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Jason Blum, il Re Mida dell’Horror

Jason Blum, il Re Mida dell’Horror

Di Filippo Magnifico

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Jason Blum può affermare con orgoglio di aver rivoluzionato il mondo della settima arte. In meno di vent’anni la sua Blumhouse Productions è riuscita a scuotere il panorama cinematografico hollywoodiano, con una formula tanto semplice quanto efficace. Realizzare produzioni di qualità con un budget ridotto all’osso, azzerando in questo modo le possibilità di perdita. La scoperta dell’acqua calda? Per certi versi sì ma questo principio, sebbene molto semplice nella sua essenza, è in realtà molto difficile da rendere concreto. Si rischia di cadere nel b-movie più squallido, nel direct-to-video, dove la mancanza di fondi è palese in ogni fotogramma.
Le pellicole prodotte da Jason Blum non sono assolutamente così, anzi, sono la dimostrazione che troppo spesso le grandi produzioni si perdono in spese superflue quando in fin dei conti contano le idee.

E Jason Blum sa bene come funzionano le grandi case di produzione. Lo ha visto con i suoi occhi lavorando per Bob e Harvey Weinstein come produttore esecutivo e successivamente per la Warner Bros. Ha studiato bene l’universo che vive dietro il grande schermo e ad un certo punto della sua carriera ha deciso di puntare tutto su di un genere, l’horror, che ha rivoluzionato con la sua semplice formula, che continua ad attirare molti cineasti, non solo emergenti.
Il motivo? La Blumhouse Productions è una delle poche case di produzione che consente libertà creativa ai suoi autori e poco importa se l’ingaggio non è accompagnato da budget importanti, perché ad ognuno di loro è garantita una quota degli incassi.

Tutto è cominciato nel 2006 con Paranormal Activity, Jason Blum per primo ha deciso di investire in quel film, dimostrando il suo fiuto per gli affari. Oltre 193 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, un successo incredibile che ha dato vita ad una saga e ha convinto la Blumhouse Productions a proseguire lungo la via dell’orrore, che più di ogni altro genere può garantire la formula piccole spese/grandi incassi.
Con Paranormal Activity nascono così altri grandi franchise come The Purge, Sinister e Insidious, quest’ultimo appena tornata nelle nostre sale con il quarto capitolo, Insidious: L’ultima chiave.

Un nuovo modo di fare cinema che passa anche attraverso nuovi nomi come Scott Derrickson, Rob Zombie, James DeMonaco, Mike Flanagan e Jordan Peele. Jason Blum ha sempre dimostrato di avere fiuto sia per le storie che per i giovani talenti e in alcuni casi ha contribuito anche alla rinascita artistica di chi ormai sembrava spacciato, come M. Night Shyamalan, caduto nell’oblio dopo una serie di pellicole discutibili e rinato grazie alla Blumhouse Productions, che ha investito su di lui per gli ottimi The Visit e Split.
Perché a Jason Blum piace rischiare, il suo sguardo riesce ad andare oltre, permettendogli di scorgere potenzialità enormi lì dove gli altri produttori vedono il deserto:

È questo il bello del business cinematografico. La maggior parte dei film di successo che abbiamo fatto erano stati rifiutati dalle altre case di produzione. Nessuno voleva fare The Purge, che era lì da almeno tre anni. Nessuno voleva The Gift, quando era ancora una sceneggiatura intitolata Weirdo. Nessuno voleva Paranormal Activity, anche se il film era già pronto. La maggior parte dei nostri successi hanno storie del genere.

Quindi rilassiamoci. Noi fan dell’horror possiamo dormire sonni tranquilli, il nostro genere preferito è in buone mani. Godiamoci Insidious: L’ultima chiave e aspettiamo il prossimo film, difficilmente potrà deluderci, lo sappiamo.

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