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31 ottobre 2017 • 15:00 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Capitan Mutanda – Il supereroe è nudo nello spassoso film DreamWorks: la recensione

Capitan Mutanda adatta brillantemente i romanzi di Dev Pilkey in un film anarchico ed eterogeneo, dove la risata è una forma di resistenza.
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Se la rivale Pixar adotta una politica rigorosa che punta su soggetti originali e un character design sempre coerente, la Dreamworks gioca invece sul versante opposto, affidandosi talvolta alle fonti letterarie (come in Shrek o Dragon Trainer) e variando il “tratto” dell’animazione a seconda delle esigenze. Non c’è quindi da sorprendersi che Capitan Mutanda offra un’ulteriore variazione sul tema, distinguendosi nettamente dagli altri film Dreamworks già a partire dai disegni: alla base del progetto c’è infatti l’omonima serie di libri per ragazzi di Dev Pilkey, un successo mondiale da 70 milioni di copie che, insieme a Diario di una schiappa, ha saputo catturare anche i bambini americani meno propensi alla lettura.

Lo sceneggiatore Nick Stoller (I Muppet, Cattivi vicini) e il regista David Soren (Turbo) trovano la chiave giusta per adattare il primo e il quarto romanzo della saga, confezionando un ottovolante metanarrativo che amalgama stili e tecniche diverse, dove la CGI è contaminata dai disegni animati e persino dai pupazzi. Di fatto, è come se l’intero film fosse generato dalla fantasia dei piccoli protagonisti, George e Harold, amici per la pelle che frequentano la Jerome Horwitz Elementary School del terribile Preside Krupp. I due ragazzini trascorrono il tempo creando i fumetti di Capitan Mutanda, formidabile supereroe con mutandoni bianchi e mantello rosso, ma hanno anche l’abitudine di ordire geniali scherzi ai noiosissimi insegnanti della scuola. Ovviamente Krupp, il loro arcinemico, non li sopporta; anzi, odia tutti i bambini tranne lo zelante Melvin, lecchino stacanovista che non ha alcun senso dell’umorismo. Quando George e Harold sabotano un’invenzione del loro compagno al festival della scienza, il livoroso preside decide di metterli in classi separate, ma George riesce a ipnotizzarlo con l’Ipno-Anello 3D che ha trovato nei cereali: ora Krupp è convinto di essere Capitan Mutanda, e ne (s)veste i panni non appena i due bambini schioccano le dita. Ogni storia di supereroi, però, ha bisogno di un cattivo, e infatti al corpo docenti si aggiunge un misterioso scienziato, il Professor Pannolino, che vuole sradicare le risate dal mondo perché stufo delle prese in giro sul suo nome.

L’impressione è di trovarsi davanti a un film anarchico, folle e piacevolmente eterogeneo, dove i protagonisti mettono in discussione l’autorità costituita, che vorrebbe trasformare i bambini in futuri yes man sottomessi e compiacenti. E la risata, in tal senso, è la forma più pura di resistenza: non solo in modo canzonatorio, ma anche come manifestazione di una gioia condivisa, una complicità d’intenti che per George e Harold sfiora la simbiosi. La loro bromance si esprime nella parodia del racconto supereroistico, di cui Capitan Mutanda rispecchia e dileggia tutti i tópoi più rappresentativi, “uniforme” compresa: se i vecchi eroi dei fumetti indossavano calzamaglie con la biancheria disegnata all’esterno (pensate ai costumi classici di Superman e Batman), l’ovoide Krupp si denuda fino a vestire soltanto le mutande, elargendo pose plastiche degne dei suoi colleghi più quotati. Ne deriva un simpatico umorismo slapstick che si accompagna a gag o battute di natura più scatologica, ma restando sempre fedele allo sguardo irriverente dei giovanissimi, senza eccessi di cattivo gusto.

La narrazione scalpita come un bambino in trip da zuccheri, moltiplicando gli stimoli audiovisivi per nutrirne costantemente l’attenzione. George e Harold si rivolgono direttamente al pubblico, mettono in scena le loro fantasie, divagano e trovano sempre un lato buffo in ogni cosa, parcellizzando il film in numerosi “quadri” immaginifici che si sovrappongono gli uni agli altri, spesso variando le tecniche di animazione. Nonostante la concreta minaccia del Professor Pannolino, sono loro i veri demiurgi della storia, al punto da intervenire come narratori e bloccarne il flusso quando serve. In quanto tali, i due brillanti ragazzini riescono anche a intervenire sulla vita privata di Krupp, antagonista/eroe che cela una profonda solitudine e vive in una casa dove tutto è triste… ma l’amore per una bidella potrebbe riscaldare l’ambiente, realizzando un tenero idillio fra emarginati sociali.

Insomma, si ride e ci si diverte combattendo il “sistema”, con un coraggio che molti film d’animazione hollywoodiani – ben più rigidi e impostati, anche a livello grafico – possono solo sognarsi. Spassoso per i più piccoli, e non solo.

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