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Last Flag Flying: ScreenWEEK intervista Bryan Cranston #NYFF55

Last Flag Flying: ScreenWEEK intervista Bryan Cranston #NYFF55

Di Redazione SW

Intervista a cura di Adriano Ercolani

Uno dei grandi attori di culto del nostro tempo è arrivato al New York Film Festival per presentare Last Flag Flying, diretto da Richard Linklater. In questo film Bryan Cranston si confronta con la leggenda di Jack Nicholson, che aveva interpretato lo stesso personaggio di Sal ne L’ultima corvè. Un’altra sfida che l’attore ha accettato e da cui non esce di certo sconfitto. Dopo un ruolo iconico come quello di Walter White in Breaking Bad Cranston sta reinventandosi in continuazione dimostrando al pubblico di essere un artista a 360 gradi. Trumbo gli ha regalato la prima nomination all’Oscar, non è detto che Last Flag Flying non gli regali la seconda… Ecco cosa Bryan Cranston ha raccontato del suo ultimo film alla stampa presente al NYFF.

Definirebbe Last Flag Flying un film politico?

Non è la prima definizione che mi viene in mente a essere onesto. È sempre strano come poi vengano accostate componenti politiche a film come questo, un po’ spaventa il fatto che tali argomenti e situazioni siano ancora oggi così attuali. Il lavoro mio, di Steve Carell e Laurence Fishburne era principalmente quello di rappresentare al meglio i nostri personaggi, i loro dilemmi. Mentre giravamo guardato tutti insieme le elezioni e Trump diventare Presidente degli Stati Uniti. Anche se eravamo persone con background e storie diverse da loro credo di poter affermare che nessuna delle persone con cui ho lavorato a questo film ha votato per lui. Il giorno dopo il set era taciturno, ricordo che stavamo girando la scena della commemorazione ai soldati caduti, quella con le tre bare. Anche se erano ovviamente vuote, lo stesso si respirava un’atmosfera surreale. Ricordo anche che era proprio il Veterans Day, altra ricorrenza decisamente in tema con il film.

Qual è il segreto per mescolare umorismo e dramma in film come questo?

Alla fine l’umorismo è ciò che ti permette di connetterti veramente con i tuoi compagni, di instaurare quel senso di cameratismo necessario per resistere. In guerra succedono cose orribili, ma tenere duro e lottare insieme ai propri fratelli per mantenere una certa dose di umanità è la cosa più importante. È fondamentale anche per lo storytelling, concede più sostanza e dimensioni ai personaggi e permette al pubblico di rilassarsi un momento. Penso che uno dei momenti più belli del film sia la sequenza in treno, quando il personaggio interpretato da Steve Carell, Doc, riesce a rompere per un attimo il dolore per la morte del figlio ridendo con i suoi compagni di viaggio riguardo le stranezze della vita.

Ci sono differenze fondamentali tra il romanzo di Darryl Ponicsan e la sceneggiatura?

Il film segue l’architettura del romanzo in maniera molto fedele, Richard Linklater e lo stesso Darryl hanno cambiato i nomi dei personaggi e aggiunto più riferimenti al Vietnam per creare un background maggiormente corposo.

Una delle migliori trovate della storia è il confronto tra le due generazioni di soldati…

Concordo in pieno. Il film parla anche del diverso approccio al mestiere di soldato che i protagonisti hanno nei confronti dei ragazzi ancora in servizio. I tre protagonisti provano nostalgia, rimpianti, si confrontano con il passato, mentre il giovane soldato che li accompagna per buona parte del loro viaggio guarda avanti. L’equilibrio nella sceneggiatura tra questi due modi di vedere il presente è una delle cose migliori del film.

Quale è stata la scena più impegnativa a livello emotivo che ha girato in Last Flag Flying?

Quella del funerale, con a cerimonia della consegna della bandiera a Doc. Abbiamo avuto dei consulenti su set per spiegarci esattamente come fare. Quello che ha colpito veramente me e Laurence sono stati l’onore e la nobiltà dietro il gesto, ci hanno detto ripetutamente detto di prenderci tutto il tempo necessario, non c’era alcuna fretta ma dovevamo assicurarci che fosse fatto al meglio. È stato qualcosa che non aspettavo, il decoro nell’eseguire passo dopo passo mi ha emozionato.

Si vede in qualche modo nel personaggio di Sal Nealon?

Per la verità no. Forse quando ero più giovane avevo qualcosa di questo personaggio, ma fortunatamente sono diventato adulto…

LEGGI ANCHE: Last Flag Flying: Richard Linklater ci regala un film d’altri tempi, la recensione

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