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Inhumans – Attilan è il suo popolo nel finale della serie Marvel: la recensione

Inhumans – Attilan è il suo popolo nel finale della serie Marvel: la recensione

Di Lorenzo Pedrazzi

L’epopea di Inhumans potrebbe essersi conclusa definitivamente sulla ABC: considerando i bassi ascolti, lo scarso successo delle proiezioni IMAX e gli sfavori della critica, difficilmente lo show sarà rinnovato per la seconda stagione, nonostante il cliffhanger con cui termina l’ultimo episodio. Al contempo, però, l’epilogo offre una chiusura piuttosto esauriente di questo arco narrativo, pur suscitando alcuni dubbi sul futuro degli Inumani nel Marvel Cinematic Universe.

Al centro della puntata c’è infatti la caduta di Attilan, città edificata sulla Luna e protetta da una cupola che la rende abitabile, oltre che invisibile a sguardi indiscreti. Freccia Nera (Anson Mount), Medusa (Serinda Swan), Karnak (Ken Leung), Gorgon (Eme Ikwuakor), Triton (Mike Moh), Crystal (Isabelle Cornish) e Lockjaw devono evacuare la città prima che venga distrutta dai piani di Maximus (Iwan Rheon), che ha escogitato una soluzione per garantirsi l’incolumità: se non applica il palmo della sua mano sulla superficie di un sensore a ogni scadere dell’ora, la cupola protettiva di Attilan collasserà. Freccia Nera, dopo averlo catturato grazie a Triton, trascina Maximus verso la sala del trono per bloccare la catastrofe, ma l’usurpatore riesce a sfuggirgli con l’aiuto delle sue guardie, e decide di esercitare il suo potere attraverso la paura: vuole far capire al popolo chi comanda, e rifiuta di bloccare la dissoluzione della cupola.

Nel frattempo, Medusa e Crystal prendono accordi con Louise (Ellen Woglom) e i suoi capi per garantire una nuova casa agli Inumani sulla Terra, e si rivolgono agli abitanti di Attilan per riguadagnare la loro fiducia: ammettono di aver alimentato una società ingiusta, basata sull’elitarismo genetico, e di voler abbattere le differenze sociali per un futuro migliore. I cittadini vengono quindi trasferiti sulla Terra, mentre Freccia Nera decide di restare per confrontarsi un’ultima volta con Maximus, ormai abbandonato anche da Auran (Sonya Balmores). Il legittimo Re degli Inumani cerca di fargli capire che, distruggendo la cupola, il popolo sarà esposto a una minaccia ancora più grande, ma non rivela di cosa si tratti; in ogni caso, è troppo tardi: il disastro non può essere fermato. Maximus confessa a suo fratello di averlo ingannato dopo la Terrigenesi, falsificando la firma dei loro genitori su un documento che richiedeva di lobotomizzare Freccia Nera per timore dei suoi poteri; il giovane principe, sconvolto, urlò istintivamente «Perché?» di fronte al padre e la madre, uccidendoli sul colpo. In sostanza, Maximus ha manipolato il fratello per indurlo ad andarsene, senza ottenere il risultato sperato. Freccia Nera lo tramortisce e lo abbandona nel bunker, dove potrà sopravvivere anche senza la cupola, lasciandolo alla sua follia. L’entrata del rifugio crolla sotto le parole di Freccia Nera: «Addio, fratello». Il Re torna sulla Terra, dove gli Inumani vengono accolti in un luogo imprecisato che sarà la loro nuova casa: «Attilan è il suo popolo, non una città» dice Medusa, riecheggiando curiosamente il finale di Thor: Ragnarok. La distruzione della cupola sortisce però una conseguenza inattesa: i geroglifici sul trono s’illuminano misteriosamente di blu…

