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Justice League – Quando lo scontro tecnico vince su quello epico – La Recensione

Justice League – Quando lo scontro tecnico vince su quello epico – La Recensione

Di Andrea Suatoni

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La forsennata corsa di Warner Bros all’inseguimento del colosso cinematografico creato dalla Marvel con il suo Marvel Cinematic Universe è costellata di alti e bassi: dal troppo sottovalutato Batman v Superman: Dawn of Justice al terribile Suicide Squad, fino al più che gradevole e secondo alcuni sopravvalutato Wonder Woman, fino ad ora la migliore pellicola del DCEU (a Man of Steel riserviamo un cordiale “no comment” in virtù del fatto che l’universo unito DC, al tempo, era ancora fin troppo allo stato embrionale).

In verità, l’aspettativa in vista di Justice League non era delle più alte. Un cambio di regia in corsa (nomi enormi, da Snyder a Whedon) ed una conseguente riduzione di quasi un terzo della durata non hanno aiutato l’hype in uscita del film; forse proprio per questo, il film che testimonia la prima unione di tutti gli eroi del DCEU – la maggior parte dei quali debuttano realmente solo in questa sede, dopo un cameo in Batman v Superman – si è rivelato una inaspettata sorpresa.

LA NASCITA DELLA JUSTICE LEAGUE

Il film ci catapulta senza troppi preamboli nel vivo della storia: una invasione aliena (ultraterrena?) è praticamente già iniziata, come precedentemente profetizzato da Lex Luthor, ed il pretesto per i personaggi che già conosciamo, il Batman di Ben “nessuno ci credeva ed invece sono un perfetto Bruce Wayne” Affleck e la Wonder Woman della divina Gal Gadot – uno dei casting più azzeccati della storia dei cinecomic – di dover unire una squadra è presto servito.
Il toccante tributo alla morte di Superman che fa da sfondo al prologo del film è ben più di un omaggio: la scomparsa del figlio di Krypton è la base su cui si fonda il film, tradendo una costruzione del DCEU molto più ricercata di quanto si sarebbe pensato, o almeno, se davvero montata all’ultimo momento, del tutto coerente con sé stessa. Il senso di colpa di Bruce Wayne insieme alla perdita del più potente difensore della Terra saranno i motori che daranno il via all’azione, su un doppio binario che da una parte si esplicita in un ritorno che seppure non inaspettato (e che da subito determina chiaramente il finale della vicenda) si realizza in termini totalmente differenti da quanto preventivato, mentre dall’altra introduce una nemesi non perfettamente – o meglio, affatto – delineata, che contrapposta agli eroi ha solamente l’onere di fungere da villain mainstream, mero espediente narrativo senza grosse motivazioni per giustificare l’unione di cotanti eroi.

Steppenwolf è in effetti il più grande punto debole del film: un nemico che non solo pare vantare un passato glorioso (in un flashback troveremo una easter egg fondamentale e di squisita fattura), ma che risolve – azzera? – tutte le sottotrame sulle Scatole Madri del DCEU fornendo un provvidenziale filo rosso che collega tutti i membri della squadra, non ha praticamente ragione d’essere, oltre ad essere visivamente reso in maniera poco più che mediocre.
Di contro, è apprezzabilissima invece l’introduzione di ben 3 nuovi personaggi praticamente da zero: di Aquaman, Cyborg e Flash, rispettivamente il tipo duro e tosto (Jason Momoa è al suo apice, superando le migliori aspettative), l’eroe tormentato e la spalla comica del film, non vengono narrate le origini, magari posticipate ai rispettivi lungometraggi stand-alone, ma la loro presentazione è ricca di carattere, interessante e per nulla scontata. Ognuno ha qualcosa da dire, ed ognuno di loro è credibile nel ruolo nel quale è stato preposto. Il cliché è autoreferenziale ed ironico a livelli geniali principalmente in una scena intimista con protagonista Aquaman, destinata a diventare un cult.

REGIA A QUATTRO MANI

Come forse non tutti sanno, il regista Zack Snyder, fino a pochi mesi fa indiscusso deus ex machina del DCEU, si è ritirato dal mondo del cinema in seguito ad una tragica vicenda familiare. Alla guida di Justice League lo ha sostituito Joss Whedon, che dopo i dissapori – sembrerebbe ormai sopiti – con la Marvel in seguito alla direzione di Avengers: Age of Ultron non vedeva l’ora di entrare in campo nemico (sua sarà anche la regia di Batgirl, uno dei prossimi film del DCEU). Pur se accreditato “solo” in veste di co-sceneggiatore, la mano registica di Whedon si vede, e molto: la pellicola è figlia di entrambi i registi, ed il lungometraggio ha tratto il meglio dai due. Un ottimo Snyder ed un ottimo Whedon, due stili registici paragonabili ma non sovrapponibili che a tratti faticano però a legare insieme. Il risultato è tutt’altro che negativo, ed anche se alcune cuciture dell’ultimo minuto sono difficili da non notare Justice League è uno di quei rarissimi casi cinematografici in cui la somma dei due vale più dei due singoli.

IL RITORNO AGLI ALBORI

Nel mix di toni cupi e goliardici derivante dall’unione dei due diversi stili, una cosa emerge abbastanza chiaramente: Justice League funziona perché – purtroppo – smette di sperimentare. Anche se gli intenti iniziali erano probabilmente molto diversi, il DCEU si assesta sullo stesso identico piano dei suoi predecessori di altre case di produzione: un cinecomic classico e puro ma non totalmente in senso positivo. Lasciando la parola al pubblico e ai boxoffice, Justice League funzionerà perché simile al supereroismo di massa, quello che piace al grande pubblico e che non sempre premia la novità (rilevante l’eccezione però, ad esempio, di Deadpool, mentre una delle incognite più grandi verso il futuro è rappresentata dall’impianto horror del nuovo New Mutants) a scapito della qualità.

Qualità che in ogni caso a Justice League sicuramente non manca, soprattutto in quanto al lato tecnico; in definitiva, la prima avventura della squadra, spedita allo sbaraglio senza il tempo di una adeguata preparazione – emblematico il ruolo di Flash, alle primissime armi, che dà voce alle possibili reticenze del pubblico esorcizzandole all’origine – ma fin da subito coerentemente unita e credibile convince appieno dal punto di vista umano e leggermente meno da quello supereroistico, che al netto di un paio di scivoloni ci fa sperare una salvifica quanto doverosa extended cut.
E se già di per sé le ragioni per non farsi sfuggire Justice League sarebbero molte, tantissime altre se ne aggiungono in corsa, a cominciare dalla sempre perfetta Wonder Woman, continuando con le spettacolari battaglie delle amazzoni e coronando il tutto con un Flash – ed un Ezra Miller – letteralmente adorabile.

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In Justice League ci saranno Batman (Ben Affleck), Superman (Henry Cavill), Wonder Woman(Gal Gadot), Aquaman (Jason Momoa), Flash (Ezra Miller), Cyborg (Ray Fisher), il Commissario Gordon (J.K. Simmons), Mera (Amber Heard), Alfred (Jeremy Irons) e Willem Dafoe (Vulko). L’antagonista sarà Steppenwolf, interpretato da Ciaran Hinds. La colonna sonora è firmata da Danny Elfman.

L’uscita di Justice League nelle sale italiane è attesa per il 16 novembre 2017.

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