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La terapia alternativa di Woody Allen

La terapia alternativa di Woody Allen

Di Filippo Magnifico

Per me fare film è terapeutico. Anche se nessuno viene a vederli, io ho comunque il beneficio di vivere in un altro mondo per un anno, senza dover vivere nel mondo reale.

Con queste parole, pronunciate durante un’intervista, Woody Allen (nome d’arte di Allan Stewart Königsberg) è riuscito a riassumere alla perfezione la sua lunga carriera nel mondo della Settima Arte. Una carriera a dir poco titanica, scandita da una media di quasi un film all’anno fino a La Ruota delle Meraviglie, la sua ultima fatica in arrivo nelle nostre sale il 14 dicembre.

Sin dal suo esordio, Woody Allen ha sempre considerato il set cinematografico come lo studio di un terapista molto particolare, assumendo dosi massicce di un “Prozac” che corrisponde all’obiettivo della telecamera. Una terapia che ha funzionato per lui ma anche per il pubblico e che rappresenta una componente essenziale della sua opera omnia.

La psicoanalisi è uno dei temi portanti del suo cinema e unisce gran parte dei suoi personaggi, seduti di fronte ad uno “strizzacervelli” o intenti ad esprimere i loro dubbi più profondi, le loro perplessità sulla vita, sul mondo, sulle persone, come dimostrano queste clip:

IO E ANNIE (1977)

MANHATTAN (1979)

NEW YORK STORIES (1989)

Non sappiamo se 50 anni di carriera siano serviti a risolvere alcuni dubbi esistenziali, molto probabilmente no ma si tratta pur sempre di una buona notizia, perché è proprio di questo che si nutre il cinema di Woody Allen, dell’insensatezza della vita, plasmata ad arte per diventare ideale, talvolta ingiusta ma sempre interessante. È anche (ma non solo) questa la magia del Cinema, come confermato dallo stesso regista:

In un film, puoi controllare tutto quel che succede e puoi indulgere nelle fantasie e nei sentimenti più romantici evadendo dalla realtà. Puoi fare tutto quello che vuoi. Ecco perché è molto seducente e piacevole guadagnarsi da vivere col cinema. […] Non vivi la tua vita, ma crei qualcosa che va ben oltre questa dimensione. Qualcosa di bello, ma non di vero. Situazioni divertenti, realizzabili soltanto nella finzione.

Il Cinema come cura perfetta, come fuga dalla realtà, come materializzazione dei nostri sogni e delle nostre fantasie. Un concetto che Woody Allen ha riassunto alla perfezione in questo momento di Io e Annie:

Attraverso i suoi film, i suoi personaggi, Woody Allen ha raccontato come nessun altro le nevrosi della società contemporanea, esorcizzandole per certi versi e aiutandoci ad accettare lati della nostra personalità e del mondo particolarmente complessi. Perché la vita è ingiusta, talvolta, ma allo stesso tempo meravigliosa, proprio come quella “Ruota delle Meraviglie” che si trova a Coney Island e che fa da scenario alla sua ultima fatica.

La Ruota delle Meraviglie arriverà nelle nostre sale il 14 dicembre. Il film racconta la storia di quattro personaggi le cui vite si intrecciano nella frenesia del parco di Coney Island negli anni Cinquanta: Ginny (Kate Winslet), ex attrice emotivamente instabile che lavora come cameriera in un ristorante di pesce; Humpty (Jim Belushi), rozzo marito di Ginny che fa il manovratore della giostra; Mickey (Justin Timberlake), affascinante giovane bagnino che sogna di diventare un drammaturgo; e Carolina (Juno Temple), figlia di Humpty, che si nasconde nell’appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster.

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