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La confessione di Quentin Tarantino sul caso Weinstein: «Sapevo tutto ma non ho fatto niente»

La confessione di Quentin Tarantino sul caso Weinstein: «Sapevo tutto ma non ho fatto niente»

Di Filippo Magnifico

La bufera che in questi giorni si è abbattuta su Hollywood dopo la denuncia del New York Times, che ha portato all’attenzione mondiale decenni di molestie sessuali perpetrati da Harvey Weinstein, ha spinto molti volti noti del patinato mondo della settima arte a rompere un silenzio che durava da tanto, troppo tempo.

Molte persone sapevano e non avevano mai parlato, forse per vergogna, forse perché, in fondo, non sarebbe servito a niente denunciare una cosa che, inspiegabilmente, tutti accettavano, come se fosse una prassi, un dazio da pagare per chi si muove in determinati ambienti. All’appello, però, mancava Quentin Tarantino, che sin dai suoi esordi ha legato il suo nome a quello di Weinstein.

Sempre attraverso il New York Times, il regista ha finalmente deciso di parlare dell’accaduto, confessando di essere sempre stato a conoscenza della situazione e di aver scelto la strada, colpevole, del silenzio:

Sapevo abbastanza per fare più di ciò che ho effettivamente fatto. Non erano solo semplici pettegolezzi, c’era di più. Non erano notizie di seconda mano. Sapevo per certo che aveva agito in quel modo in almeno un paio di occasioni. […] Avrei dovuto agire in maniera più responsabile. Avrei dovuto smettere di lavorare con lui.

Tarantino era a conoscenza di molte storie, sapeva del risarcimento nei confronti di Rose McGowan, ma soprattutto aveva ricevuto la diretta testimonianza di Mira Sorvino, al tempo sua compagna:

Quello che ho fatto è stato sminuire il tutto. Tutto quello che dirò ora suonerà come una scusa del cavolo. [Quando ho saputo di Mira] sono rimasto pietrificato. Non potevo credere che avesse fatto una cosa del genere in maniera così sfacciata. Ma quello che mi sono detto al tempo è che forse era sul serio preso da Mira e che proprio per questa infatuazione avesse oltrepassato il limite. […] Alla fine mi ritrovai a minimizzare, immaginando il tutto come la classica scena anni ’50/’60 del capo che insegue la sua segretaria intorno alla scrivania. E aver considerato tutto questo normale mi fa provare moltissima vergogna.

Il regista ha concluso invitando tutti i colleghi che finora hanno deciso di non parlare a togliersi questo peso, denunciano comportamenti che non si possono e non si devono più tollerare non solo nel mondo del cinema ma in qualsiasi altro ambiente. Tutto questo influirà in maniera negativa sulla sua carriera e sui suoi prossimi progetti? A questa domanda Quentin Tarantino ha esitato, per poi rispondere: «Spero di no».

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