ScreenWEEK Originals La Storia dietro un Frame
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I set dei film sono pieni di aneddoti più o meno interessanti. Alcuni sono noti, altri meno. Partendo da un frame, da una semplice immagine, si possono scoprire le storie più particolari. Questo perché dietro il semplice fotogramma di una pellicola si può nascondere un mondo. È questo il caso de La Mosca e del babbuino innamorato.
Qual è la storia d’amore più grande di tutti i tempi? Personalmente non ho dubbi: quella tra Veronica Quaife e il povero Brundlemosca.
Del resto David Cronenberg aveva sempre inteso così il suo remake de L’esperimento del dottor K (titolo originale The Fly), a sua volta ispirato al racconto La Mouche, scritto da George Langelaan e pubblicato nella seconda metà degli anni ’50 sulle pagine di Playboy (“Perché leggi Playboy? Per i racconti di Langelaan, che domande!”).
Dietro l’estetica tipica dei body horror c’è in realtà un sofferto melò, che ruota attorno alla storia di una coppia, costretta a convivere con il progredire di una malattia che divora il corpo e la mente. Una love story sofferta e violenta, forse il miglior film di Cronenberg, anche se la scelta è sul serio dura considerando che la sua filmografia è composta in gran parte da capolavori.
Abbiamo visto infinite volte e non ci stancheremo mai di vederlo. Anzi, immaginiamo di vederlo proprio in questo momento e di soffermarci su di un particolare momento.
Seth Brundle e Veronica si conoscono ormai da un po’ di tempo, lo scienziato sta proseguendo i suoi esperimenti. È riuscito a migliorare le capsule per il teletrasporto da lui create ed è pronto a testare la sua tecnologia su di un secondo babbuino (il primo come sappiamo ha fatto, una brutta, bruttissima fine).
Bene, è arrivato il momento di schiacciare il tasto pausa e tornare indietro nel tempo.
Sono gli anni ’80. Il produttore Kip Ohman ha un’idea: realizzare un remake de L’esperimento del dottor K, il cult movie con Vincent Price. Affida la sceneggiatura a Charles Edward Pogue, che decide di non replicare semplicemente la storia originale, trasformandola in un body horror incentrato sul tema della metamorfosi, sulla lenta trasformazione di un uomo in una mosca. Viene coinvolto anche il produttore Stuart Cornfeld, che propone il progetto alla 20th Century Fox. Inizialmente riluttante, la Fox approva, a patto che si trovi un altro finanziatore. Sale così a bordo Mel Brooks con la sua Brooksfilms.
Manca il regista. Il nome di David Cronenberg è il primo della lista ma è impegnato con la pre-produzione di Atto di Forza (sì, avete letto bene, lo stesso film che poi è stato diretto da Paul Verhoeven). Mel Brooks decide quindi di chiamare il giovane Robert Bierman, che si dimostra particolarmente interessato al progetto e inizia subito a lavorarci.
Il destino, però, è beffardo. Una tragedia familiare costringe Bierman a lasciare il film e, coincidenza, David Cronenberg non è più il regista di Atto di Forza.
Così è la vita, dicono.
Cronenberg si appassiona subito al film e decide di riscrivere la sceneggiatura, pur conservando molti elementi presenti nello script Edward Pogue. È la prima volta che lavora fuori dal Canada e, dato che è un tipo abitudinario, arriva in America solo dopo aver convinto la produzione a coinvolgere nel film l’intera crew con cui ormai collabora da tempo.
Geena Davis e Jeff Goldblum, al tempo una copia anche nella vita reale, diventano i protagonisti. Le riprese de La Mosca iniziano, finalmente, e proseguono nel migliore dei modi, finché non arriva sul set il babbuino Typhoon. È addestrato, è tenero, è simpatico, ma è pur sempre un babbuino quindi occhio a sottovalutarlo e “non guardatelo mai direttamente negli occhi”.
Typhoon regala un po’ di problemi alla troupe. La prima vota che viene messo in una capsula per girare una scena si spaventa così tanto che scappa sfondando la porta. Da quel momento ogni volta che Typhoon entra in una capsula c’è anche il suo addestratore nascosto in un angolo, quanto basta per tranquillizzarlo e non entrare nell’inquadratura.
Ma c’è un altro problema che non si può a nascondere alle telecamere.
Il babbuino Typhoon è stato allevato da un giovane donna bionda e la segretaria di edizione corrisponde alla descrizione. Non è la stessa donna ma Typhoon non è il tipo che si fa problemi, prova attrazione per lei e, dato che non può scrivere lettere d’amore, decide di dimostrare il suo affetto presentandosi particolarmente “allegro” sul set.
Se non avete colto la sottile metafora, ve la spiego meglio. Ogni volta che la segretaria di edizione si presenta sul set, il babbuino la saluta con un’erezione, rovinando ogni scena. Un problema che va risolto e il suo addestratore ha un’idea: coprire l’imbarazzante dettaglio con una bomboletta ci colore spray per capelli, fino a farlo scomparire.
Non è uno scherzo, è successo sul serio. In gran parte delle scene presenti nel film le parti intime del babbuino non si vedono perché sono state oscurate in questo modo. Una cosa che difficilmente si potrebbe fare oggi ma, hey, erano gli anni ’80 e tutto era più easy!
Il prodotto non era tossico e Typhoon è tornato a casa dopo la sua esperienza hollywoodiana perfettamente in salute.
Anche oggi siamo giunti alla fine del nostro appuntamento, anche oggi abbiamo scoperto che basta soffermarsi su di un singolo frammento di pellicola per scoprire un mondo. La settimana prossima ci attenderà un nuovo frame, una nuova storia.
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