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The Doc(Manhattan) is in – Rick and Morty Stagione 3: Cetriolo Rick vs Obama

The Doc(Manhattan) is in – Rick and Morty Stagione 3: Cetriolo Rick vs Obama

Di DocManhattan

Era inevitabile che succedesse, il passo successivo nell’evoluzione di una sottospecie televisiva. I telefilm ci sono passati già una decina abbondante di anni fa, mutando in qualcosa d’altro. Un attimo prima c’erano le puntate intercambiabili dell’A-Team o di Baywatch (ma anche di X-Files, se vogliamo), quello dopo avevi davanti dei film lunghissimi frammentati in decine di puntate, tutti trama orizzontale e situazioni ambigue spesso molto più complesse da seguire (sì, anche senza tirare in ballo Damon Lindelof e la fuffa fumosa con cui ha imbottito Lost). Paragonate un episodio di Breaking Bad con uno di Manimal o Automan. Per dire.

Bene, le serie animate USA hanno subìto la stessa metamorfosi. Una volta il massimo di entertainment animato per adulti sulle TV d’Oltreoceano era qualche gag nei Simpson che poteva cogliere solo uno spettatore che avesse finito la scuola dell’obbligo da almeno vent’anni, le sboccatissime avventure dei ragazzini di South Park o un’altra battuta metareferenziale in Family Guy. Ma l’evoluzione è andata avanti, il cartoon nordamericano non per bambini (ossia quella grande famiglia che abbraccia tutto ciò che non sia Dora l’Esploratrice o i dannati Paw Patrol) ha continuato a cambiare pelle. E così oggi abbiamo serie che ti accartocciano l’anima, la gettano in un cestino e le danno fuoco, come BoJack Horseman, consolazione e forse anche cura per ogni depresso del pianeta, e Rick and Morty. Il miglior frullato possibile di Doctor Who, Ai Confini della Realtà, Futurama e sitcom animata si potesse mai immaginare.

Non c’è probabilmente modo più efficace di descrivere le avventure dello scienziato Rick Sanchez e di suo nipote Morty Smith, chiara parodia da principio di Doc Brown e Marty McFly, ma con più rutti, camici sporchi di vomito, disastri su scala planetaria e morti ammazzati. Tanti morti ammazzati. Ovunque, da un resort alieno alla stanza ovale della Casa Bianca. Ma, esattamente come BoJack Horseman, pur giocando in tutt’altro campo, Rick and Morty non è una di quelle serie animate che basa tutto su gag più o meno volgari per far ghignare un giovane adulto all’una di notte davanti al suo tablet. Il grande pregio dello show messo in piedi da Justin Roiland e Dan Harmon per Adult Swim, la fascia notturna di Cartoon Network (già culla di programmi dallo spirito similmente innovativo, come The Venture Bros.) è che non sai mai cosa diavolo aspettarti da una puntata all’altra.

Può letteralmente succedere di tutto ai suoi protagonisti e alla loro famiglia, tanta è la quantità di spunti fantascientifici gettati a secchiate in ogni episodio. La terza stagione, andata in onda negli USA tra luglio e ottobre e sbarcata da qualche giorno su Netflix, non fa ovviamente eccezione. Dieci episodi, sempre legati a giochi di parole sui titoli di film famosi (“The Rickshank Rickdemption”, “The Rickchurian Mortydate”…) in cui infilare delle storie semplicemente, deliziosamente assurde. Dalla fuga di Rick dalla prigione della Federazione, dove l’avevamo lasciato nel deprimente finale della stagione 2, ormai due anni fa, a un’avventura al fianco degli Avengers di questo mondo, i Vindicators; dall’evoluzione di un individuo in una sua versione migliore quando ne elimini fisicamente i tratti negativi alla versione action hero di Rick… trasformato in un cetriolo. Un cetriolo cyborg. Con parti di topo. Se su Internet avete sentito parlare / avete visto meme / vi siete imbattuti in pupazzi vari di Pickle Rick, sapete quanto un’idea apparentemente folle può dar vita a un episodio che diventa un classico da cultura pop istantaneo. Sì, in questi tempi così veloci, qui nel flusso di immagini dell’Internet, non è difficile, può riuscirci di tutto: ma Cetriolo Rick spacca. Spacca qualsiasi cosa.

Eppure, tra un’avventura e l’altra, tra i racconti superdistopici della nuova Cittadella dei Rick in “A Ricklantide”, l’introduzione di un ex compagno di Beth sopravvissuto grazie a incesto e cannibalismo (suona male, ma in realtà è peggio) e le zuffe mortali con Obama per una questione di principio, c’è incredibilmente spazio anche per i sentimenti. Nel rapporto tra Beth e suo marito Jerry, e tra Rick e la sua disfunzionale, problematica, normalissima famiglia. Una come tante, non fosse per l’abuso di cloni, macchinari fantascientifici e doppi robot. Non ho trovato una puntata che stoni particolarmente con le altre: Roiland e Harmon si sono presi il loro tempo per sfornare questa terza stagione, e si vede. Forse solo la parodia dell’ultimo Mad Max nel secondo episodio, “Al Rick-inseguimento della pietra verde”, è un po’ troppo scontata: un film che ha fatto furore piazzato lì un po’ a forza perché fa figo. Ma questo non rende comunque l’episodio meno divertente.

E il citato “A Ricklantide” (3×07), per opposto, è in pratica un minifilm di fantascienza animato che può godersi chiunque, anche chi non ha mai visto un singolo episodio di Rick and Morty. La Fattoria degli Animali, 1984 e probabilmente anche qualsiasi altra cosa Orwell abbia scritto dalle elementari in poi, più un pizzico di Colors – Colori di guerra (1988), infilati in una puntata di venti minuti che parla di razzismo, frustrazione e lotte di potere in un mondo in cui tutta la popolazione è composta solo da due tipi di persone. Tutte identiche e perciò teoricamente con le stesse ambizioni e potenzialità. Dove “uno non vale uno”, ma due vale due sì. Forse.

E ancora: il melting pot di citazioni, la libertà nell’affrontare temi di qualsiasi tipo, fregandosene del politicamente corretto. Per bocca di Rick, in Rick and Morty passa tutto il cinismo del mondo. Di questo e di centinaia di dimensioni parallele. Lo scienziato pazzo che spesso ha una visione lucidissima di come vanno le cose e di cosa faccia girare questa palla di fango. Perché autori come Dan Harmon o – allargando il discorso e tirando dentro il tizio famoso – il collega Seth Green sono nerd nati a metà anni Settanta a cui è stata data sostanzialmente carta bianca per potersi reinventare un genere, traendo spunto da tutto quello che piaceva loro. Non è un caso se nelle puntate di Rick and Morty vengono citati i Simpson o South Park, esattamente come in un serial moderno si citano vecchi classici della TV. È la nuova progenie del far ridere con dei cartoni animati, qualcosa che costruisce sulle figuracce di Homer e le battute sulla madre di Kyle fatte da Cartman per spingersi oltre, colonizzando nuovi spazi. L’avventura multidimensionale folle che faccia andare in brodo di giuggiole qualsiasi fan di Doctor Who o nostalgico di Ai Confini della Realtà? Ecco, per esempio.

Tornate presto, Rick and Morty, c’è davvero un gran bisogno di voi, in questo mondo schiavizzato dalla fastidiosa Dora l’Esploratrice che fa le domande a tradimento ai suoi giovani spettatori alle sette del mattino, la stronza.

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