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Justice League – Uno più uno certe volte fa tre

Justice League – Uno più uno certe volte fa tre

Di Roberto Recchioni

C’è una strana tendenza nel mondo di oggi per cui, se qualcuno scrive una lunga e articolata recensione di un’opera in cui, nella prima parte si dilunga a raccontare gli aspetti positivi di un’opera per poi occuparsi, solamente in via di conclusione, delle cose meno riuscite, la gente percepirà esclusivamente l’ultima parte con gli aspetti negativi e valuterà quella recensione come negativa. Per ovviare a questa sindrome (detta anche “ricordo solo le ultime cento parole che ho letto“) ho deciso che le cose che di Justice League non mi sono piaciute, le metterò tutte all’inizio, in modo da poterle lasciare alle spalle nel giudizio finale.

– Il plot generale è stupidino, visto e stravisto. Sulla Terra arriva un megacattivo da un’altra dimensione che è intenzionato a distruggere il mondo. Per farlo, ha bisogno di ritrovare alcuni oggetti di grande potere (ancora una volta dei cubi: possibile che da Transformers ad Avengers fino a questo Justice League non si possa pensare a qualcosa di diverso da un esaedro regolare?). Gli eroi si riuniscono per sconfiggerlo. Spoiler: ci riescono.

– Lo script ha nelle sue meccaniche base, in quegli avvenimenti che fanno avanzare la trama, alcune delle svolte più sfacciatamente sciocche che mi sia capitato di vedere da anni a questa parte (in particolare, la maniera in cui il cattivone recupera l’ultimo di quei dannati cubi). In linea generale, ogni passaggio di raccordo tra una scena d’azione e l’altra è trattato come una noiosa incombenza da adempiere, senza alcuna fantasia o voglia, facendo affidamento sul fatto che allo spettatore, di quella roba noiosa che si chiama coerenza narrativa, non freghi assolutamente nulla a fronte delle botte e delle esplosioni.

– La CGI è davvero mediocre. Una volta si diceva “sembra il filmato di un videogioco”, peccato che oggi, di media, i “filmati” dei videogiochi abbiano una qualità generalmente superiore al digitale che vediamo al cinema. In Justice League il livello varia tra “questa cosa è abbastanza carina ma si vede che è finta” a “strappatemi gli occhi e cancellatemi dalla mente il ricordo di quello che ho visto”.

– Il design di costumi e armature ha una qualità molto, molto, discontinua. Buono quello di Batman e Wonder Woman. Medio quello di Superman e Aquaman. Banalissimo quello di Steppenwolf (il cattivaccio). Risibile quello di Flash. Orrendo quello di Cyborg (ma il personaggio originale non aiutava). L’esercito di soldati-demoni, invece, è fighissimo.

– Come da tradizione per i cinecomic, lo scontro finalissimo è fiacco.

Bene.
Abbiamo archiviato tutti i grossi “no” del film.
Passiamo alle cose positive.

La prima, la più importante (e anche la più soggettiva, lo ammetto) è che questo film ha un cuore.
E quel cuore, sorprendentemente, è rappresentato da Henry Cavill. Sul serio, alla sua terza interpretazione del personaggio di Superman, finalmente Cavill riesce a dare un corpo e un’anima al formaggione blu. E grazie a questo aspetto, tutto il film acquista un senso ruotando attorno alla sua assenza e al suo ritorno. La trama è una corbelleria, è vero, ma le emozioni, invece, le emozioni sono concrete. E le emozioni, passano tutte per Superman (come è giusto che sia).
L’impressione generale è che Joss Whedon, chiamato a completare la pellicola dopo l’abbandono da parte di Zack Snyder per un grave lutto familiare, abbia saputo infondere un poco di umanità e di calore nel consueto meccanismo spettacolare ma vuoto a cui il regista di 300 ci aveva abituato con Man of Steel e Dawn of Justice. E questo non si riflette solo sul mio kryptoniano preferito ma anche su (quasi) tutti gli altri personaggi che ispirano simpatia e affetto sin da subito. Flash è trattato alla maniera del nuovo Spider-Man ma, non per questo, è privo di una sua identità precisa. Aquaman è riuscitissimo e perfettamente delineato in pochi attimi (merito anche di una sorprendente e ironica interpretazione di Jason Momoa). Batman acquista un tono più umano e leggermente più ironico, permettendo una maggiore empatia con il personaggio. Wonder Woman… lei è sempre interpretata da Gal Gadot e questo obnubila ogni mia capacità di giudizio. Sono bocciati solamente il povero Cyborg (che ha la caratterizzazione di un iPhone X) e Steppenwolf (che va ad allungare la già discretamente folta categoria di nemici impalpabili che pare affliggere il genere dei cinecomic).

Il secondo aspetto positivo di Justice League è che, nonostante una qualità media della CGI davvero discutibile, il film è piuttosto bello a vedersi. E qui credo che sia Snyder ad aver redento Whedon, perché il creatore di Buffy ha molti meriti, ma tra questi non certo quello di avere un occhio raffinato per la messa in scena, l’inquadratura o l’atmosfera (basti pensare al combattimento nel parcheggio dell’Ikea di Avengers 2). E, invece, Justice League ha una certa raffinatezza che non è per nulla consueta nei film di supereroi. La sequenza ambientata in una Gotham squisitamente burtoniana, il luminoso attacco terroristico sventato da Wonder Woman, lo splendido montaggio dedicato ai giorni successivi alla morte di Superman (reso ancora più bello dal contrappunto sonoro della bellissima e bondiana ‘Everybody Knows’ di Sigrid), la prima apparizione di Aquaman, la scena del grano tra Lois e Clark, mostrano il tocco un regista superiore alla media, almeno sotto il punto di vista estetico.

Terzo e ultimo aspetto positivo (ma solo perché mi sto dilungando troppo) è che Justice League è un film con i tempi giusti. Non è troppo lungo, concede il giusto spazio a tutti i personaggi, ha un bel ritmo sostenuto che però sa prendersi le sue pause per permettere alla pellicola di respirare, è divertente senza essere sciocco o parodistico, ha una certa epica e riesce nel difficile e duplice compito di introdurre nuovi personaggi non apparsi in pellicole precedenti e autonome, dandogli subito uno spessore (con l’eccezione di “coltellino svizzero” Cyborg) e di riabilitare la figura di Superman, finalmente esaltante come dovrebbe sempre essere.

In conclusione, la combinazione degli aspetti migliori di Snyder (l’estetica) con gli aspetti migliori di Whedon (il lavoro dei personaggi e ritmo) ha generato il migliore dei film DC realizzati fino a questo momento (escludendo la trilogia di Nolan che è una roba a parte) e un ottimo film di supereroi in generale (migliore, per me, delle due pellicola dedicate agli Avengers, per dire). Insomma, consigliato (se vi piacciono ancora i film di gente che si veste in maniera buffa e si mena, sia chiaro).

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