padre di Molly Bloom, uno psicologo di successo che ha costretto la figlia a un’infanzia votata alla disciplina sportiva e la rigore dell’addestramento, minandone le sicurezze e costringendola in qualche modo alla ribellione. Nel cuore infatti Molly’s Game è un film che racconta gli errori che ognuno di noi può fare nel cercare di capire qual è il suo posto nel mondo. La delineazione della psicologia della figura principale, forte ed ambiziosa quando raggiunge una posizione di potere dovuta al suo gioco ma sempre emotivamente fragile e insicura, è decisamente convincente, e si discosta con finezza introspettiva rispetto al ritratto solitamente stereotipato di questo tipo di ritratti femminili.

A livello di scrittura Sorkin si rivela come sempre magistrale, e molte parti del film si imprimono nella mente dello spettatore anche solo per la bellezza dei dialoghi. A livello di regia invece l’autore dimostra qualche incertezza dovuta evidentemente alla voglia di strafare, di sottolineare a livello visivo i momenti più drammatici del film. Sorkin non riesce sempre a limare con il montaggio e la music alcuni momenti che nel film sarebbero dovuti essere più contenuti nel tono, ma questo non inficia più di tanto la riuscita del suo film, comunque solido e fluido nel racconto. A sostenerlo con la sua avvenenza ma soprattutto bravura d’attrice è una Jessica Chastain in forma come non la ammiravamo da qualche tempo.

L’attrice candidata all’Oscar per The Help e Zero Dark Thirty potrebbe ottenere con la sua interpretazione di Molly Bloom la sua terza nomination, e non sarebbe di certo immeritata. È lei il cuore pulsante del film, attorno al quale ruotano in maniera efficace i già citati Elba e Costner e un Michael Cera che ritroviamo con piacere. Tutti insieme regalano carisma e profondità alla sceneggiatura di Aaron Sorkin, per comporre un puzzle cinematografico di psicologie sfaccettate e per nulla scontate. Un film dunque imperfetto ma senz’altro da vedere.

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