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Kim Jee-woon ci parla di The Age of Shadows e del live action In-rang: The Wolf Brigade

Kim Jee-woon ci parla di The Age of Shadows e del live action In-rang: The Wolf Brigade

Di Marlen Vazzoler

All’edizione 2017 del Florence Korea Film Fest, il regista Kim Jee-woon ha presentato il film The Age of Shadows che era stato proiettato lo scorso settembre alla 73 Mostra del Cinema Internazionale di Venezia.

La pellicola ha occupato la prima posizione al botteghino coreano per tre settimane consecutive ed è stata proposta per la categoria del miglior film straniero alla 89 edizione degli Oscar, dalla Corea del Sud. Inoltre ha vinto come miglior film nella categoria Action Features dell’edizione 2016 del Fantastic Fest.

Durante la conferenza con la stampa italiana, Kim Jee-woon ha spiegato come mai ha deciso di ambientare questa pellicola in questo particolare periodo storico.

“Innanzitutto ci sono stati molti film in Corea che hanno trattato di questo periodo storico, quando ero piccolo mi sono molto appassionato al movimento di liberazione della Korean Liberation Army, che si è distinto dagli altri presenti a quel tempo, perché era il più violento e per questo il Giappone ne aveva avuto più paura.
Ho pensato che rappresentandolo sullo schermo avrebbe avuto successo. Le ragioni per mettere in scena un film del genere, sono in primo luogo il patriottismo che è sicuramente chiarissimo nel film ma anche il raccontare in un modo interessante questa storia, in un modo che potesse piacere al pubblico.
L’anno scorso ci sono stati vari film che hanno trattato dell’invasione giapponese e tutte queste pellicole hanno avuto successo. Anche la mia.
Tra questi c’era anche The Handmaiden di Park Chan-wook che è ambientato sempre nello stesso periodo storico, però come vedrete tratta un tema molto diverso, quindi allo stesso tempo si tratta di due film completamente diversi, quello di Park chan-wook racconta una storia su dei perversi sessuali, mentre il mio di persone giuste che lottano.
Quando parlo di perverso sessuale non mi riferisco all’omosessualità, nella pellicola vedrete un personaggio perverso”.

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Il capo del movimento di indipendenza che vediamo nel film, Jung Chae-San (Byung-hun Lee), nella realtà si chiamava Kim Won-bong una figura importantissima per il movimento di indipendenza nazionale, spiega il regista. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, per delle ragioni politiche Kim Won-bong è stato preso dalla polizia pro-giapponese, il lascito del precedente regime, decide così di migrare al Nord, dove c’è però la dittatura di Kim Il-sung. Non riesce ad accettare di vivere in questo modo, e al contempo diventa il simbolo della tragicità di questa situazione: non riuscire a vivere né da una parte né dall’altra.

“Penso che la stessa Corea si troverà in questa situazione prima o poi”.

Nella pellicola un’importante scena d’azione ma non solo è stata ambientata su un treno. Il regista ha spiegato il motivo di questa scelta:

“Attraverso il treno ho voluto comunicare il simbolo di un certo periodo storico, ovvero dell’occupazione giapponese, dare quindi un contesto storico attraverso l’immagine del treno.
Mettere tante persone diverse in un unico posto, e farle viaggiare ad un’alta velocità per me ha rappresentato l’atmosfera che c’era durante l’invasione giapponese. In più volevo far entrare in conflitto tutte queste forze in questo spazio molto ristretto.
Personalmente mi sono divertito a creare la suspense in questo spazio limitato e stretto.”

La nostra intervista:

In conferenza il regista ha spiegato che i movimenti della Resistenza contro il Giappone sono stati un argomento che l’ha appassionato fin da quando era piccolo. Ho visto che lei è accreditato come autore della sceneggiatura, quindi volevo sapere quando ha cominciato a lavorarci e come è evoluta la storia, dato che il film si basa su dei fatti reali che sono stati poi modificati per raccontare una storia in parte fittizia.

Si basa su fatti reali, il libro da cui è preso è un libro di storia tratto da dei fatti reali. La sceneggiatura l’ha scritta un altro autore, ed io ho apportato dei cambiamenti all’inizio, alla fine e nella scena del treno.
Abbiamo iniziato a scriverla nel febbraio del 2015 e finito nell’aprile dello stesso anno. Il nome dello sceneggiatore è Lee Ji-Min.

