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04 ottobre 2017 • 15:00 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

The Gifted esplora il “sottomondo” dei mutanti Marvel: la recensione della premiere

Convenzionale ma godibile, il primo episodio di The Gifted mette in scena un presente ancora più fosco per i mutanti Marvel.
The Gifted
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L’universo cinematografico dei mutanti Marvel non ha una rigorosa continuity narrativa, e le sue avventure sono ormai frammentate in una timeline per lo più incoerente, o comunque non precisa e rigorosa come quella del Marvel Cinematic Universe. Questa parcellizzazione consente però alla 20th Century Fox di sperimentare più liberamente con i singoli personaggi, attribuendo una forte personalità a progetti come Deadpool, Logan e Legion, poco attinenti alla continuity degli X-Men (a meno di improbabili acrobazie speculative), ma dotati di caratteristiche originali che li rendono unici. Non è certo un caso se Logan e Legion sono balzati in cima all’ideale classifica dei migliori adattamenti supereroistici, facendosi amare anche dai “profani”.

The Gifted non si pone allo stesso livello, eppure rientra nel medesimo discorso generale: il creatore Matt Nix (Burn Notice) non ha dovuto sottostare a regole ferree per concepire la serie, e la première non dichiara mai apertamente i suoi legami con i film degli X-Men, anche se vari indizi sembrerebbero indicare una connessione con Giorni di un futuro passato. Ci troviamo infatti in un presente molto fosco per i mutanti, dove le leggi sono diventate più violente e oppressive, mentre le flebili speranze rappresentate dagli X-Men e dalla Confraternita (il gruppo di mutanti guidato da Magneto) si sono dissolte nel nulla, poiché entrambe le squadre hanno fatto perdere le loro tracce. In questo contesto, Blink (Jamie Chung) fugge da una struttura detentiva grazie alla sua capacità di aprire portali, e viene rintracciata da Polaris (Emma Dumont), Eclipse (Sean Teale) e Thunderbird (Blair Redford), membri di una rete clandestina di mutanti. Lo scontro con la polizia che ne consegue porta all’arresto di Polaris, legata sentimentalmente a Eclipse, mentre gli altri riescono a fuggire. Parallelamente, i coniugi Reed (Stephen Moyer) e Caitlin Strucker (Amy Acker) sono preoccupati per il figlio minore Andy (Percy Hynes White), vittima di bullismo. La figlia maggiore è invece Lauren (Natalie Alyn Lind), ragazza apparentemente “normale” che però nasconde un segreto: è una mutante, capace di comprimere l’aria a tal punto da creare dei campi di forza. Prevedibilmente, dei poteri si manifestano anche in Andy, che li scatena quando i soliti bulli cominciano a torturarlo durante il ballo della scuola: l’edificio rischia di crollare, mentre i bulli vengono scagliati violentemente contro le pareti. Questo incidente attira l’attenzione dei Sentinel Services, agenzia specializzata nella cattura dei mutanti, che fa visita agli Strucker tramite l’agente Jace Turner (Coby Bell). Caitlin, Lauren e Andy riescono però a fuggire grazie ai poteri dei due ragazzi, e vengono raggiunti in un motel da Reed, che paradossalmente lavora come procuratore distrettuale contro i mutanti, e si stava occupando del caso di Polaris. Grazie alle sue indagini precedenti, Reed riesce a contattare la rete clandestina e propone a Eclipse un accordo: lo aiuterà con Polaris (che è incinta) se la rete proteggerà i suoi figli. Sentinel, però, è sulle loro tracce…

Insomma, siamo in territori ben più convenzionali rispetto a Legion, anche perché Matt Nix non compie alcuno sforzo per deviare dalla norma. Nella reiterazione dei topoi supereroistici, lo sceneggiatore non si preoccupa di dare rotondità ai personaggi, che restano – almeno per ora – delle figurine bidimensionali ispirate ai modelli del genere: sappiamo che Andy è vittima di bullismo, ma non c’è un adeguato background narrativo a supportare questo risvolto, mentre la caratterizzazione di Lauren, Caitlin e persino Reed (che pure è segnato da un interessante conflitto morale) resta in superficie. Leggermente più incisivi gli eroi della rete clandestina, più a loro agio nei rispettivi tratti fisici e psicologici, per quanto solo abbozzati. Anche i dialoghi, comunque, si adeguano al clima stereotipato dell’episodio e rievocano cliché verbali che abbiamo sentito e risentito più volte, tra cinema e televisione. Di fatto, è l’impostazione del racconto a non sorprendere: reti clandestine, abilità incontrollabili che si manifestano nelle situazioni di crisi, superpoteri come metafora dell’adolescenza… nulla di nuovo per uno spettatore minimamente smaliziato, magari fan di Heroes e memore di film come Firestarter e Midnight Special. Il paradosso è che la serie di Tim Kring fu ispirata proprio dagli X-Men, e ha solo avuto il merito di raggiungere il piccolo schermo prima di The Gifted.

Il quadro pare sconfortante, ma non lo è. I balbettii del pilot possono tranquillamente essere corretti durante la stagione, e inoltre non pregiudicano l’onesto intrattenimento dell’episodio, ben confezionato dall’ormai specialista Bryan Singer: gli snodi più spettacolari si avvalgono di solidi effetti digitali, che valorizzano le manifestazioni dei poteri mutanti e la loro discreta varietà, peraltro in soli 40 minuti. Questo dimostra che The Gifted ha certamente del buon potenziale, soprattutto se riuscirà a far convivere l’avventura e le suggestioni visive con lo sviluppo caratteriale dei personaggi, emancipandoli dallo status di macchiette. Ad aiutare Matt Nix c’è inoltre un contesto socio-politico che include qualche variazione rispetto al passato: se i film di Singer ritraevano i mutanti come emarginati sociali, The Gifted li fa invece coincidere con la minaccia (o lo spauracchio) del terrorismo, guardando al nostro presente e alle misure delle istituzioni per arginare il pericolo, ovviamente destinate a limitare i diritti individuali dei cittadini. In tal senso, lo show potrebbe offrire una via alternativa all’universo degli X-Men, mettendo in scena il vastissimo sottobosco che brulica all’ombra degli eroi più famosi, abitato da personaggi “minori” ma sempre molto amati.

Voto: ★★★

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