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Harvey Weinstein licenziato dalla compagnia che ha fondato in seguito allo scandalo di molestie sessuali

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Di Marlen Vazzoler

Negli ultimi mesi la comunità cinematografica americana ha subito dei duri colpi, quando una serie di nomi prominenti sono stati coinvolti in diversi scandali relativi agli abusi sessuali. Ad agosto la catena indipendente Cinefamily aveva sospeso tutte le sue attività in seguito alle dimissioni degli esecutive; lo scorso ottobre il capo redattore di Birth.Movies.Death Devin Faraci aveva lasciato il sito dopo esser stato accusato di molestie; il mese scorso il fondatore di Ain’t It Cool Harry Knowles si è preso un congedo quando diverse donne lo hanno denunciato pubblicamente per molestie sessuali; infine in questi giorni Andy Signore, creatore di Honest Trailers, è stato licenziato dopo una serie di molteplici accuse da parte di alcune donne vittime di abusi sessuali.

Nelle stesse ore in cui Signore veniva licenziato, un magnate di Hollywood ha subito il suo stesso destino: Harvey Weinstein, il co-fondatore della compagnia indipendente The Weinstein Company. Tramite un comunicato stampa ieri è stato annunciato che i membri rimanenti del consiglio di amministrazione hanno licenziato Harvey Weinstein in seguito al suo coinvolgimento in uno scandalo sulle molestie sessuali, lasciando il controllo della compagnia al fratello Bob Weinstein, e al direttore operativo David Glasser.

“Alla luce delle nuove informazioni sulla cattiva condotta di Harvey Weinstein che sono emerse negli ultimi giorni, i direttori della Weinstein Company – Robert Weinstein, Lance Maerov, Richard Koenigsberg e Tarak Ben Ammar – hanno stabilito ed hanno informato Harvey Weinstein che il suo impiego nella The Weinstein Company è terminato, con effetto immediato”.

Il caso è esploso quando il New York Times ha pubblicato un reportage che documentava decenni di vertenze giuridiche derivanti da accuse di molestie sessuali date da ex impiegate e associate, a cui si sono aggiunte le accuse di inadeguate avance sessuali dall’attrice Ashley Judd. Venerdì la compagnia aveva sospeso Weinstein e annunciato un’investigazione interna guidata dall’avvocato John Kiernan della Debevoise & Plimpton LLP.

Intanto nuove accusatrici continuavano a farsi avanti, tra cui Lauren Sivan ex giornalista di Fox News e una giornalista di KTTV ha detto che Weinstein una volta si è masturbato di fronte a lei, dopo averla messa all’angolo in un ristorante. Mentre domenica la scrittrice freelance inglese Liza Campbell ha detto che Weinstein le aveva chiesto di fare un bagno insieme, quando era andata nel suo hotel per un incontro di lavoro.

Nel fine settimana Weinstein ha lottato per il suo posto di lavoro, non riuscendo mai a dare una risposta coerente: prima ha ammesso con il Times i suoi passati errori, poi il suo avvocato ha minacciato di denunciare la rivista per affermazioni diffamatorie.

Nel frattempo diversi membri del consiglio di amministrazione leali a Weinstein se ne sono andati disgustati.

Gli era stato chiesto di licenziarsi ma non ha voluto, così non riuscendo a raggiungere un accordo finanziario la compagnia ha deciso di licenziarlo. L’investigazione continuerà nonostante il licenziamento, inoltre dovremmo attendere qualche giorno per sapere se Weinstein denuncerà o meno il consiglio.

Le accuse si estendono fino ai tempi in cui dirigeva lo studio indipendente Miramax, della Walt Disney Co. Nelle ultime 48 ore Weinstein ha perso degli alleati chiave: l’avvocato Lisa Bloom che si è licenziata sabato, il suo consigliere Lanny Davis, ex aiutante di Bill Clinton alla Casa Bianca, venerdì si è licenziato un terzo del consiglio, tra cui i miliardari Marc Lasry e Dirk Ziff, e l’esecutive della Technicolor, Tim Sarnoff.

Seth Rogen, Lena Dunham, Brie Larson, Judd Apatow e Meryl Streep hanno fornito sui social o con delle dichiarazioni ufficiali il loro supporto alle vittime ed hanno condannato Weinstein.

Lo scandalo inoltre influenzerà molto probabilmente, negativamente, le chance di The Current War e di Wind River di lasciare il loro segno agli Oscar 2018.

Fonti Deadline, Variety, deadline, Variety foto AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (24/5/2017)

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