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Star Wars: Gli Ultimi Jedi, o di come ho perso la mia unica fede

Star Wars: Gli Ultimi Jedi, o di come ho perso la mia unica fede

Di Roberto Recchioni

Ci sono argomenti che, prima di poterli affrontare, devi dimostrare di avere una qualche preparazione in merito. Per esempio: se ti metti a parlare dell’utilità o meno dei vaccini e non mi porti una solida carriera accademica nel campo medico, io non ti sto nemmeno ad ascoltare.
Esattamente come non darei ascolto al Papa se mi dicesse come devo far sesso.
Per parlare di talune cose, la passione non basta, ci vuole la competenza, lo studio, l’applicazione, e una certa dose di ossessione.



Salve, mi chiamo Roberto Recchioni e sono un credente di Star Wars.

Mio padre mi ha portato a vedere il primo Guerre Stellari (perché così si chiamava all’epoca) nel dicembre del 1977, poco prima di fare quattro anni. Da quel giorno, ho visto più di una cinquantina di volte il film originale, una sessantina il secondo capitolo, una trentina il terzo. Ho comprato ogni edizione della Sacra Trilogia Originale edita su VHS, Laser Disc, DVD e Blu Ray. E l’ho comprata più volte. Conosco tutte le battute a memoria, sia in inglese che in italiano, con tanto di intonazioni e pause per il respiro. Per quanto riguarda la seconda trilogia, sono a una decina di visioni per Episodio I a sette per Episodio II e a dieci per Episodio III. Ogni anno, sotto Natale, costringo i miei amici a rivedere con me l’Holiday Special. Ho una buona conoscenza dell’Universo Espanso e ho seguito la maggior parte delle serie animate, ho anche una discreta collezione di modellini, action figures, statue, statuette, fumetti, videogiochi e gadget tra i più disparati. Questo però non mi trasforma in uno di quelli che indossano i costumi della saga (generalmente quelli dell’Impero) e che si mettono a fare parate marziali in giro per le varie manifestazioni dedicate all’intrattenimento (anzi, a dirla tutta, quella gente mi mette piuttosto a disagio). Del resto, due anni fa ha addobbato l’albero per farlo sembrare Darth Vader, quindi, tanto normale non devo essere nemmeno io.

Comunque, non sono un appassionato acritico.

Se mi costringete a dirvi come giudico davvero le varie pellicole, riassumerei il mio pensiero in questa classifica.

Ep V: l’Impero colpisce ancora
Il capitolo migliore della saga sotto ogni punto di vista. Un grande film in senso assoluto.

Ep IV: Una nuova speranza
Seminale, per quanto al limite del plagio di opere come La fortezza Nascosta di Akira Kurosawa, John Carter di Marte di Burroughs (i romanzi), Flash Gordon di Alex Raymond (i fumetti), Tora! Tora! Tora! di Richard Fleischer, Kinji Fukasaku e Toshio Masuda.
Regia ispiratissima per quanto riguarda l’integrazione degli effetti visivi, un poco bolsa nel racconto vero e proprio.

Ep: III: la vendetta dei Sith

Una battaglia spaziale (quella con cui si apre la pellicola) ancora insuperata per spettacolarità e qualità visiva, un film cupo e maestoso. Con qualche imbarazzante momento di comicità involontaria.

Rogue One
Un film solido e ben raccontato, leggermente sabotato dai vari rimaneggiamenti, che vince tutto con un bel finale e un grandissimo controfinale. La mia recensione la trovate su questo sito.

Ep VI: Il ritorno dello Jedi
Una splendida scena iniziale. Uno splendido confronto finale. In mezzo, un terribile film di pupazzi pelosi che abbattono con sassi e bastoncini le truppe imperiali. Grazie al cielo c’è almeno un ewok che muore.

Ep II: L’attacco dei cloni
Strambo, a tratti imbarazzante, noiosetto. Ma la scena di Kamino, il combattimento nell’arena e Yoda generale delle truppe e poi spadaccino, sono davvero notevoli.

Ep I: la minaccia fantasma
Altro film seminale per quello che riguarda gli effetti visivi e per gli sviluppi produttivi a cui ha portato, ma sbagliato sotto quasi ogni altro punto di vista. Tranne che per il “Duel of the Fates”: quella scena potrei rivederla cento volte.

Ep VII: il risveglio della Forza.
La mia recensione la trovate su questo sito, per farla breve: un fan-movie ad alto budget o un “piccolo remake inutile”.

A conti fatti, penso che il valore della saga creata da Lucas non sia strettamente legato alla qualità delle sue regie, dei suoi script e delle sue interpretazioni, quanto alla rivoluzione culturale, produttiva, tecnica, visiva e commerciale che ha portati con sé.
Di contro, definendomi “credente”, metto subito in chiaro una cosa importante: Star Wars è, per me, una religione laica e, come tale, impone alcuni dogmi: o credi in Star Wars, o non ci credi.
E io ci credo. O almeno, ci credevo, fino a Episodio VII.
Poi ho avuto un periodo di crisi della fede da cui solo Rogue One era riuscito a farmi uscire.
E adesso, è arrivato Episodio VIII: gli ultimi Jedi.

Prima di entrare nel merito della recensione, permettetemi di fare due appunti:

– Il titolo italiano è sbagliato. Il film si concentra proprio sul tema dell’ultimo Jedi, uno e uno soltanto: Luke Skywalker. Non è chiaro perché nell’adattamento italiano si sia usato il plurale (che, oltretutto, spoilera pure).