Come detto in precedenza, il destino di Inhumans e dei suoi personaggi resta ignoto: dando per scontato che la serie non sarà rinnovata, un futuro cross-over con Agents of S.H.I.E.L.D. potrebbe rispondere ai quesiti irrisolti, rilanciando la Famiglia Reale in un contesto di più ampio respiro. Detto questo, il finale conferma gli evidenti limiti della serie: nemmeno la drammaticità dell’epilogo riesce a evocare un minimo di pathos, dove i tentativi di coinvolgimento emozionale – soprattutto nel rapporto tra Freccia Nera e Medusa – sono freddi come la superficie della Luna su cui sorge Attilan. Non si arriva mai a preoccuparsi davvero per questi eroi e i loro legami, anche perché le interpretazioni del cast scivolano nell’anonimato, soprattutto quella di Anson Mount, mai convincente nella sua prigione di silenzio. L’unica eccezione è rappresentata da Iwan Rheon, ancora credibile nella sua frustrazione di reietto divorato dalla follia, incapace di sostenere la sua stessa hybris di fronte al potere di Freccia Nera e alle esigenze del popolo. Peccato però che le sue macchinazioni sfiorino il ridicolo, essendo forzate e prive di logica: vale soprattutto per la distruzione di Attilan, che si sgretola senza una ragione precisa mentre la cupola s’indebolisce, ma anche per la contorta strategia della firma falsificata. Inhumans, insomma, fallisce miseramente proprio quando cerca di costruire un intreccio narrativo che giustifichi le azioni dei personaggi e fornisca loro un background adeguato, senza riuscire a caratterizzarli attraverso il loro passato.

Il peccato originale, però, è un altro. Per ragioni creative o di budget, l’eccessiva “normalizzazione” dei protagonisti priva lo show delle sue potenzialità spettacolari, ma anche di un climax soddisfacente che colleghi gli otto episodi fra loro. La Famiglia Reale non ha nulla di iconico in questo adattamento televisivo, nulla di realmente “regale” che imponga meraviglia e rispetto: mai davvero potenti o solenni, Freccia Nera, Medusa e gli altri membri della famiglia perdono le loro caratteristiche più intriganti (il taglio dei capelli della Regina, pur riecheggiando una scena dei fumetti, è veramente un colpo basso), e non stimolano empatia nemmeno quando ammettono le loro responsabilità e rinnegano la disuguaglianza del loro vecchio regno. È vero, la Famiglia Reale inumana ha sempre avuto un ruolo ambiguo nell’universo Marvel: i suoi componenti non sono veri e propri supereroi, ma occupano una zona grigia che spazia dall’eroismo agli interessi della “casta”, preoccupandosi più dei propri intrighi di palazzo che della salvaguardia della Terra (pur alleandosi talvolta con i Vendicatori e i Fantastici 4 per fini più grandi). Di fronte a questo materiale di partenza, però, la serie non riesce a delineare quella complessità psicologica ed emotiva che renderebbe accattivanti questi personaggi nonostante i loro privilegi e la loro arroganza.

L’assenza di una battaglia risolutiva – che altrove potrebbe essere percepita come un elemento di originalità – qui conferma soltanto la debolezza della serie anche sul piano dell’intrattenimento visivo, dove le scene d’azione scarseggiano e le uniche decenti sono quelle con Triton, peraltro molto brevi. La qualità dei dialoghi e delle interazioni fra i personaggi è leggermente migliorata rispetto alla premiere, ma resta una certa goffaggine di fondo che emerge quando le scene dovrebbero farsi più intense (come quella in cui Freccia Nera trascina Maximus nei tunnel di Attilan), per non parlare poi della trascuratezza delle scenografie e dei panorami digitali. L’impressione, di conseguenza, è sempre la stessa: in questa nuova età dell’oro delle serie tv, ABC e Marvel Television sono tornate all’approccio lacunoso e semplicista delle vecchie produzioni degli anni Novanta, con carenze di budget che impediscono di sfruttare appieno gli aspetti migliori dello show (Lockjaw in primis, ridotto a simpatica comparsa che resta in secondo piano). Eppure, le ambizioni di Inhumans erano ben più alte, anche perché la qualità media del Marvel Cinematic Universe è decisamente superiore. Vedremo se resterà una parentesi da dimenticare, o se la Casa delle Idee troverà un modo per rilanciare Freccia Nera e la sua famiglia in un’altra forma.

Voto: ★ 1/2

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