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20 settembre 2017 • 16:15 • Scritto da Redazione SW

5 motivi per guardare Trollhunters, anche se hai trent’anni

Imparate a non dover giustificare il vostro amore per la letteratura per ragazzi o i cartoni o i fumetti. Non c’è nulla di male nel rimanere un po’ bambini. Ecco 5 validissimi motivi per guardare Trollhunters, anche se avete trent’anni...
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Articolo a cura di Michele Monteleone

Quando a casa hai un ragazzino, finisce che passi le tue giornate a raccogliere vestiti e avanzi di cibo ovunque, a cercare un modo di schiodarlo da davanti alla televisione, per ritrovarlo poco dopo attaccato allo schermo del pc…
È il mio problema.
Certo avere un ragazzino per casa ha anche le sue note positive, come ad esempio poter guardare, senza nessun senso di colpa, ore e ore di programmazione di cartoni animati.
Io, mentre scrivo questo pezzo, sto addentando un Mars mezzo squagliato, finito sotto un cuscino del divano, mentre guardo le ultime puntate di Trollhunters su Netflix.
Come dite?
Quanti anni ha mio figlio?
Io non ho nessun figlio!
Forse ho creato un po’ di confusione, ma ho specificato che è il MIO problema. Ho trent’anni, vivo da solo e mi piace un sacco guardare i cartoni animati e leggere libri per quella fascia d’età detta “Young Adult”. Mi sa che un giorno mi deciderò a crescere e a ricominciare a fare il bucato, per ora però posso comprare stock di t-shirt usa e getta da H&M e darvi 5 buone ragioni per finire di vedere con me Trollhunters, senza vergognarvi neanche un po’.

1 – Potete sempre dire che lo guardate perché vi piace Guillermo del Toro

Trollhunters è una serie Netflix, prodotta da DreamWorks animation, quelli di Dragon Trainer, per capirci, che segue le avventure del quindicenne Jim Lake, diventato, suo malgrado, il campione e difensore di una comunità di Troll.
Guillermo del Toro aveva inizialmente scritto la serie per essere un live action sul genere di Stranger Things, ma per problemi di budget, è stata trasformata prima in un libro e poi in un una serie animata. Ai vostri amici che vi beccheranno ad alzare la vostra riproduzione del medaglione dei Trollhunters, gridando la formula magica che lo attiva, potete quindi dire che lo fate perché siete fan del regista messicano (e ricordargli che facevano anche loro la stessa cosa con la spada di He-Man). Comunque non starete dicendo una completa bugia: infatti è vero che si vede chiaramente l’impronta di Guillermo del Toro e che chi ha amato Il labirinto del Fauno o Hellboy troverà tanto dell’immaginario che caratterizza le produzioni del regista. In particolare quel gusto, qui filtrato per un pubblico più giovane, per le atmosfere gotiche mostri inquietanti.
Devo anche ammettere che il character design del personaggio del capo della comunità dei Troll, Vendel, da bambino mi avrebbe provocato un piacevole brivido lungo la schiena, simile a quello che alimentava i miei incubi con protagonista Re Cornelius, il villain di Taron e la pentola magica.

Vendel

2 – Siete rimasti orfani di Stranger Things

Stranger Things è finito, ma il vostro bambino interiore non la smette di scalciare per uscire a giocare. Avete provato a placarlo rivedendo i Goonies e Stand by Me, ma non sembra ancora soddisfatto? Trollhunters è la soluzione per voi.
Come tutta quella letteratura che ha ispirato Stranger Things, e che ha al suo apice i lavori del RE, anche Trollhunters parte con dei bambini in sella a una bicicletta, inseguiti da un pericolo che crede di essere più grande di loro, ma che dovrà presto scontrarsi con le impreviste risorse di un adolescente. Sebbene la serie non sia ambientata nel Maine, ma per le assolate strade di San Bernardino, in California, e ai nostri giorni e non negli anni 80, il respiro è quello della tradizione partita da King, passata per Simmons e Lansdale. Una tradizione fatta di adolescenti coraggiosi che sconfiggono le loro paure, crescono e vincono contro il male. Non ci metterete molto a iniziare a tifare per lo smilzo Jim e il sorriso d’acciaio del cicciottello Toby perché sono dei perdenti, ma anche dei giusti.

3 – Alla fine rimaniamo tutti degli eterni adolescenti

Le storie come quella di Trollhunters, sono tra le più universali e facilmente condivisibili che esistano. La verità è che l’adolescenza è davvero uno dei momenti più formativi che esistano e che, nel bene o nel male, ci lascia addosso segni indelebili e, nel momento in cui ci viene ricordata, provoca ingenti dosi di nostalgia. A quell’età si scoprono le ragazze (o i ragazzi) e di quanto un cuore possa far male anche più di un ginocchio sbucciato (parametro di misurazione del dolore per un preadolescente). Si mette in discussione l’autorità, si forma la propria morale e si scopre che bene e male non sono concetti tanto granitici come ci si potrebbe aspettare. Si viene mollati da Giulia per uno più basso di te e di lei, che qualcuno deve spiegarmi che senso ha, nessuno mi aveva avvertito fosse una roba plausibile, tutti a dire altezza mezza bellezza e poi sto nano da circ… ok, forse mi sono lasciato trasportare in un campo non troppo universale…
Tornando a Trollhunters, la storia fa il suo sporco lavoro di racconto di formazione, senza barare, il ritrovamento del medaglione che può evocare una spada e un’armatura magiche, non risolve i problemi dei nostri due ragazzini sfigati, ne crea solo di nuovi e diversi e forse anche più complicati. Certo, dopo aver affrontato orde di mostri di tutti i tipi, potrebbe sembrare più facile farsi avanti per baciare la bella del liceo… potrebbe.

