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Game of Thrones: Recensione dell’episodio 7×03, “The Queen’s Justice”

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 7×03, “The Queen’s Justice”

Di Andrea Suatoni

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Game of Thrones è entrata assolutamente nel vivo: il terzo episodio della serie tratta dai romanzi di George R. R. Martin si è rivelato un susseguirsi di colpi di scena che non solo hanno ribaltato completamente l’impostazione dello show (che furbamente nella scorsa stagione era stato indirizzato verso l’inevitabile sconfitta di Cersei Lannister), ma ci hanno mostrato alcuni importantissimi incontri che i fan attendevano da tempo; se il primo era stato preparato alla perfezione (quello fra Daenerys e Jon) gli altri ci hanno colto totalmente alla sprovvista…

THE QUEEN’S JUSTICE

A Roccia del Drago, la sedicente legittima Regina dei Sette Regni incontra il Re del Nord: l’incontro fra Daenerys Targaryen e Jon Snow vede entrambi giocare sul filo del rasoio, fra orgoglio, frecciate più o meno velate e forse – con meno malizia di quanto potrebbe credersi, visto che le trame di Game of Thrones vanno fisiologicamente perdendo in imprevedibilità quanto più ci si avvicina al finale – il principio di un rispetto che potrebbe scaturire in amore. Nessuno dei due regnanti è deciso a rinunciare al proprio obiettivo, ed in quest’ottica scopriamo una Daenerys sempre meno simile a quella che credevamo di conoscere (risulta quasi impensabile che rifiuti in modo totale l’esistenza di qualcosa come gli Estranei, lei che è madre di tre draghi).
I perfetti dialoghi fra i presenti a Roccia del Drago si risolvono, grazie alla mediazioni di Tyrion Lannister, nell’inizio di un’alleanza fra Jon e Daenerys: nessun aiuto reciproco per ora, ma agli uomini del nord viene accordata la possibilità di estrarre il Vetro di Drago per farne delle armi contro i non-morti.

Euron Greyjoy torna vittorioso da Cersei Lannister ad Approdo del Re, portando in dono Ellaria Sand, assassina di Myrcella Baratheon. L’incontro fra Ellaria e la regina ci regala forse una delle migliori scene di sempre della Leonessa Lannister: la vendetta di Cersei è perfetta, ed anche se il personaggio è ormai a tutti gli effetti un vero e proprio villain nessuno può fare a meno di pensare che le vipere di Dorne si siano meritate il loro destino.

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A nord, ci viene mostrata l’abilità di Sansa Stark (che per quanto sembri odiare Ditocorto, finisce sempre per tenerselo accanto) nel governare Grande Inverno: forse mai come prima di questo episodio la ragazza ci viene mostrata diversa, cresciuta, padrona delle proprie scelte. Fino al momento in cui incontra suo fratello Bran, arrivato dalla Barriera. Il dialogo con il fratello – visibilmente provato dal suo viaggio e dalla “trasformazione” nel Corvo a Tre Occhi – riporta a galla tutta la sua vulnerabilità, che credevamo erroneamente esser stata superata.

Il destino di Jorah Mormont viene risolto in fretta: il Morbo Grigio è sparito e l’uomo potrà quindi ricongiungersi all’amata Daenerys. La velocità con cui Sam è riuscito a guarire Jorah ci fa credere che forse il personaggio abbia un ampio ruolo da giocare nella stagione in corso…

L’epilogo dell’episodio è dedicato a due importantissime battaglie, che ci vengono mostrate solamente in parte. La prima è quella degli Immacolati a Castel Granito: la dimora dei Lannister viene facilmente conquistata dalle armate di Verme Grigio, poiché praticamente sguarnita. Infatti, il grosso delle forze di Jaime Lannister è ad Alto Giardino, dove i lord dell’Altopiano, seguendo l’esempio di Randyll Tarly (il padre di Sam) si sono ribellati ai Tyrell alleandosi con i Lannister. A farne le spese è Lady Olenna, che ci dà l’addio con la forza la sfrontatezza che l’hanno sempre distinta: tracannando un bicchiere di veleno e confessando l’omicidio di Jeoffrey Baratheon.

