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Geostorm: Gerard Butler in un disaster movie omnicomprensivo – La recensione

Geostorm: Gerard Butler in un disaster movie omnicomprensivo – La recensione

Di Andrea Suatoni

Arriva oggi in tutti i cinema italiani Geostorm, opera prima di Dean Devlin (sceneggiatore di blockbuster come Stargate, Godzilla o Independence Day) che vede Gerard Butler nella parte del protagonista, uno scienziato con un carattere particolare con alle spalle una burrascosa storia familiare ed una ancor più complicata storia lavorativa.

L’idea per la pellicola è arrivata a Devlin da una domanda di sua figlia rispetto al clima avverso: “Perché qualcuno non inventa una macchina capace di controllarlo?”
Ed è proprio dalla risposta positiva a questa domanda che prende le mosse Geostorm, che ruota attorno alla utopistica (c’è da sperarlo) costruzione del Dutch Boy, un dispositivo che tramite una fitta rete di satelliti a carattere globale risulta capace di controllare ed influenzare anche i più piccoli cambiamenti climatici. Ma cosa accadrebbe se il Dutch Boy smettesse di funzionare? O ancor peggio, se qualcuno intendesse usarlo come un’arma?

MORALE SOCIOPOLITICA ED AMBIENTALISTA

L’incipit del film ci racconta per bocca della figlia del protagonista Jake la situazione mondiale in un futuro prossimo (per la verità, affatto differente dal presente, anche se sarebbe bastato un minimo sforzo), dove le differenze e le diffidenze internazionali sono state superate a causa della necessità di rispondere ad una serie di disastri naturali senza precedenti. Tutto il mondo, unito e in armonia, ha partecipato alla costruzione del Dutch Boy, in quella che sembra l’inizio di una parabola positiva sull’integrazione e l’unità. Il messaggio però viene semplicemente enunciato e mai sviluppato all’interno del film, che migra ben presto verso il dramma familiare ed il thriller politico tralasciando (ma non dimenticandosene) quelle che sembravano le sue mire iniziali.

E questo avviene su un doppio livello: anche la metafora ambientalista è chiara fin dalle prime battute, addentrandosi poi nei meandri di una cospirazione votata al disastro globale che sembra in definitiva voler mirare più a colpire la classe politica statunitense attualmente in carica accanto al voler sviluppare un messaggio salvifico per il pianeta.

GIA’ VISTO, E ALLORA?

Al di là dei messaggi positivi che si possono evincere dalla pellicola, Geostorm, pur sconfinando nel family drama e nel thriller, finisce per essere prima di tutto un disaster movie, nel senso più classico del termine. Talmente classico chela maggior parte delle scene che ritrae faticano ad essere definite originali: i tornado, i maremoti, il congelamento o il riscaldamento istantaneo – e così via – messi in moto da Devlin sanno di già visto non tanto per definizione (sarebbe stato difficile inventare “nuove” catastrofi naturali), ma a causa della vera e propria capacità tecnica di messa in scena. L’inesperienza del regista emerge purtroppo in più di una scena, alcune copiate interamente dall’Emmerick di turno.

Analizzando però il risultato totale senza appesantirlo di – seppure doverosi – confronti, Geostorm rimane un film che intrattiene e diverte, capace di risultare spettacolare anche ai sensi di chi maliziosamente rinverrà al suo interno una sorta di replica continua: la scelta di alcuni dei migliori “panorami” e scenari da fine del mondo è stata compiuta, pur se campionata, fra le migliori possibilità a disposizione, in un riassunto del genere disaster movie che arriva a ricomprendere praticamente tutte le declinazioni dello stesso con un pretesto allo stesso tempo semplice ma credibile (o almeno all’interno di una sfera di sospensione dell’incredulità assolutamente facile da digerire).

SCRITTURA (TROPPO) MIRATA

All’interno di Geostorm è difficile rinvenire buchi di trama nel senso più pignolo del termine: ai sensi della scrittura, tutto torna e viene fatto quadrare in un cerchio perfetto. Talmente perfetto da suscitare spontaneamente delle domande di difficile risoluzione: i vari colpi di scena si appoggiano su un castello di coincidenze quasi impossibili (ma è un quasi su cui si fonda la cinematografia fin dall’alba dei tempi, e in quanto tale anche in questo caso facile da tollerare), in alcuni casi totalizzanti. In più di un’occasione la trama incide forzatamente su scelte incoerenti – ma non troppo – fatte dai personaggi off panel (andando nel dettaglio, ne sono esempi la scelta di deputare intere sezioni di controllo tecnico ad un unico personaggio, la mancata previsione di una revisione dei sistemi, l’inserimento di una sequenza ineludibile di autodistruzione eccetera), che indirizzano lo spettatore verso un binario unico che, all’interno della propria “mitologia”, riesce a non risultare invasivo grazie ad un contorno action dal ritmo incalzante che in fin dei conti riesce a fare presa in maniera penetrante.

In definitiva, Geostorm è un disaster movie non del tutto ben confezionato e forse poco originale ma a tratti molto coinvolgente e – perché no – commovente, che fa leva però su una eccessiva ingenuità di scrittura; soprattutto per i fan del genere si rivela essere un guilty pleasure sicuramente da vedere (e segretamente gustare totalmente), ma con il cervello rigorosamente spento, per il puro gusto di un intrattenimento lontano dalla serie A ma perfettamente capace di far leva non solo su tutti i tòpoi principali del genere, ma anche di sconfinare con disinvoltura in aree ad essi affini.

GUARDA ANCHE: Il teaser trailer italiano di Geostorm

Geostorm è la prima regia di Dean Devlin (sceneggiatore di Independence Day), mentre la produzione è curata da Jerry Bruckheimer. Nel cast anche Abbie Cornish, Ed Harris e Andy Garcia.

L’uscita americana è attesa per il 20 ottobre, mentre in Italia arriverà il 1 novembre. Per rimanere aggiornati seguite il sito ufficiale. #GeoStormIT

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