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Shia LaBeouf e John McEnroe, gemelli separati dal tempo

Shia LaBeouf e John McEnroe, gemelli separati dal tempo

Di Filippo Magnifico

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Parlare di Shia LaBeouf senza prendere in considerazione la sua vita privata (o per meglio dire pubblica) è sul serio difficile. È difficile perché, da un certo punto di vista, ha sempre influito sulla sua carriera cinematografica.

Shia LaBeouf l’attore. Shia LaBeouf l’artista. Shia LaBeouf la testa calda. Personalità distinte e al tempo stesso unite dalla voglia di attirare l’attenzione del pubblico, in alcuni casi semplicemente per provocarlo.

Tutti si ricordano la sua performance al Festival di Berlino nel 2014. Era lì con Lars Von Trier e il resto del cast di Nymphomaniac e si era presentato alla stampa con aria annoiata, quasi infastidita, e con quell’aria aveva lasciato la sala durante una press-conference, citando una frase di Eric Cantona pronunciata nel 1995 («Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine») come emblema del suo disgusto verso i giornalisti.

Non contento, la sera aveva deciso di sfilare sul red carpet con il volto coperto da un sacchetto di carta riportante la scritta “I’m not famous anymore” (non sono più famoso). Non si sa bene il motivo, forse tutto era collegato ad alcune accuse di plagio legate al suo cortometraggio Howard cantour.com.

Polemiche a parte, sembra quasi che in quel momento la vita pubblica, privata e artistica dell’attore si siano fuse in un connubio che dura ancora oggi e che l’ha spinto a cimentarsi con una serie di performance artistiche più o meno famose.

«Perché una capra salta? Sento un bisogno quasi animalesco di poter esprimere il mio amore, una cosa che non riesco a fare con i film. Mi sentivo limitato dopo l’arrivo in sala di Transformers. O dopo tutta quella roba che ho fatto con Spielberg. Non sto rinnegando il mio passato ma non avevo controllo creativo.»

Con queste parole, dette al quotidiano britannico The Guardian, Shia LaBeouf, aveva cercato di spiegare questa sua parentesi artistica, mai giunta al termine. Ripercorriamo alcune tappe.

ELASTIC HEART

La danza interpretativa che l’attore ci ha regalato nel videoclip di ‘Elastic Heart’, brano della cantante australiana Sia. A dividere la scena con lui la giovanissima Maddie Ziegler. Un video che ha fatto discutere a ha dato vita ad un bel po’ di polemiche culminate con delle pubbliche scuse:

«Chiedo scusa a chi si sente “provocato” dal mio video. Non era mia intenzione creare un contenuto emotivo, non volevo sconvolgere nessuno»

JUST DO IT

Realizzato con uno studente del Central Saint Martin College di Londra, il video motivazionale in cui Shia ci invita a seguire i nostri sogni e a fare di tutto per raggiungere i nostri obiettivi è diventato un vero e proprio tormentone, culminato in una serie di parodie e gif che hanno approfittato del green screen che si trova dietro di lui.

#FOLLOWMYHEART

-FOLLOWMYHEART   LaBeouf  Rönkkö   Turner

Realizzata con il collettivo artistico #IAMSORRY, che comprende anche Nastja Säde Rönkkö e Luke Turner, questa performance ha preso alla lettera la frase “Segui il mio cuore”. L’attore-performer ha messo in diretta streaming per una settimana il proprio tracciato cardiaco, che potete ancora ascoltare QUI.

#ALLMYMOVIES

allmymovies

L’attore è stato protagonista di un performance molto singolare, che si è tenuta all’Angelika Film Center di New York, dove è stata proiettata una maratona completa di tutti i suoi film che è durata ben tre giorni. Gli spettatori interessati potevano entrare e uscire dalla sala mentre una telecamera riprendeva costantemente il volto dell’attore intento ad ammirarsi sul grande schermo. Il tutto trasmesso in diretta streaming.

#TOUCHMYSOUL

shia-labeouf-touchmysoul

Sempre realizzato con i fidati collaboratori Nastja Säde Rönkkö e Luke Turner. Per quattro giorni consecutivi l’attore è stato protagonista di un singolare call-center allestito all’interno di una galleria d’arte britannica, a Liverpool. Chiunque poteva chiamare il numero prestabilito e parlare con lui cercando di “toccargli l’anima”.

Ma, come abbiamo già detto, Shia LaBeouf non è solo questo. Shia LaBeouf è il ragazzo cresciuto in una famiglia hippie fuori dal comune, composta da un padre alcolizzato e drogato che in più di un’occasione ha abusato psicologicamente di lui e da una madre ballerina che ha fatto il possibile per tenere uniti i pezzi di un nucleo familiare in frantumi.

Shia LaBeouf è il ragazzo che è riuscito a realizzare il suo sogno, entrando nel mondo di Hollywood attraverso la porta principale ed attirando l’attenzione di grandi nomi come Steven Spielberg e Michael Bay, che gli hanno offerto ruoli di primo piano in pellicole come Transformers e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Titoli che forse non tutti apprezzeranno, è vero, ma che l’hanno catapultato nell’olimpo delle star. E se da un lato è stato lui stesso a “rinnegarli”, come detto in precedenza, dall’altro non potrà mai slegarsi da loro, come confermato dalla performance #ALLMYMOVIES.

Nell’ultimo periodo ha deciso di dedicarsi ad un cinema più impegnato, collaborando con nomi come Lars von Trier e Robert Redford, un percorso che lo ha condotto fino a Borg McEnroe, che gli ha offerto un ruolo che gli calza a pennello.

Nel film diretto da Janus Metz, Shia LaBeouf interpreta John McEnroe, la cui carriera agonistica è sempre andata di pari passo con un carattere fortemente irascibile. Come ha sottolineato lo stesso LaBeouf durante un’intervista per Variety:

[Io e McEnroe] abbiamo tutto in comune. Appassionati. Perfezionisti. Narcisisti. Sono un po’ una sua caricatura. Cerchi sempre dei punti di contatto nella tua vita e sono fortunato in questo caso perché ce ne sono molti. Per lui non provo altro che amore e rispetto.

Un amore e un rispetto sottolineati ulteriormente durante il Toronto International Film Festival, perché, proprio come lui, John McEnroeha usato la rabbia per confondere le persone, ha reso concreta la sua intensità per innalzarsi. Per certi versi è un artista“.

LaBeouf e McEnroe. Due carriere distanti ma due personalità uguali. Nel loro percorso professionale e privato si possono riscontare punti di contatto che il più delle volte non coincidono con il consenso pubblico ma poco importa. La loro essenza, così come il loro successo, si può benissimo riassumere in questa clip. Spietata, per certi versi, ma indubbiamente sincera.

Borg McEnroe, diretto da Janus Metz Pedersen (Armadillo, True Detective) e scritto da Ronnie Sandahl (Underdog), arriverà nelle nostre sale il 9 novembre 2017, distribuito da Lucky Red. Il film ha vinto il premio del pubblico alla Festa del Cinema di Roma.

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