– Il doppiaggio italiano è tremendo. Se potete, evitatelo come la peste.

Detto questo, andiamo a cominciare:

Star Wars: Gli Ultimi Jedi è un film che segue sulla scia del capitolo precedente della saga, ponendosi a mezza via tra il remake (dell’Impero colpisce ancora, questa volta) e la reinvenzione della ruota.
Tornano i personaggi più amati e vengono date importanti risposte a domande che erano state lasciate in sospeso da Episodio VII. Il film, inoltre, apre all’umorismo più di quanto la saga abbia mai fatto prima e questo serve ad alleggerire i toni dei momenti più cupi o epici, in modo che anche i più giovani si possano divertire. Dopo un momento iniziale in cui i ribelli sono costretti a fuggire dalla flotta del Nuovo Ordine (tranquilli, non è eccessivamente drammatico e comunque è stemperato da uno spassosissimo scherzo telefonico), veniamo subito catapultati nel pianeta dove ha trovato rifugio Luke Skywalker e dove Rey lo ha raggiunto per chiedergli aiuto. Anche qui, tutta l’epicità della scena viene immediatamente schernita da un altra scenetta comica. Così, mentre la ragazza inizia a ricevere il suo addestramento, seguiamo parallelamente le vicende di Leia, Poe e Finn, impegnati in una disperata (ma non troppo) fuga spaziale. I protagonisti, a causa di un improbabile ma spassoso equivoco, si lanceranno in una serie di imprese del tutto inutili per lo svolgimento della trama ma che riempiranno comunque la parte centrale della pellicola fino allo spettacolare terzo atto che riproporrà la scena d’apertura del quinto episodio della saga. Tra un colpo di scena e l’altro ci sarà anche il tempo per alcuni momenti molto toccanti, come la scena della statuina del presepe che vola nello spazio e la sequenza in cui Luke fa delle facce buffe accanto al lettino di Ben Solo. Animaletti tenerosi e suore aliene a completare il tutto.


Pensato che stia scherzando, giusto? Purtroppo, no.
Star Wars: Gli Ultimi Jedi è un fiacco e lunghissimo remake, punto-per-punto, dell’Impero colpisce ancora, che si snoda tra momenti volontariamente e involontariamente comici, molti attimi di noia e qualche bella sequenza. Un film che dopo un inizio stentato nel ritmo e blando nella messa in scena, basa tutta la sua porzione centrale sul fatto che un personaggio chiave per la trama non comunica un’informazione vitale a un altro personaggio chiave della trama e che, a causa di questa omissione, venga messa in piedi una missione sgangherata e completamente inutile alla luce di quanto accadrà nel finale. Il terzo atto cerca disperatamente di sollevare le sorti del film con un poco di vera epicità ma, ormai il danno è fatto.

Piatto, monotono, raccontato senza mai un guizzo (se non per i reiterati e non necessari momenti buffi), senza mai un’invenzione visiva o di regia, senza mai un momento significativo, realmente spettacolare o emotivo. Con l’esclusione di alcuni attimi, di Rian Johnson, l’ispirato regista di Looper, in questa pellicola non c’è traccia. Un’altra vittima del tritacarne omologatore di quel moloch dell’intrattenimento noto come Walt Disney Company.

Sorvoliamo poi sull’aspetto più nerdico della questione e sulle “risposte” che il film fornisce alle domande che tutti ci siamo posti dopo aver visto Episodio VII: solo una come Kathleen Kennedy, con la sua cieca e arrogante e convinzione che “al fan va bene tutto”, può averle trovate soddisfacenti. Per il resto, poco da dire: l’uscita di scena di Harrison Ford e il ritorno in scena di un Mark Hamill particolarmente imbarazzante, non fanno altro che sottolineare l’assoluta mediocrità di tutto il comparto attoriale della saga mentre, sul fronte degli effetti digitali, siamo sempre al risparmio come nel capitolo precedente (del resto, se Lucas ci è andato fallito per ottenere la qualità della seconda trilogia, una ragione c’era) mentre la fotografia alterna pochi momenti davvero belli a lunghe sequenze di totale anonimato. Infine, John Williams: che ha composto un ottimo score ma che, proprio come ne il risveglio della Forza, non viene fuori durante il film. Inspiegabile.

Tutto da buttare? No. Come detto, il terzo atto è buono e visivamente interessante (per quanto visto e stravisto), c’è almeno un colpo di scena degno di questo nome e una delle tematiche del film non è così scontata (la necessità dei giovani di uccidere chi li ha preceduti per poter ottenere il proprio spazio nella vita e nel mito). Ma è troppo poco e arriva tutto, comunque, troppo tardi.

In senso assoluto, il film sembra costruito non attorno a una linea narrativa logica ma in funzione delle reaction al film precedente: “questa cosa non ha funzionato, togliamola. La gente vuole più di quest’altro elemento, aggiungiamolo”, ne risulta un film privo di direzione e di anima, noioso e poco sensato. E soprattutto, tremendamente povero sul piano estetico.
Non è il peggior capitolo di Star Wars solo perché Il Risveglio della Forza è comunque difficile da superare. Ma non c’è da stare allegri per il futuro visto che in cabina di regia torna Abrams.
Ma non badatemi troppo, sono solo uno che ha perso definitivamente la sua fede.

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