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The Doc(Manhattan) is in – The Walking Dead 8×01: Wile E. Coyote e l’A-Team

The Doc(Manhattan) is in – The Walking Dead 8×01: Wile E. Coyote e l’A-Team

Di DocManhattan

La guerra è finita, cantavano i Baustelle 12 anni fa, ma nella nuova stagione di The Walking Dead, la guerra totale tra la coalizione guidata da Rick Grimes e lo sboccatissimo Negan e i suoi Salvatori è appena iniziata. Le scaramucce sono andate avanti per tutta la stagione precedente, un infinito teaser di questo scontro che non si decideva mai ad entrare nel vivo, come un brano prog rock troppo avanti, ma ora, beh, è successo. Era pure ora, o la storia sarebbe ingrigita a tal punto, stile barba di Rick, che al posto della guerra il suo pubblico avrebbe chiesto a gran voce una partita a bocce.

E allora. Rick ha fatto il suo discorso motivazionale da Re Theoden, il piano per assaltare il Santuario di Negan è in atto, tutti hanno un loro ruolo. Solo che per rendere le cose un attimo più interessanti, la serie ripesca una carta già giocata in precedenza: quella del mischione cronologico degli eventi.

L’azione che si mescola alla preparazione dell’azione, insomma, giusto per non far stare ferme troppo a lungo le pallottole o le orde di zombie al pascolo da condurre contro il nemico. Lo showrunner di The Walking DeadScott M. Gimple – che di questo primo episodio, dal titolo cortissimo in originale (“Mercy”) e lunghissimo, da film della Wertmüller in italiano (“Possa la mia misericordia prevalere sulla mia ira”) è anche lo sceneggiatore – aveva promesso degli episodi più dinamici dopo quanto si era visto (a patto di restare sempre svegli) nella Stagione 7. E la Stagione 8 sembra in effetti partire col botto (rima). In tutti i sensi.

Niente cliffhangeroni a tradimento, eventi semplici ma non presentati in sequenza cronologica, per quel Pulp Fiction che è in tutti noi, si diceva, e un paio di sviluppi che, come da tradizione, portano le quote sopravvivenza di alcuni personaggi a zero virgola niente. Perché The Walking Dead è questo, una serie che vive la perenne contraddizione di trasporre su schermo un fumetto in cui tutti parlano tantissimo, in tutte le pagine, ma di non potersi permettere in TV tutte quelle parole. Perché quando lo fa, il pubblico tende all’abbiocco. E allora ci sono gli zombie da accoltellare nel cranio con la forza nell’avambraccio di Stallone in Over the Top, e i cattivi umani contro cui esplodere a caso dei preziosissimi proiettili. O il cattivo umano carismatico contro cui non farlo.

Si è discusso già tanto, nel corso della Stagione 7, della figura di Negan. Un Governatore 2.0, ma molto più sboccato del Governatore. Diamine, la sua versione cartacea è uno dei villain più sboccati di sempre, di qualsiasi media. Usa solo ogni tanto, ma giusto ogni tanto, una parola che non sia f*ck, e più che altro lo fa per sbaglio. Personalmente, chi scrive continua a trovare l’ex Comico di Watchmen Jeffrey Dean Morgan con lo sguardo troppo buono e le spalle non abbastanza larghe sotto il chiodo, per la parte. Ma magari contribuisce il fatto di averlo visto in quel ruolo strappalacrime in troppe puntate di Grey’s Anatomy. Vallo a sapere.

Fatto sta che questo è un altro non-problema endemico della serie, il confronto con un fumetto molto popolare e le inevitabili differenze tra le versioni live action e quelle in bianco e nero nelle storie scritte da Robert Kirkman. Jesus non è abbastanza scalciaculi, Ezekiel è troppo giovane e sembra un fricchettone, l’Andrea televisiva era una deficiente, Rick Grimes continua ad avere una mano in più perché… no, niente, lì lo stesso Kirkman ha fatto a tempo a pentirsi mille volte di avergliene tagliata una nel fumetto, perché con le scene d’azione è sempre un casino. Ma a chi il fumetto non lo legge e guarda solo il serial, frega niente comunque. Ovvio.

