Recensione a cura di Marco Alama
Su ScreenWEEK amiamo parlare di immagini. Ci occupiamo di film, dopotutto.
Siamo colpiti da una fotografia che lascia senza fiato e innervositi quando la forza delle immagini non celebra abbastanza un film per cui avevamo aspettativa. Per molti versi, poi, amiamo il fumetto quanto i film. Soprattutto, amiamo i fumetti in cui le immagini e il testo hanno una somma maggiore al valore delle singole parti. Il fumetto, insomma, ci piace, e anche parecchio. Per questo motivo apprezziamo il lavoro svolto da Bao Publishing, capace di valorizzare l’opera degli autori con una visione e una resa propri di chi il proprio lavoro, prima di farlo, lo ama. In questa occasione la nostra attenzione è stata catturata da Gli Anni che Restano, di Brian Freschi e Davide Aurilia.
Di solito, quando approccio un libro o un fumetto che non ho mai letto, non do così peso al titolo. Mi soffermo sui disegni, sulla quarta di copertina, ma quasi mai sul titolo. Per cui, mentre sto scrivendo tenendo di fianco a me il bellissimo Gli Anni che Restano di Brian Freschi e Davide Aurilia, sorrido. Sorrido pensando alla singolare sensazione che hai quando una storia diventa vera, esce dalle pagine del libro per farsi spazio tra le pagine della tua vita, interrogandoti e sfidandoti ad andare oltre alla lettura.
Mauro e Antonio sono amici fin da bambini. Giocano, viaggiano con la fantasia. Fanno quello che i bambini dovrebbero fare, spensierati e liberi.
Poi gli anni passano, le cose cambiano. Bologna è squassata da lotte studentesche, le giornate di Mauro e Antonio dai ritmi sregolati della vita di studenti. Poi, a ognuno di loro accade una vita diversa, che li porta ad allontanarsi per molto tempo.
Tentare di colmare la loro lontananza è ciò che porta Mauro, anni dopo, nei luoghi della giovinezza. Per ritrovare qualcosa di perduto, riappropriarsi della memoria e scoprire di più sull’amico, in un viaggio che è un’occasione per riscoprirsi come individuo, per ritrovare i ricordi perduti o sopiti e accettarli, per vivere finalmente Gli Anni che Restano.
Bao pubblica una storia ricca di vita, emozione e colore: un inno a ritrovare il bambino che esiste in noi, richiamando nel cuore il passato su cui costruire le fondamenta di un futuro migliore.
Un caldo invito a riscoprirsi, a viaggiare dentro e fuori di sé. Consigliato a chi ama perdersi, ma anche a chi aspetta di ritrovarsi.
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