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L’Uomo di neve – Michael Fassbender è il detective Hole

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Il terzo romanzo della saga di Harry Hole, dello scrittore norvegese Jo NesbøIl Pettirosso (The Redbreast) ha conquistato gli amanti dei gialli, mentre la settima entrata L’Uomo di Neve (The Snowman), l’ha portato al successo con 34 milioni di libri in tutto il mondo.

Ma perché questo libro è stato un punto di svolta? Spiega Nesbø:

“L’Uomo di Neve” ha in più l’elemento horror che i libri precedenti non hanno. Il titolo ‘L’Uomo di Neve’ trasmette una certa immagine, così come l’idea di una cosa innocente che viene eliminata dal contesto e messo in un nuovo contesto; più è accogliente e familiare, e più diventa spaventoso”.

Robyn Slovo produttore del film, aggiunge:

“[Hole] è innegabilmente un’icona: è un personaggio laconico, difficile, introverso che non fa squadra, ma senza dubbio un poliziotto intrepido e in gamba. Inoltre, è riluttante ad essere tirato dentro a questa particolare inchiesta indotta da qualcun altro”.

Non sorprende dunque che sia stato scelto questo libro per portare Hole sul grande schermo. Parlando del film Nesbø spiega:

“Hanno scelto un regista che è un narratore di per sé, che non dà solo una versione del libro, ma che ha utilizzato il libro come un input per la sua storia. Da scrittore, non avrei scelto altro modo. La visione di Tomas [Alfredson] e la mia fiducia nei suoi confronti, mi hanno agevolato nel dirgli ‘Prendi queste pagine scritte e usale come fonte d’ispirazione per la storia che vuoi raccontare'”.

La trama di base di L’Uomo di Neve è intatta, conferma Slovo, ma in molte scene la narrazione visiva si discosta da quanto scritto sulla carta.

“Tomas è un regista molto visivo. Lui inquadra le cose costantemente nelle immagini, come dovrebbe fare un regista. Ma passa anche molto tempo a parlare con i suoi attori, per conoscerli a fondo e conversare su tutto. Di conseguenza, si sviluppa un rapporto molto organico… che si riflette anche nell’interpretazione di questi personaggi”.

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Per la parte di Hole – un uomo alto, atletico e magro, con i capelli biondi, rasati con la macchinetta – si è pensato fin da subito all’attore tedesco Michael Fassbender. Ammette Nesbø:

“Quando ho sentito che Michael sarebbe stato Harry, ho pensato che fosse una scelta brillante. Shame è stato uno dei migliori film di quell’anno, e Michael è stato il miglior attore che ho visto, quello stesso anno; quindi ero entusiasta. Il perfetto Harry non esiste, ma un attore con le capacità di Michael si avvicina molto all’esatto Harry che avevo in mente”.

Per la creazione del Hole cinematografico, sia il regista che Fassbender hanno voluto allontanarsi dallo stereotipo del poliziotto. Spiega l’attore:

“Ci sono molte insidie con i detective che abbiamo visto al cinema in passato. Abbiamo quindi optato per qualcosa di iconico, ma originale. [Hole] è particolare anche se cerca di non esserlo; punta molto sulla sua individualità. Harry segue una sua bussola; non gli interessa quello che fanno gli altri. Pur essendo sensibile non è necessariamente interessato ad essere accettato socialmente, anche sul suo posto di lavoro.
È piuttosto solitario e costringe le persone a dedicargli più ore del necessario. Ha una personalità predisposta alle dipendenze, e il motivo è difficile da spiegare… È un personaggio sensibile che beve per estraniarsi da ciò a cui ha assistito. Senza dubbio è un personaggio interessante e complicato da interpretare”.

La sinossi:

In un panorama glaciale come il suo terreno di caccia, un sociopatico che si autodefinisce “The Snowman Killer” ha puntato l’unica persona a cui vuole mostrare il suo metodico gioco perverso e criminale: l’investigatore capo di una squadra speciale anticrimine. Fornendogli delle esche avidamente semplicistiche come “Signor Poliziotto, ti ho dato tutti gli indizi … ” lancia il guanto di sfida ad un degno avversario da affrontare nel suo gioco malato.
Per il detective Harry Hole (Fassbender), la morte di una giovane donna avvenuta dopo la prima nevicata invernale, non sembra altro che un omicidio ordinario nel suo distretto. Fin dall’inizio dell’indagine, l’uomo di neve lo provoca personalmente, come d’altronde continua a fare in occasione di ogni nuovo crudele omicidio.
Temendo di trovarsi di fronte ad un serial killer inafferrabile che da tempo si pensava morto, il detective ingaggia la brillante recluta Katrine Bratt (Ferguson), per aiutarlo a collegare alcuni casi irrisolti risalenti a molto tempo addietro, con i più recenti e brutali. Se va tutto bene, faranno uscire allo scoperto lo psicopatico che li sta osservando da chissà quanto tempo. Se falliscono, un male impensabile colpirà ancora una volta con l’avvento della successiva nevicata.

L’Uomo di neve, girato interamente in Norvegia e precisamente ad Oslo, Bergen e nella zona di Rjukan, arriva oggi nelle sale italiane.

Fonte Universal Pictures International Italy

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