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The Meyerowitz Stories: una commedia dolceamara di enorme spessore psicologico, la recensione #NYFF55

The Meyerowitz Stories: una commedia dolceamara di enorme spessore psicologico, la recensione #NYFF55

Di Redazione SW

Recensione a cura di Adriano Ercolani

A dodici anni dal suo osannato Il calamaro e la balena Noah Baumbach torna a raccontare una storia familiare, di affetti spezzati e illusioni artistiche mai diventate (veramente) realtà. Attraverso la narrazione a capitoli dedicati a ogni membro ella famiglia Meyerowitz il regista compone un quadro umanissimo e spiritoso di entità perse nella propria frustrazione, capaci di amarsi l’un l’latro senza mai veramente connettere. Tre generazioni composte da padri distratti o fin troppo affettuosi, figli corrosi dal rimorso o dall’incapacità di perdonare, nipoti in cerca della propria identità, così difficile da identificare quando i modelli familiari sono talmente confusi…

Girato a bassissimo budget e con un’idea di messa in scena immediata, dedita a catturare la verità del momento nella performance degli attori, The Meyerowitz Stories (New and Selected) è soprattutto un film di scrittura raffinata, di dialoghi reali e al tempo stesso eleganti, capaci di intenerire lo spettatore e un istante dopo di farlo scoppiare a ridere. Baumbach continua il suo percorso di ricerca di equilibrio tra la poetica del quotidiano e la rappresentazione di una New York borghese, intellettuale, quasi classista. Eppure in questo caso ogni ostentazione autoriale è lasciata da parte, a contare sono soltanto i personaggi e la loro vita interiore, delineata con enorme sensibilità. Ad aiutare Baumbach nella riuscita del suo film corale un cast impeccabile, dove a brillare sono i due fratelli Ben Stiller e Adam Sandler, entrambi probabilmente capaci di sfornare la migliore della loro carriera troppo spesso votata alla commedia superficiale (soprattutto per quanto riguarda il secondo). Vederli lavorare sulle sfumature e sul pudore delle emozioni che riescono a esprimere e insieme trattenere, è un’emozione che arriva dritta la cuore, e conferma la capacità del regista di saper dirigere i suoi attori al meglio. Nel gruppo di contorno vogliamo però menzionare con pieno merito una Emma Thompson soave nella sua leggerezza e un Dustin Hoffman finalmente tornato ai livelli altissimi che gli competono.

Noah Baumbach sembra essersi scrollato di dosso una volta per tutte quella patina leggermente distaccata con cui ha realizzato alcuni dei suoi film precedenti e ha diretto una commedia dolceamara di enorme spessore psicologico, a tratti veramente sublime nell’abbinare leggerezza del tocco e profondità introspettiva. Osiamo scrivere senza troppo timore di essere smentiti questo suo ultimo lavoro è anche il migliore da lui realizzato.

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