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Mara Maionchi, Michele bravi e il cast vocale di Coco a Roma per presentare il nuovo film Pixar!

Mara Maionchi, Michele bravi e il cast vocale di Coco a Roma per presentare il nuovo film Pixar!

Di Andrea Suatoni

Il nuovo straordinario film Pixar, atteso per il 28 Dicembre, è Coco, che racconta il viaggio nell’aldià di un ragazzino diviso fra l’amore per la sua famiglia e quello per la musica, che per i suoi familiari rappresenta una sorta di maledizione. Oggi a Roma abbiamo incontrato Mara Maionchi, Michele Bravi, Valentina Lodovini e Matilda de Angelis, doppiatori della versione italiana, ed anche la produttrice del film Darla K. Anderson ed il regista Lee Unkrich, che hanno risposto alle domande della stampa!

Il protagonista di Coco è Miguel, un ragazzino che ha il sogno di diventare un musicista, affrontando un percorso che forse in qualche modo si può accomunare al vostro…

Michele: Coco racconta il sacrificio dietro la creatività, il tentativo di fare di una passione una professione. Che è un po’ quello che faccio io giornalmente: mi sono sentito molto partecipe, ho praticamente pianto per metà del film.

Mara: Io non ho mai fatto l’artista, il mio lavoro sta al di fuori, accompagno gli artisti nel loro percorso, da produttrice e discografica. Ma proprio per questo ho vissuto sulle mie spalle le storie di molti ragazzi, molto simili a quella raccontata nel film. Miguel va contro tutti e contro tutto con una forza grandissima.

Valentina: E’ nella natura dell’artista l’idea di portare avanti un sogno che sembra andare oltre le tue possibilità, come fa Miguel: in questo bellissimo aspetto mi sono un po’ ritrovata.

Matilda: La famiglia di Miguel ha i suoi motivi per essere contro la musica, mentre io invece mi sono avvicinata allo studio del violino, che poi ho abbandonato per seguire la carriera di attrice, proprio grazie a mio nonno.

Una riflessione nascosta nel film è quella sulla “celebrità”: ombre e luci sull’essere famosi, che non sempre significa essere dei bravi artisti…

Michele: C’è una battuta di Hector che fa la differenza tra la celebrità e la creatività: lui dice di aver scritto una canzone per una persona in particolare, per nessun altro. La direzione che prende un artista fin dal principio lo caratterizza sul lungo termine.

Un tema che emerge con forza è quello della memoria: memoria delle tradizioni, della famiglia, che Miguel inizialmente non ha forse ben chiaro. Quanto credete ci appartenga al mondo d’oggi il valore delle tradizioni e della memoria?

Mara: Io ho un ricordo dolcissimo della mia famiglia, tendo a ricordare principalmente i momenti divertenti e felici. Ricordarli è come tenerli ancora in vita, che è proprio il messaggio del film. Il Dia de los muertos messicano che viene rievocato in Coco purtroppo era più simile al nostro 2 Novembre quando ero piccola, mentre oggi questa tradizione si è persa: il nostro giorno dei morti non è praticamente più un momento unificante della famiglia.

Matilda: Uno dei momenti del film  che mi è rimasto particolarmente impresso è quello in cui Hector fa conoscere a Miguel la sua famiglia “alternativa”, composta da persone che con lui non hanno un legame di sangue, persone che sono ai margini della società. Un po’ come quelle persone che vediamo giornalmente ai lati delle strade, ma di cui finiamo per dimenticarci. E’ da notare che a volte la famiglia si esprime anche in legame affettivo talmente profondo da travalicare le barriere del sangue.

Questo è forse è un film più “etnico” degli altri Pixar, ad esempio il senso della morte è inteso in modo molto più gioioso di come invece è affrontato da noi: come pensate che possa essere recepito Coco in Italia, sotto questo aspetto?

Mara: Nel film ho ritrovato molte analogie con delle tradizioni di quando ero bambina, come il lasciare il pane sul tavolo in “dono” ai parenti morti. Oggi in effetti l’aspetto dell’onorare i defunti si è molto attenuato nel nostro paese.

La vostra famiglia è stata mai contraria alla vostra carriera, come accade a Miguel?

Valentina: Mi hanno chiesto più di una volta che lavoro facessi “davvero”, dopo aver risposto che sono un’attrice! In realtà mi hanno sempre lasciato libera di seguire il mio sogno perché non credevano molto in me, quindi il fare l’attrice era vista come una fase passeggera, che sarebbe finita da sola. E invece…

Mara: Nella mia storia di discografica ho trovato molti genitori contrari alla possibilità di carriera dei figli; molti di questi ragazzi hanno resistito, a volte con enorme successo, e sono riusciti a diventare dei veri artisti. Mi ricordo ancora quando il padre di Gianna Nannini mi chiamò per dirmi che non voleva che sui dischi di sua figlia ci fosse il suo cognome. Gli risposi che se voleva poteva andare all’anagrafe a disconoscere la figlia!