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CERSEI

La genialità degli autori di Game of Thrones emerge prepotentemente in questo terzo episodio della settima stagione: Avevamo lasciato lo scorso anno Cersei Lannister completamente con le spalle al muro, mentre le forze congiunte di Daenerys, di Dorne e dei Tyrell si univano contro di lei. La regina sembra invece procedere sempre di più su una strada spianata verso la vittoria: non solo la Madre dei Draghi non può più contare sulla flotta dei Greyjoy, ma ora ha perso anche gli altri suoi alleati, mentre l’oro dei Tyrell è andato a colmare i debiti di palazzo con Bravoos. Cersei e Jaime, che avevamo sempre sottovalutato rispetto al “fratello intelligente” Tyrion, si sono rivelati molto più furbi del Folletto: hanno previsto le sue mosse, aggirato le sue tattiche muovendosi imprevedibilmente su una scacchiera che volge sempre più a loro favore.

La Banca di Ferro vede con favore il regno di Cersei, che dopo la conquista dell’Altopiano ha risolto i debiti di corte; la flotta di Yara (prigioniera ad Approdo del Re) e Theon è stata completamente annientata; gli Immacolati sono bloccati da un astuto piano a Castel Granito, dopo che Euron ha distrutto le navi che li avrebbero dovuti riportare a casa; infine Qyburn pare aver addirittura trovato un’arma in grado di fronteggiare i draghi. Chi può fermare Cersei?

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JAIME

Jaime Lannister si dimostra ancora una volta il personaggio la cui evoluzione è stata più profonda dalle prime stagioni ad ora. Lo abbiamo odiato, lo abbiamo perdonato, abbiamo sofferto con lui ed abbiamo infine imparato ad amarlo e forse a sperare in lui. Sempre vinto dall’amore che prova per Cersei (che nella sua onnipotenza oramai non si preoccupa neanche più di nascondere l’incesto con il fratello), lo Sterminatore di Re è ormai un fine stratega, capace di rivaleggiare con quel Tyrion che ci aveva fatto innamorare di lui con la sua intelligenza.

Si tratta probabilmente del personaggio che ci regalerà, nel prosieguo di Game of Thrones, le scene più imprevedibili (almeno da chi non conosce i libri e la profezia del Valonqar…) e spettacolari: il suo essere in continuo divenire ed in bilico fra ciò che è, ciò che potrebbe diventare e ciò che maschera per amore della sorella è trattato in modo perfetto.

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LINEARITA’

Ormai è chiaro che Game of Thrones abbia perso molto di ciò che lo caratterizzava. Un cambiamento inevitabile: dopo 7 anni sappiamo ormai quali sono le storie fin qui imbastite e quali linee narrative andranno a chiudersi o ad aprirsi. La lotta fra Daenerys e Cersei e l’imminente battaglia di Jon Snow con il Re della Notte sono i due grandi filoni che gli autori ci hanno portato a seguire, e sebbene siano in grado di stupirci a livello “tattico” (con scene come la morte di Olenna Tyrell), moltissimi degli avvenimenti futuri sono in qualche modo scritti nella pietra. L’imprevedibilità non è più di casa, ed il risultato è che alcuni incontri, primo fra tutti quello fra Bran e Sansa, vengano gestiti in modo non proprio esemplare: per differenziare la scena dalla precedente riunione fra Sansa e Jon, la caratterizzazione di Bran è sembrata fin troppo forzata, così come le linee di dialogo attribuite a quest’ultimo. Teniamo le dita incrociate per il futuro arrivo di Arya a Grande Inverno…

Anche gli episodi hanno subito una sorta di cambiamento: una linearità non rinvenibile nelle prima stagioni, che qui crea ed esaurisce situazioni nel corso di un’unica puntata, quasi a voler trovare una sorta di autoconclusività fondamentalmente non necessaria. Come appena detto, solamente due sono ormai le storyline principali, mentre tutto ciò che sta attorno ad esse cerca affannosamente il modo di ritrovarle (l’esempio di Jorah, che si ricongiungerà a Daenerys) o di essere stroncato (l’opera di “sterminio” dei personaggi non più gestibili dagli sceneggiatori continua inesorabile, e in The Queen’s Justice a farne la spese sono Ellaria, Tyene e Olenna: a voler fare una previsione, i prossimi personaggi “scomodi” ad abbandonarci saranno Ditocorto, Brienne, Meera, Yara e Theon).

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