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Seconda occasione: Battaglia per la terra (2000)

Seconda occasione: Battaglia per la terra (2000)

Di Nanni Cobretti

Quentin Tarantino una volta ha detto “ho imparato più cose dai film brutti che da quelli belli”. È una frase tutt’altro che provocatoria: si dice sempre che le lezioni più importanti nella vita nascono dai fallimenti, perché allora studiare solo i grandi classici e non piuttosto anche qualche ciofeca ben mirata? “A volte le mie sequenze più riuscite non derivano dal mio tentativo di copiare i migliori, ma piuttosto da quello di schivare gli errori dei peggiori”, aggiungeva Tarantino.

Con questa rubrica mi impegno quindi a sorbirmi una serie di film dalla pessima reputazione, rifiutati quasi universalmente da pubblico e/o critica, per tre motivi principali: 1) non si è veramente in grado di analizzare obiettivamente un buon film senza sapere a cosa assomiglia davvero un film pessimo; 2) un film è come una complessa pietanza fatta di diversi ingredienti, a volte basta sbagliarne uno o anche solo mal calibrare le porzioni per sabotarne irrimediabilmente il gusto, ma ciò non significa che la ricetta non possa contenere idee interessanti o salvabili; 3) a volte, molto semplicemente, il pubblico e la critica possono farsi confondere da prospettive errate e sbagliarsi. Il primo Blade Runner fu un flop al botteghino. Stanley Kubrick fu nominato come Peggior Regista ai Razzies dell’81 per Shining. Un quarto motivo se vogliamo è che spesso questi film nascondono storie di produzione pazze e complicate e ok, il quinto è che, in una piccola percentuale, temo di soffrire di masochismo.

In questo primo numero, vi parlo di Battaglia per la Terra.

L’ACCUSA: veicolo promozionale fallimentare di Scientology pieno di effetti speciali scadenti, costumi ridicoli e personaggi incredibilmente scemi.

SVOLGIMENTO: Battlefield Earth, il libro, esce nel 1982. La trama narra di una razza di alieni, gli Psychlos, che conquistano il pianeta Terra riducendo la razza umana sull’orlo dell’estinzione: mille anni dopo seguiamo le avventure di Jonnie Goodboy Tyler, umano, che viene catturato da Terl, responsabile Psychlo della sicurezza, il quale lo arruola allo scopo di farsi aiutare a recuperare una grande quantità di oro presente nelle Montagne Rocciose. Per farlo gli infonde numerose conoscenze tecniche inclusa la lingua Psychlo: ovviamente la mossa gli si ritorcerà fatalmente contro. L’autore è L. Ron Hubbard: prolifico scrittore di romanzi pulp, ma soprattutto fondatore della Chiesa di Scientology trent’anni prima. Ispirato dal successo di Guerre Stellari, Hubbard aveva pensato le oltre mille pagine del suo nuovo ambizioso romanzo non tanto come veicolo delle proprie credenze religiose (gli agganci non sono tantissimi), quanto piuttosto come esca. Nei suoi piani il libro sarebbe dovuto diventare un bestseller e possibilmente anche un film di successo, per far crescere il profilo pubblico di Scientology, attirare nuovi adepti e aumentare di riflesso anche le vendite di Dianetics, la Bibbia ufficiale della sua dottrina. Il trucco in parte riesce: il libro diventa effettivamente un bestseller. I motivi risiedono in buona parte nel fatto che, stando a diversi report, i membri di Scientology erano stati bullizzati a comprare copie del libro anche nell’ordine delle migliaia pur di farlo salire in classifica, ma Hubbard non è comunque l’ultimo arrivato in fatto di narrativa, la critica lo accoglie con recensioni tutto sommato miste ed esistono fans del calibro di Neil Gaiman.
Nel 1982 John Travolta è già l’adepto più famoso di Scientology e si muove da subito per trarne un film, ma fatica a trovare finanziamenti e fa in tempo ad incappare in uno dei mille flop che hanno punteggiato la sua altalenante carriera prima che il discorso prenda eccessivamente piede. Nel 1994 Travolta resuscita per l’ennesima volta grazie a Pulp Fiction e inaugura la sua serie positiva più lunga: nel 2000 è ancora sulla cresta dell’onda, una star ormai consolidata e di nuovo il testimonial più in vista di Scientology, e sembra essere il momento giusto per riprovarci.
Tranne che, uhm, non lo è.