Si tratta della prima grande produzione della Warner Bros di un film coreano. Lo studio quando è entrato nel progetto? Fin da subito? Oppure una volta ultimato lo script, durante la sua presentazione a vari produttori e finanziatori?

La WB ha dichiarato di voler investire sui film coreani, e nel momento in cui ha saputo che insieme a me ci sarebbe stato anche l’attore Song Kang-ho, si è offerta. Però non abbiamo mostrato la sceneggiatura a nessuno.
Quando lo studio ha fatto questa dichiarazione, è venuto in Corea ed ha incontrato vari registi tra cui me e nel momento in cui hanno saputo di Kang-ho si sono offerti.

Con l’entrata in scena della Fox e della Warner nel mercato coreano, c’è stato qualche segno di cambiamento a livello di mercato da parte degli studios coreani?

L’entrata nel mercato coreano della Fox e della Warner per me si traduce nell’avere degli interlocutori in più con cui fare dei film. C’è anche da dire che i principali studios coreani mettono dei limiti politici abbastanza forti nella realizzazione dei film. Quindi è anche bello che ci siano la Fox e la Warner perché loro non si preoccupano di questa cosa.
Forse c’è un po’ più di competizione, adesso come adesso, tra gli studios. Comunque dal mio punto di vista, sono semplicemente degli studios in più che aggiungono altre possibilità di investimento per un film.

C’è stata la preoccupazione che essendo comunque degli americani, quello che avrebbero guadagnato in Corea se lo sarebbero portato in America, però invece hanno detto che continueranno a investire nel mercato coreano. Quindi anche questa preoccupazione non c’è più.

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E invece i nuovi medium, come le piattaforme di streaming come Amazon e Netflix? Netflix abbiamo visto che ha fatto un primo passo con Okja. Volevo sapere se rispetto a studios come Warner e Fox sono ancora delle realtà non inquadrate, forse non ancora prese molto in considerazione dai filmaker coreani?

Amazon ancora no, se ne parla solo e basta. Invece Netflix è già presente e ci sono dei registi interessati a lavorare con loro.

Sarebbe interessato? Adesso so che sta lavorando al live action di Jin-Roh, se Netflix gli proponesse una distribuzione a livello mondiale sarebbe interessato a una proposta di questo genere?

Ho già fatto vari meeting con Netflix, sia in America che in Corea, mi hanno dato la loro disponibilità nel caso in cui voglia dire qualcosa attraverso questo mezzo.

Torniamo al film, il titolo originale lo possiamo tradurre ‘agente segreto’ mentre per il mercato internazionale è stato scelto ‘The Age of Shadows’. Volevo sapere se la scelta del titolo è partita da lei e se il titolo internazionale è un omaggio a L’armata degli eroi di Jean-Pierre Melville. Hanno entrambi un titolo simile e tutti e due parlano della resistenza durante la seconda guerra mondiale.

Si l’ho scelto io però non è stato un omaggio al film di Melville. Dato che questo film racconta come viene resa complicata la vita delle persone, delle loro sfortune, questa storia dark, ho pensato che con questo titolo avrei comunicato più facilmente alle persone non coreane il contenuto del film.
Piuttosto quello che ha influenzato di più la pellicola sono stati Il Conformista di Bertolucci e La talpa. Melville invece mi è piaciuto e mi ha influenzato come noir francese.
Parlo del film di Bertolucci perché tratta di un periodo storico e anche politico e anche perché è un thriller di spionaggio psicologico e per l’attenzione all’estetica che c’è nel film.

Leggevo che il regista ha raccomandato all’attrice Han Ji-min la visione dei film Margin Call e A Most Violent Year per avere un’idea di una recitazione basata sui piccoli gesti. Volevo sapere se ha consigliato di vedere determinati film anche a qualche altro attore.

In realtà non l’ho detto solo a lei ma a tutto il cast. Per quanto riguarda Margin Call è un film di spionaggio e nei film di spionaggio tu non sai chi è il nemico. Ad esempio qui siamo noi tre (il regista, l’interprete e io, ndr.), sappiamo che c’è un nemico e dobbiamo scoprire chi è, ovviamente sarà attraverso i piccoli gesti che lo scopriremo.

