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13 settembre 2017 • 19:10 • Scritto da Andrea Suatoni

Valerian e la città dei mille pianeti – Luc Besson a Roma per presentare il suo ultimo film

Luc Besson in persona ha accolto la stampa a Roma per presentare il film che attendeva fin da bambino di realizzare: Valerian e la città dei mille pianeti!
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Valerian e la città dei mille pianeti, l’ultimo film di Luc Besson, arriverà i tutti i cinema italiani a partire dal 21 Settembre; il regista Luc Besson è oggi in visita a Roma per le presentazione del film: ecco cosa ci ha rivelato riguardo i retroscena della sua ultima fatica!

Questa sera stessa inoltre non perdete la diretta Facebook alle 20:30 con Luc Besson intervistato da Roberto Recchioni, che precede un’anteprima straordinaria del film a Roma! Qui il link!

Ha affermato di essere appassionato del fumetto di Valerian fin da bambino: oggi invece, da adulto, legge ancora fumetti?

Leggo ancora fumetti: spesso in effetti mi danno dell’infantile, anche se io non m sento tale. In ogni caso non ho mai dimenticato il “piccolo Luc”, con il quale ho tutt’ora un ottimo rapporto. Un filosofo diceva che “Il bambino è il padre dell’uomo”: sento di rientrare un po’ in questa definizione.

Si è ispirato ad altri film di genere fantascientifico per Valerian?

Quando si inizia a girare un film di fantascienza, è fondamentale cercare di discostarsi da tutto ciò che si è assorbito in precedenza. Ad esempio, per gli sketch iniziali riguardo la ricostruzione del mondo e delle razze del futuro, ho investito 6 artisti, che non ho mai fatto conoscere o comunicare fra loro. Sicuramente ho comunque ricevuto delle influenze da Lucas e dal suo Star Wars, che ha completamente rivoluzionato il genere fantascientifico.

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Il film si fa portavoce del “girl power” ed anche di una metafora di ciò che è accaduto durante il nazismo… 

Credo che le donne siano l’avvenire degli uomini. Ho un grande rispetto per le donne: durante un conflitto, gli uomini tendono ad affrontare le difficoltà con violenza, mentre le donne si rifanno molto di più al loro cervello ed al loro cuore. Dovrebbero sempre essere prese d’esempio dagli uomini: ad esempio, quando mai è stata dichiarata una guerra da una donna…? Dovremmo passare totalmente a loro il potere!

Il film indaga sui quei popoli e quei paesi che sono astati massacrati in nome della religione, dell’economia, addirittura del progresso: pensiamo ai nativi americani, o ovviamente agli ebrei. Se parliamo ai giovani di quel che è successo nell’ultima guerra, raccontando magari cosa è accaduto a 6 milioni di ebrei, non riusciamo a catturare la loro attenzione; mio figlio invece dopo aver visto Valerian ha individuato e compreso l’orrore del genocidio commesso verso 6 milioni di individui del popolo Pearls. Ed è da lì che ho preso lo spunto per fargli capire che quell’orrore è accaduto davvero, nella realtà, non moltissimo tempo fa.

Nella parte finale del film, notiamo una evidente parentesi ecologica: avrebbe voluto svilupparla più a fondo? O era una tema minore rispetto agli altri?

E’ un tema che viene trattato già a partire dal fumetto. Nel film abbiamo introdotto il tema cercando di non strafare, soppesandolo con gli altri importanti contenuti senza insistere troppo. Il messaggio più importante che ho voluto trasmettere è la mancanza in seno al popolo Pearls del senso di vendetta: questo popolo ha perso tutto, ma l’unica cosa che vuole è recuperare le proprie radici.

Valerian e la città dei mille pianeti è da considerasi come il primo film di una trilogia?

Mi piacerebbe molto: potrei anche andare oltre i 3 film, ma non sta a me decidere purtroppo, a livello economico le dinamiche sono differenti da quelle artistiche, che sono quelle che mi riguardano e mi interessano.

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Il film è dedicato a suo padre: è lui che l’ha ispirata a realizzarlo?

E’ stato mio padre a regalarmi il primo fumetto di Valerian quando avevo 10 anni, anche se dubito che il suo fine ultimo fosse quello di ispirarmi a produrre un film… Purtroppo è venuto a mancare prima della fine della produzione, e non l’ha potuto vedere. Almeno, non da quaggiù.

E quanto invece è stato ispirato da James Cameron?

E’ stato James ad inventare la tecnologia che anche io ho usato in Valerian, con Avatar. Lo considero come un generoso fratello maggiore, che ha permesso sia a me che a molti altri di approfittare del suo ingegno, al tempo mi invitò anche numerose volte sul set. Gli devo molto.

Ha affermato di aver atteso per anni l’arrivo della tecnologia necessaria a girare Valerian: c’è forse qualcosa che ha immaginato e che non ha ancora potuto realizzare perché non esiste ancora un tecnologia adeguata?

La tecnologia odierna se utilizzata bene apre ad un unico limite: l’immaginazione. E quella in effetti non mi è mai mancata.

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Dean Dehaan, Cara Delevingne: come è stato lavorare con un cast così giovane?

Sono attori giovani, ma anche ottimi attori. Credo sia positivo cercare di rinnovare il panorama cinematografico da questo punto di vista, senza chiamare sempre gli stessi pochi volti noti. Ogni nuova generazione porta con sé un’ondata di freschezza, spesso ad esempio si trovano più a loro agio con dinamiche più tecnologiche cui anche i più esperti faticano ad adattarsi.

Può raccontarci la genesi della spettacolare scena che vede protagonista Rihanna?

Il personaggio di Rihanna, Bubble, esiste nei fumetti già dal 1975, ed è un personaggio che ritengo importantissimo. Mi piace il fatto che le sue straordinarie capacità le procurino sofferenza, nella sua impossibilità di trovare una propria identità. Quando ho pensato al ruolo, ho pensato immediatamente a Rihanna, speravo che accettasse e così è stato. Chi altro può vantare di avere diretto in un film di fantascienza Rihanna che recita Shakespeare?

Osservando la sua filmografia si nota un’evoluzione un po’ particolare: da pellicole più adulte e cupe è passato pian piano a pellicole più fanciullesche ed in un certo senso mainstream. A cosa è dovuto questo cambiamento?

Non ho mai pensato di voler arrivare ad un determinato tipo di pubblico: credo che la mia evoluzione sia dovuta all’evoluzione della società che ho avuto intorno ma anche alla mia crescita personale, da non più giovanissimo ho forse iniziato a lavorare su qualcosa di meno provocatorio e magari più divertente.

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Il lato ironico è fortemente presente nel film…

L’ironia è un mezzo molto potente, soprattutto se si vogliono affrontare temi scottanti. Il contrasto fra una situazione drammatica ed un cenno di ironia riesce ad evidenziare meglio determinati temi.

Come si è trovato a lavorare con il compositore Alexander Desplat?

E’ un musicista straordinario, un uomo con una grandissima esperienza ma che è assolutamente in grado di collaborare umilmente.

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