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The Doc(Manhattan) is in – Marvel’s Runaways: da genitori irresponsabili derivano grandi poteri

The Doc(Manhattan) is in – Marvel’s Runaways: da genitori irresponsabili derivano grandi poteri

Di DocManhattan

“I don’t want to wait, for our lives to be over…”, ma quella era la sigla di Dawson’s Creek. Anche i ragazzi di Marvel’s Runaways hanno, come tutti i loro coetanei, l’ansia di crescere, lasciarsi alle spalle il liceo e trovare un posto in quel mobile dell’Ikea complicatissimo da assemblare e senza manuale d’istruzioni chiamato Vitädaadulti. In più hanno dei super-poteri. E un drammone familiare formativo non solo alle spalle, come Spider-Man, ma anche davanti, ben presente. Perché il loro principale problema sono i rispettivi genitori. Benvenuti nella nuova serie TV ambientata nel Marvel Cinematic Universe, dove lo scontro generazionale non significa solo fare due ore più tardi il sabato sera senza beccarsi una lavata di testa appena rimetti piede in casa.

In onda negli USA su Hulu dal 21 novembre, Runaways è tratta dall’0monimo fumetto Marvel creato nel 2003 da Brian K. Vaughan. E allo stesso Vaughan è stato affidato anni orsono il compito di trasformare il suo team di teenager in un film per il MCU. Ne sarebbe dovuta venire fuori una pellicola per la Fase 3 del grande affresco cinematografico di omoni verdi che urlano e dei del tuono che fanno battute nello spazio, ma un anno fa il progetto virò verso il formato televisivo, con una serie pur sempre ambientata sotto lo stesso cielo di quello in cui Capitan America lancia il suo scudo, e affidata agli showrunner Josh Schwartz e Stephanie Savage. Magari i nomi non vi dicono molto (la triste vita degli showrunner coperti di soldi), ma i due vengono da The O.C. e Gossip Girl, e di cose di ragazzini che non vogliono aspettare ne sanno. Perché sì, essenzialmente potete figurarvi Runaways come un The O.C. con superpoteri. E un dinosauro in cantina.

La storia ruota attorno a sei ragazzi uniti e al contempo tenuti distanti da una perdita che ha mandato in frantumi la loro amicizia. Un party assortito con il nerd di turno, la riot grrrl che si impegna per il sociale e quindi viene additata a scuola come sfigata a vita, il ragazzone figlio di un genio e che sembra invece stupidotto (ma lo sembra soltanto), la tipa gotica strana, erede spirituale di Benedetta de I ragazzi della 3a C e, per continuare il parallelismo con quel caposaldo del trash televisivo nostrano dei tardi anni 80, la Sharon Zampetti della situazione. Che è la bionda ragazza poster di una setta gestita da sua madre, brilla come un orsacchiotto della buona notte e proviene da molto lontano. Ma tutti, per quanto diversa sia la loro estrazione, hanno una cosa in comune: i genitori fanno parte di un club piuttosto pericoloso, su una scala da zero a sacrifici umani.

“Pride”, Orgoglio: si fanno chiamare così, i membri di questa organizzazione criminale slash setta formata da sei coppie, che vuole controllare Los Angeles con dei riti in accappatoio di raso, da film hard anni 70. Solo che è un’organizzazione talmente segreta che gli Orgogliosi si fanno sgamare dai figli nel giro di una puntata. E che fai quando scopri che i tuoi genitori sono sostanzialmente dei boss mafiosi con una qualche abilità eccezionale e tanta, tanta cattiveria in corpo? Tendenzialmente, fa molto più effetto che venire a sapere che tuo padre, stimatissimo uomo di cultura, segue il Grande Fratello Vip, metti. Di nuovo uniti per la scioccante rivelazione, i ragazzi scopriranno uno alla volta le abilità legate al loro retaggio e come diavolo metterla ora con i regali in famiglia a Natale.

Per quanto scemo possa sembrare fondamentalmente scemo il modo in cui Chase, Alex e gli altri scoprono che il club dei loro vecchi non è solo una scusa per bere qualche drink di troppo giocando a canasta, Runaways ha alcune frecce al suo arco rispetto alle altre tante, forse troppe serie Marvel proliferate ovunque negli ultimi anni. Ha un target giovane, evidentemente, tanto per iniziare, ma lo spunto forte dei genitori supercriminali incuriosisce anche uno spettatore con il doppio delle primavere dei protagonisti. I tanti misteri che circondano il tutto (lo si è già detto che c’è anche un dannato dinosauro? Sì, lo si è già detto) fanno digerire gli stereotipi, le formine dentro le quali sono stati calati e colati Chase e gli altri. Anche se non tutto è come sembra.

Proprio Chase, ad esempio, parrebbe il tipo da squadra di football, con le spalle larghe, invaghito per i suoi geni da maschio alfa della biondina carina del gruppo e destinato a vessare i secchioni. Solo che è un genio quanto e più di quello scienziato (pazzo) di suo padre. Nico, invece, non è solo una fissata del goth, è una wiccan, ha tutte le ragioni di categoria del mondo per abbondare con quel trucco pesante e quei vestiti dark. Si segue molto la traccia del fumetto, in questa trasposizione live action, ma a volte ci si allontana da quanto successo su carta. E pur con tutte le esigenze di semplificazione dettate dal salto di media, non sempre con buoni risultati. La bionda figlia dei cultisti, Karolina, scopre i suoi poteri in un certo modo nel Marvel Universe a fumetti; qui in una festa in cui cercano di stuprarla mentre è priva di sensi. Narrativamente, la scena serve a far fare la figura da eroe a un altro membro del gruppo, a farti capire che non è un idiota insensibile come sembra, ma trasforma la doppia presa di coscienza di Karolina (sui suoi poteri con le lucine e non solo) in una scena agghiacciante da memorie di Bill Cosby.

Dove andranno i Runaways, dove porterà la voglia di crescere questi fuggitivi-in-fuga da genitori davvero stronzi, e non solo perché non ti mollano le chiavi della macchina per portare fuori la tipa? Lo scopriremo nelle prossime settimane, se la backstory non finirà per mangiarsi, come un Pac-Man spiegone, lo spazio dovuto al presente e a quello che c’è nella testa di questi baby X-Men usciti da una versione weird del Breakfast Club di John Hughes.

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