Le prime notizie sul nuovo film di Quentin Tarantino sostenevano che il progetto avrebbe ricostruito gli omicidi di Charles Manson, ma ora un articolo di Deadline fa chiarezza sulla questione (per quanto possibile).
Anzitutto, Tarantino ha finito la sceneggiatura di questa pellicola, ancora senza titolo, che per il momento viene citata semplicemente come #9 (sarà infatti il suo nono lungometraggio). Il cineasta, dopo aver lasciato The Weinstein Company in seguito allo scandalo che ha travolto Harvey Weinstein, è alla ricerca di uno studio che produca il film, e le discussioni cominceranno la settimana prossima: Tarantino vuole una major che sia in grado di finanziare, promuovere e distribuire l’opera sul mercato internazionale, quindi incontrerà tutte le grandi case di produzione tranne la Disney, che non produce film R-rated.
Il sito riporta che #9 non sarà propriamente un film su Charles Manson: chiamarlo così “equivarrebbe a definire Bastardi senza gloria un film su Adolf Hitler”, il quale però compare in un’unica scena di quella pellicola. Sarà comunque ambientato a Los Angeles tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, ed evidentemente gli omicidi di Manson avranno un ruolo nella storia, anche se quest’ultima non ruoterà attorno a lui. Pare che a Margot Robbie sia stato offerto il ruolo di Sharon Tate (la moglie del regista Roman Polanski, uccisa nel 1969 dalla family di Manson), ma Tarantino avrebbe scritto dei ruoli anche per Brad Pitt, Leonardo DiCaprio e – ovviamente – Samuel L. Jackson.
La produzione dovrebbe cominciare a metà del 2018, per distribuire il film nel 2019. Deadline sottolinea inoltre che il copione ha un forte appeal commerciale, e che Pulp Fiction è l’opera di Tarantino maggiormente avvicinabile a questa. Il budget richiesto dal film sarà più o meno lo stesso di Django Unchained (sui 100 milioni di dollari). L’accordo con uno studio dovrebbe arrivare nel giro di due settimane: vi terremo aggiornati.
Charles Manson cominciò a radunare seguaci nel 1967, atteggiandosi a leader carismatico e musicista hippy: lui e la sua family (questo il soprannome del gruppo) vissero di furti e altre attività criminali, fondando un culto delirante, razzista e satanista che sfociò nelle stragi dell’agosto 1969, quando Manson inviò alcuni suoi “discepoli” nella villa di un produttore discografico – Terry Melcher – che aveva rifiutato le sue canzoni. La villa era occupata da Sharon Tate, incinta di otto mesi, e da alcuni amici, mentre Polanski si trovava a Londra perché aveva appena finito di girare Rosemary’s Baby. Tutti i presenti furono massacrati dai seguaci di Manson, e gli omicidi continuarono anche nelle settimane successive.
Fonte: Deadline
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