L’Ora più Buia, la recensione del film di Joe Wright con Gary Oldman #TIFF17

L’Ora più Buia, la recensione del film di Joe Wright con Gary Oldman #TIFF17

Di Redazione SW

Recensione a cura di Adriano Ercolani

Nominato primo ministro all’inizio del maggio 1940, quando la Germania nazista stava dominando la guerra sul terreno francese costringendo le truppe inglesi alla ritirata di Dunkirk, Winston Churchill si trovò immediatamente di fronte al dilemma più grande: terminare una guerra che stava perdendo o continuare a combattere Hitler sacrificando centinaia di migliaia di ulteriori vite umane? L’Ora più Buia invece di essere un biopic a tutto tondo si sofferma sui giorni drammatici che lo storico politico inglese dovette affrontare.

La scelta del regista Joe Wright e soprattutto dello sceneggiatore Anthony McCarren fin dall’inizio si rivela personale, quasi spiazzante: L’inizio del film è infatti decisamente più leggero di quanto ci si aspettava: l’intenzione è esplicitamente quella di fare in modo che il pubblico entri subito in sintonia con un personaggio complicato come Churchill, mostrandolo nei suoi momenti privati attraverso una certa dose di ironia in particolar modo nei siparietti domestici. L’effetto ottenuto da questo prologo (forse un po’ troppo lungo) è certamente spiazzante. Quando poi parte la storia vera e propria di come Churchill dovette resistere alle pressioni riguardo il firmare l’eventuale armistizio con la Germania nazista, L’Ora più Buia riprende decisamente quota, scandito visivamente dalla ricercatezza di Wright per l’inquadratura ad effetto o il taglio di luce espressivo, scelte che in qualche momento orientano lo spettatore verso la bellezza della messa in scena piuttosto che tenerlo ancorato alla forza emotiva del dramma raccontato. Un certo squilibrio in questo film consiste nell’essere pieno di bei momenti di cinema che non sono sempre coerenti tra loro, pur risultando indubbiamente ipnotici.

Per quanto riguarda l’interpretazione di Gary Oldman nei panni di Churchill si parla già di candidatura all’Oscar sicura, e a nostro avviso con piena cognizione di causa. L’attore non soltanto si avvantaggia dell’enorme somiglianza fisica regalatagli dal grande lavoro di trucco, ma lavora sulla modulazione della mimica e della voce con un’aderenza al personaggio reale impressionante. Nel complesso la sua interpretazione è tecnicamente maestosa, ineccepibile, di quelle che si ricordano per l’enorme lavoro di mimesi. Accanto a lui però meritano di essere citati anche grandissimi comprimari come Kristin Scott Thomas, Stephen Dillane e un superbo Ben Mendelsohn nei panni di re Giorgio VI. Anche per lui si potrebbe parlare di possibile nomination come attore non protagonista.

L’Ora più Buia possiede un maestoso protagonista, una storia contemporanea dolorosa ed emozionante da raccontare, un’idea di messa in scena in alcuni momenti piuttosto sovraccarica quando invece un lavoro maggiormente in sottrazione avrebbe accentuato la presa emotiva sul film stesso. Lo spettacolo rimane confezionato con eccellente qualità, impossibile negarlo, eppure probabilmente con una maggiore misura nel tono della messa in scena il film avrebbe potuto essere ancora più emozionante.

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