4 – Nessuno resiste a spade e magie e mostri e mondi fantastici…

Forse è una roba prettamente maschile, ma c’è un fascino strano nel menare qualcuno con una spada, può testimoniare questa mia passione, mio fratello a cui, a sei anni, ho fatto saltare un incisivo.
Potete avere il mutuo da pagare, bollette arretrate e il capo a lavoro che vi sta con il fiato sul collo, ma sono certo che capita anche a voi, mentre fate le pulizie per casa, di agitare in aria lo swiffer emettendo con la bocca i suoni di un affondo o di una parata. Ammettetelo serenamente, non vi giudicherò certo io…
Dato per assodato che piace anche a voi fare i cretini con lo spolverino, c’è da dire che in Trollhunters c’è tanto materiale da mettere in scena durante le pulizie. Infatti durante la serie il protagonista, Jim, ha la capacità di evocare una spada e un’armatura magica e andando avanti l’armatura evolve e gli da la possibilità di utilizzare due lame corte gemelle e uno scudo. I compagni di avventure di Jim, possiedono a loro volta armi magiche e i nemici impiegano tutta una serie di incantesimi e artefatti per provare a sconfiggere il Trollhunter, che fomenteranno le vostre fantasie. Il mondo di Trollhunters è complesso e vario, pieno di ottime idee narrative. La mia preferita in assoluto è quella per cui Angor Rot, uno degli arcinemici di Jim, sia in grado di intagliare delle bamboline create dalla propria pelle coriacea e, tramite quelle, dare vita a dei golem praticamente da qualunque materiale… compreso il manto erboso del campo di calcio della scuola.

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5 – Quando avete finito i 26 episodi della serie avete ancora il libro da leggere

La serie in onda su Netflix, composta da 26 puntate, si ispira al libro scritto da Del Toro insieme a Daniel Kraus, uscito in Italia per De Agostini, che narra per primo le vicende del prode Jim, difensore del mercato dei Troll e dell’umanità intera. La buona notizia è che una volta che avete consumato le vostre scorte di patatine, seduti sul divano a divorare la prima stagione di Trollhunters in un binge watching furioso, potete scrollarvi di dosso le briciole accumulate sul maglione di pile (non ci provate, lo so che siete vestiti così quando vi abbrutite davanti alla tv) e andare in una libreria a procurarvi il libro di Del Toro, confortati dal fatto che è abbastanza dissimile dalla serie, da rimanere una lettura piacevole anche dopo la vostra full immersion con il cartone. Infatti il libro, rispetto alla serie, è forse un po’ più dark, un po’ più vicino nello spirito a It di King, anche se rimane comunque, nella forma e nei contenuti, una storia dedicata ai giovani.

trollhunters-copertina

Nota a piè di pagina o anche “come fregare il sistema e godersi la letteratura per ragazzi
Se siete giovini virgulti, vivete l’età più bella, anche se non ne siete ancora coscienti, e potete entrare in quella libreria a testa alta e comprarvi quello che volete, dirigervi all’area per ragazzi e prendere la vostra copia di Trollhunters con un sorriso sulle labbra. Se invece, come me, avete appena trovato il vostro primo capello bianco, vi consiglio una tattica evasiva: vi basterà dotarvi di una copia di Ermeneutica e Grecità e camminare in cerchi concentrici fino all’area dedicata ai ragazzi. Prima di entrare nella libreria siate certi di riconoscere al volo la copertina di Trollhunters, quindi avvicinatevi rapidamente allo scaffale 10-14 anni e afferratela. Correte alla cassa, posizionando il vostro libro davanti alla commessa tra la vostra copia di Ermeneutica e Grecità e una di Fenomenologia dello Spirito che avete trafugato dalla sezione Libri che nessuno ha letto fino in fondo, ma che fanno bella figura su un tavolino da caffè, e pagate fingendo un’aria intellettuale. Se interrogati dall’inopportuna commessa, chiedete un pacchetto regalo per il vostro “nipotino”.
Oppure…
Oppure imparate a non dover giustificare il vostro amore per la letteratura per ragazzi o i cartoni o i fumetti, con lo stesso tono mortificato che usereste se vi avessero beccato a rubare le caramelle. Non c’è nulla di male nel rimanere un po’ bambini.

Illustrazione di Marco Matrone

trollhunters

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