Questo episodio 8×01 è anche il centesimo della serie, e questo spiega una delle sue sottotrame, quella sequenza con Carl che fruga alla ricerca di benzina tra le auto piene di cadaveri, come suo padre nel primo episodio della serie. Sembra ieri, sono passati già sette anni. Come vola il tempo quando si perdono intere stagioni in una fattoria.

L’ultimo elemento del crono-insalatone sono quelli che, nonostante l’alone mistico da regno dei sogni, hanno tutta l’aria di essere dei time jump. Quel Rick con la barba lunga canuta, quel nucleo familiare, quel futuro bucolico fuori dalla porta. Perché chi ha letto il fumetto sa che potrebbe trattarsi proprio di quello, del domani dopo la guerra. Oppure è un’altra trollata prima di un cambio di percorso rispetto a quanto già tracciato dalla storia su carta. E poi ci sarebbe quell’altro fast forward, Rick con gli occhi rossi, per la pietà mostrata, la polvere, le cipolle. Vallo a sapere pure qui.

Tanti ingredienti, un sacco di pepe per ravvivare il pubblico demoralizzato dal teaserone infinito della 7 – ascolti in calo (e non poco) rispetto alla season premiere precedente, comunque – ma quello che va in scena non sempre sembra funzionare. O avere un senso. Lo stesso superpiano alla Wile E. Coyote per mettere Negan e i suoi salvatori con le spalle al muro è una versione complicata e molto meno funzionale di quanto avviene nel fumetto, ma è soprattutto il confronto tra le due fazioni a far sorridere. Guerra! Guerra! Sarà guerra! Andiamo alla guerra! Guerra! Sangue! Guerra… E poi si guardano. Non sparano quando dovrebbero e potrebbero, per chiudere la partita, poi sparano alle vetrate, anche se qui non serve a niente, tranne che a sprecare proiettili come in una puntata dell’A-Team.

Lo stesso tradimento di [OMISSIS] dovrebbe ribaltare il bilanciamento delle sorti in campo, spingendo una delle fazioni dalla parte di Negan. Ma questo povero zimbello ha il carisma di un campione intercontinentale di caccole, a nessuno dei suoi sembra fregare niente di quello che pensa o vuole, hanno già scelto con chi soppiantarlo. Sì, dovrebbe valere anche qui il discorso fatto per i personaggi: quando salti da un media all’altro, devi compiere delle scelte, fare dei cambi, accorciare la strada quando l’autore sovrappeso, metti, non si decide a fare uscire i nuovi libri del suo fantasy con dentro del ghiaccio, del fuoco e dei draghi. Cose così.

Puoi essere fedele, puoi cambiare, come spesso la serie di The Walking Dead ha avuto il coraggio o la necessità di fare. Il problema nasce quando prendi degli spunti che su carta funzionano (il piano dell’attacco al Santuario) e li fai sembrare scemi sul piccolo schermo. Quando i villain carismatici e sornioni restano sornioni anche dopo aver perso il carisma ed esser finiti praticamente in mutande, nonostante i loro discorsi sboroni sui pantaloni da deiezioni. Quando i plot twist non funzionano più allo stesso modo perché hai sgonfiato tutto attorno il contesto.

Basterà l’azione, basteranno i “giù a terra, una granata!”, i cambi di bandiera, CommandoCarol in tenuta da combattimento e l’inevitabile sacrificio di quegli altri due, tre, quattro protagonisti di secondo/terzo/quarto piano per tenere alta l’attenzione del pubblico? Ma soprattutto, basteranno i proiettili, visto quanto incredibilmente male li usano, dopo stagioni su stagioni di cecchinaggio acrobatico allo zombie anche in salto da cinquanta metri con una cerbottana? Vedremo. Tra qualche giorno arriva l’8×02, “The Damned”. In italiano “Eppure sorrido”, perché Prisencolinensinainciusol l’aveva già scelto Celentano nel ’72.

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