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Ero curiosa di sapere come è stata realizzata la scena iniziale, prima ha detto che in sceneggiatura c’è stato un cambiamento quindi volevo sapere cosa è cambiato e poi se il set è stato costruito in studio o se la scena è stata girato in esterno? Come è stata concepita e filmata?

All’inizio non mi sembrava interessante quello che aveva scritto lo sceneggiatore, volevo renderlo in modo più gradevole. Nella realtà questo personaggio che vediamo inseguito all’inizio, è stato braccato da 1000 giapponesi ma non è stato catturato. Lo sceneggiatore aveva inizialmente scritto questo ma non mi è piaciuto, ho voluto renderlo più interessante così ho deciso di girarlo sui tetti.
Solo che è stato abbastanza difficile perché era inverno, è stato girato in esterno, e quindi c’era la brina che rischiava di far scivolare. Abbiamo dovuto usare il fuoco per sciogliere la brina e adottare delle misure di sicurezza.

Come delle reti?

Hanno messo delle assi di legno nelle scene in cui si deve saltare da un tetto all’altro, che poi sono state cancellate con la computer grafica. Però è stata una scena abbastanza pericolosa, le persone non si sono fatte male però il tetto si è rovinato abbastanza.

A livello di direzione degli attori, e come setting, qual è stata per lei la scena più difficile da girare?

La cosa più difficile è stata quando era necessario nascondere il proprio obiettivo, le battute degli attori sono delle battute normali, di ogni giorno, però dentro di sé devono nascondere il loro obiettivo. Si devono un po’ fregare a vicenda e questa è stata la cosa più difficile da riprodurre e da esprimere.
Perché allo stesso tempo dovevi anche alzare la tensione. Quindi questa è stata in assoluto la cosa più difficile, trovare la tensione e immedesimarsi in questa cosa, il dover fregare gli altri. Per questo ho usato come musica d’ambiente, oltre alla musica normale, anche musica tipo industrial, rumori, ambient per creare ancora di più tensione.
Anche le lancette dell’orologio, tutto per creare tensione.

Il riuscire a trasmettere quello che un attore sentiva dentro di sé, la sua espressione anche attraverso l’illuminazione. Anche il light design è stato molto difficile. L’immedesimazione in qualcuno che doveva riconquistare una nazione, rubata da un’altra nazione, a livello di emozioni è stata difficile da ricostruire.

L’abbiamo accennato prima, il suo prossimo progetto è il live action di Jin-Roh che il regista aveva descritto precedentemente come un film fantascientifico noir o thriller. Cosa ci può dire di questa pellicola?

Ho quasi finito la sceneggiatura, adesso stiamo facendo il casting. Gang Dong-won è stato confermato e stiamo cercando l’attrice femminile. Probabilmente ci sarà anche Jung Woo-sung.
Inizieremo a girare questa estate.

Possiamo aspettarci l’uscita per il 2018 o per la fine del 2017?

Nell’estate del 2018. E’ un blockbuster molto costoso quindi deve essere distribuito d’estate.

Questa settimana è stato annunciato il cast del film, dal titolo provvisorio In-Rang: Gang Dong-won, Han Hyo-joo, Jung Woo-sung, Gim Mu-yeol, Han Ye-ri, Hu Joon-ho e Min-ho del gruppo K-pop Shinee.

L’inizio delle riprese è previsto per agosto, ed è stata confermata l’uscita nelle sale coreane nell’estate 2018.
La sinossi:

Ambientato in un futuro non molto lontano dove la Corea del Nord e la Corea del Sud hanno annunciato la loro riunione dopo un periodo di preparazione di sette anni, una setta terroristica anti-riunificazione e una speciale unità delle forze della polizia incaricata di contrastarle e un potente organismo di sicurezza governativo che è contro l’unificazione si scontano e collidono in uno scenario apocalittico.

Gang interpreterà un agente delle forze d’élite della polizia con delle responsabilità brutali, che viene gettato nel conflitto dopo aver assistito alla morte di una bambina che era una dei membri della setta anti-riunificazione. Han interpreta la sorella maggiore della bambina, che fa ulteriormente vacillare il personaggio. Jung interpreta un leggendario agente delle forze d’élite che ha addestrato il personaggio di Gang.

Il film animato del 1999 è stato diretto da Hiroyuki Okiura su una sceneggiatura di Mamoru Oshii.

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