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12 Strong non è il solito war-movie, la recensione del film con Chris Hemsworth

12 Strong non è il solito war-movie, la recensione del film con Chris Hemsworth

Di Adriano Ercolani

Dopo il sorprendente successo economico del retorico Lone Survivor diretto da Peter Berg, il gennaio cinematografico americano viene spesso adoperato per proporre un sotto-genere ben preciso, quello del film di guerra che vede un manipolo di soldati americani scontrarsi con un numero soverchiante di guerriglieri e terroristi, possibilmente di religione musulmana. Due anni fa era infatti toccato al riuscito ma più sfortunato 13 Hours diretto da Michael Bay, mentre in questo 2018 è il turno di 12 Strong, che vede dietro la macchina da presa l’esordiente danese Nicolai Fuglsig. Il film è l’adattamento cinematografico del libro Horse Soldiers scritto da Doug Stanton, testo incentrato sul gruppo di soldati scelti che per primi si infiltrarono in Afghanistan poco più di un mese dopo gli attentati alle Twin Towers per attaccare le postazioni talebane.

Quando Hollywood decide di produrre film come 12 Strong, soprattutto se alla base del progetto c’è uno che di action se ne intende come Jerry Bruckheimer, lo spettacolo è assicurato. Dall’ambientazione al montaggio, dai costumi alle musiche, ogni aspetto tecnico del film è curato nei minimi particolari e assemblato successivamente dal regista con un senso del cinema solido, vigoroso pur senza essere dotato di una visione che si distanzi troppo dalle altre. La sceneggiatura del film – scritta tra gli altri da Ted Tally, premio Oscar per l’adattamento de Il silenzio degli innocenti – riesce a sfruttare la retorica impossibile da evitare in storie come questa per inserirla in un confronto tra due soldati che alla fine risulta la cosa migliore del film: il diverso approccio al senso della missione e l’attaccamento ai propri uomini è ciò che differenzia maggiormente il capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth) dal generale afghano Dostum (David Nagahban). Il cozzare delle due personalità, non solo nel carattere ma soprattutto nelle idee e ideologie che li hanno portati sul campo di battaglia, è un espediente narrativamente piuttosto efficace per affermare la legittimità della presenza delle truppe americane in Afghanistan. 12 Strong non cerca di nascondere tale messaggio, non fa passare i soldati americani per sole “vittime” costrette a reagire all’orrore del terrorismo, e alla fine risulta molto meno affettato e propagandistico di quanto avrebbe potuto. Dietro la confezione il lungometraggio di Fuglsig ha un’anima, non è il solito war-movie dove gli eroi a stelle e strisce sono senza macchia e sparano frasi ad effetto per ottenere l’applauso del pubblico. I rapporti tra i personaggi e le psicologie sono più complesse di così, anche se poi alla fine a contare è soprattutto lo spettacolo delle battaglie. Merito va anche attribuito al cast di supporto, costituito da nomi come Michael Shannon e William Fitchner, attori capaci di rendere umani e intellegibili anche i caratteri più stereotipati.

Il risultato complessivo è quello di un prodotto onesto, che non promette più di ciò che può mantenere, e alla fine garantisce intrattenimento realizzato con discreta lucidità. Forse non siamo ai livelli di coerenza e profondità emotiva di 13 Hours, o a quelli estetici di un gran film come Black Hawk Down di Ridley Scott tornando ancor più indietro nel tempo, ma siamo lontani anche dalla retorica smaccata e fastidiosa di Lone Survivor.

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