Michele: Non c’è mai un vero e proprio divieto da parte della famiglia in realtà, secondo me è un senso di protezione che scatta proprio perché il negare è un’esplosione d’amore, come accade nella famiglia di Miguel nel film.

Matilda: A me è successo forse l’opposto invece: sono sempre stata molto timida, e quando sono stata scelta per il mio primo film, Veloce come il vento, è stata mia madre a spingermi ed incoraggiarmi, altrimenti avrei declinato l’offerta, non sentendomi pronta. Mi sarei tirata indietro per paura, e invece la mia famiglia mi ha supportato moltissimo.

Quali sono i vostri cartoni Disney preferiti?

Mara: sicuramente Fantasia. Ma anche Bambi: il momento in chiama la sua mamma girandosi verso la foresta mi rimarrà sempre nel cuore.

Valentina: Quello a cui mi sento più legata, anche se l’ho visto già da adulta, è UP. Tratta l’elaborazione del lutto in u modo perfetto e delicatissimo, lo adoro.

Matilda: Mi colpì moltissimo Monster & co. Avevo molta paura del buio da piccola, dei mostri che potevano essere nascosti nella mia stanza… Scoprire che anche i mostri potevano avere paura è stata invece una rivelazione, mi ha aiutato a superare le mie fobie.

Michele: Sicuramente Hercules. Colonna sonora pazzesca, lo saprei recitare a memoria.

Come vi siete comportati considerando un precedente come La Sposa Cadavere di Tim Burton?

Darla: In realtà sapevamo benissimo che ci saremmo scontrati con molti altri film che riprendono l’iconografia degli scheletri animati, Tim Burton in primis; abbiamo cercato di differenziare i nostri personaggi prendendoli più gradevoli che gotici e dark ed aggiungendo degli occhi molto espressivi.

Sembra evidente come la vostra anteprima in Messico del film si ponga contro il governo Trump…

Lee: Abbiamo cominciato a lavorare a questo film 6 anni fa in realtà, e la situazione a quel tempo era ovviamente molto diversa. In ogni caso abbiamo cercato di realizzare un film che testimoniasse la nostra profonda ammirazione verso le tradizioni e la cultura messicane; il fatto che esca in questo preciso momento storico non può che essere positivo. Ci piacerebbe che Coco aiutasse le persone a superare molti diversi tipi di barriere, tanto fisiche quanto psicologiche.

E’ molto particolare la tecnica usata per la lingua di Dante, il cane di Miguel, che sfrutta una tecnologia all’avanguardia già vista in Alla ricerca di Dory…

Lee: Dante è uno Xoloitzcuintle, un tipico cane messicano a pelo cortissimo che non ha praticamente denti: la lingua penzola a destra e sinistra proprio per la mancanza di questi denti.

Darla: La tecnologia è quella utilizzata per il polpo Hank in Alla Ricerca di Dory, i tentacoli del polpo potevano essere adattati alla lingua di Dante, creando quasi un personaggio a sé stante, che agisce per conto proprio.

Cosa potete dirci riguardo la tensione nata con la comunità messicana in riferimento al primo titolo del film, “Dia de los muertos”?

Lee: All’inizio della realizzazione del film il titolo a cui avevamo pensato era proprio quello: in fase di registrazione del titolo, la comunità messicana è insorta perché dal di fuori sembrava che Disney si volesse impadronire del marchio di una festa tradizionale. La nostra scelta è stata dettata semplicemente dal pensiero di dare un buon titolo al film, e ci siamo molto abbattuti quando abbiamo capito che alcune persone si sarebbero offese, quando invece Coco è sempre voluto essere un film molto rispettoso; abbiamo quindi subito ritirato la proposta cambiandola con quella attuale. Tutto ciò ci ha spinto a coinvolgere un maggior numero di esperti e consulenti e ad avere un prodotto finale migliore, ancor più attento a salvaguardare il cuore di ciò che volevamo raccontare e ad omaggiare la cultura messicana.

Nel 2014 è uscito Il libro della vita, un film d’animazione che tratta anch’esso del Dia de los muertos. Come vi siete rapportati con esso?

Lee: E’ stata una mera coincidenza, tra l’altro erano già più di due anni che lavoravamo su Coco quando Il libro della vita è uscito; inoltre le due storie sono molto diverse. Con il regista del film Gutierrez è nata un’amicizia, lo abbiamo anche invitato alla prima del nostro film.

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