Dopo una serie di ricerche infruttuose la fetta principale del budget viene fornita da una compagnia chiamata “Franchise Pictures” (l’ironia…) che poi si scopre aver mentito sulla quantità di fondi a disposizione: a parte John Travolta il cast è composto da attori che vanno da una garanzia economica come Forest Whitaker a una grande non-speranza come Barry Pepper, fino a veterani degli action a basso costo come Kim Coates. La direzione del film viene affidata a Roger Christian: production designer e responsabile di lavori leggendari come Guerre Stellari e Alien, ma come regista aveva in curriculum solo cose di poche pretese e scarsi risultati. Lo sceneggiatore J.D. Shapiro, chiamato all’arduo compito di ridurre un’epica fantascientifica di mille pagine in appena due ore di pellicola, aveva invece a suo nome un unico film: Robin Hood – Un uomo in calzamaglia. Giuro. Venne comunque licenziato dopo aver contestato modifiche che provenivano da appunti che Hubbard stesso aveva lasciato in caso di trasposizione cinematografica. In poche parole: erano spacciati, e durante le riprese non ci volle molto perché la gente coinvolta se ne accorgesse.

Alcuni problemi sono inevitabili: gli Psychlo sono descritti come umanoidi dalle spiccate caratteristiche feline, e non c’è verso che si riesca a rendere qualcosa del genere con pochi soldi senza risultare ridicoli. La produzione opta per seppellire il povero John Travolta – che essendo troppo vecchio per il ruolo di Jonnie Goodboy si era sacrificato in quello dell’alieno Terl – in un look che sembra un assurdo incrocio fra Rob Zombie e Whoopi Goldberg in tuta spaziale: considerando che la sua presenza è l’unica arma promozionale a disposizione del film, si tratta di una specie di suicidio anticipato. Roger Christian non è esente da colpe: in una specie di insensato compromesso a metà strada fra framing classici e la camera a mano di cui si abuserà negli anni a venire, il nostro si inventa le riprese col trepiedi zoppo, imballando il film di inquadrature a 30/45 gradi senza un vero motivo se non probabilmente distrarre lo spettatore dalla disarmante povertà del contorno. La mancanza di budget fa inoltre sì che i numerosi momenti d’azione del libro vengano sostituiti da svariate scenette di Travolta che litiga di burocrazia e ricatti con l’altrettanto maltrattato alieno Ker interpretato da Forest Whitaker, trasformando il film in una specie di strano incrocio tra un clone grezzissimo di Flash Gordon e la versione Klingon di The Office.

Ma se da una parte abbiamo un protagonista insipido come Barry Pepper che pare essere stato ingaggiato nel ruolo di Jonnie puramente per la sua fotogenia nel correre al rallentatore mentre dietro di lui esplode tutto, dall’altra John Travolta sembra essere l’unico a sapere come ci si comporta in un flop semi-annunciato (poi violentemente realizzato) e come si tira fuori una quantità minima di cinema da una situazione spacciata. In un deserto di mezzi e idee, il suo Terl è una caricatura di cattiveria fra Telespalla Bob (capelli inclusi) e il sig. Burns dei Simpson, recitata con consapevole carisma e quella gigioneria che basta a intrattenere il pubblico là dove nient’altro intorno a lui è in grado di farlo.

Quando esce in sala, Battaglia per la Terra sembra catalizzare tutto l’odio per Scientology che da diverso tempo vagava inespresso nell’aria, che viene improvvisamente vomitato sul trucco ridicolo di John Travolta e riversato in recensioni al vetriolo che non perdonano nulla e finiscono per candidarlo a film peggiore di tutti i tempi, condannandolo al flop. Ma sono esagerazioni: nel privato delle loro case la gente continua a dargli altre possibilità e a goderselo di nascosto e oggi, grazie al mercato homevideo, il film ha lentamente pareggiato i costi.

IL VERDETTO: spogliato di ogni pretesa, e visto nell’ottica di un grosso e povero cartone animato, è tutto sommato buffo, innocuo e a tratti abbastanza divertente.

COSA HO IMPARATO: se il tuo progetto prevede uomini-gatto spaziali alti tre metri e non hai almeno 100 milioni di dollari, abbandona l’idea di trarne una cosa seria.

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