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17 luglio 2017 • 21:00 • Scritto da Andrea Suatoni

Game of Thrones: Recensione dell’episodio 7×01, “Dragonstone”

Una grandissima ripartenza per Game of Thrones, che nella settima stagione vedrà contrapposte Daenerys e Cersei per la corona dei Sette Regni mentre Jon Snow cercherà di tener testa alle mortali armate provenienti da oltre la Barriera.
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Finalmente è arrivata: dopo una spasmodica attesa durata più di un anno, la settima stagione di Game of Thrones è iniziata ieri sera Domenica 16 Luglio sui teleschermi HBO, mentre questa sera stessa potremo vedere l’episodio in Italia su Sky.

Avevamo lasciato Daenerys Targaryen e la sua enorme alleanza (con lei i Tyrell, i Sand di Dorne, Tyrion Lannister, Varys e gli Uomini di Ferro fedeli a Yara e Theon Greyjoy) in procinto di arrivare a Westeros, dove Jon Snow e Sansa Stark erano riusciti a riconquistare il nord e Cersei Lannister a sterminare tutti i suoi nemici, mentre Arya aveva inaspettatamente iniziato la sua vendetta.

DRAGONSTONE

L’episodio si apre con un Walder Frey sotto le cui mentite spoglie si cela ovviamente l’ormai esperta assassina Arya Stark; è la fine della casata Frey, che in un brindisi viene avvelenata in un sol colpo. Il prossimo obiettivo di Arya, come ammette lei stessa davanti ad un piccolo gruppo di soldati di Approdo del Re (fra cui il cantante Ed Sheraan in veste di Guest Star), è Cersei Lannister.

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Bran Stark e Meera Reed sono invece arrivati alla Barriera: Eddison Tollett li accoglie, probabilmente per scortarli da Jon e Sansa a Grande Inverno, dove si sta tenendo un consiglio di guerra per la terribile battaglia contro l’avanzare dell’armata dei morti. Fra la rossa Stark e il Re del nord cominciano ad intravedersi alcune diversità di vedute che potrebbero presto o tardi portare ad uno scontro, mentre Baelish mira ad un matrimonio d’interesse e Brienne lo tiene d’occhio preoccupata.

Ad Approdo del Re, Cersei e Jaime discutono del loro futuro: circondati da nemici e traditori, l’unica alleanza possibile sembra quella con l’attuale re delle Isole di Ferro. Euron Greyjoy vorrebbe la mano della regina, e promette un misterioso “dono” per ottenerne la fiducia.

Alla Cittadella, l’addestramento di Sam per diventare un Gran Maestro non procede per il meglio; il ragazzo è costretto ad infrangere alcune regole pur di ottenere le informazioni di cui ha bisogno per fronteggiare il Re della Notte e le sue truppe, riuscendo a scoprire l’ubicazione di un gran quantitativo di vetro di drago a Roccia del Drago. Mentre seguiamo i suoi compiti giornalieri, scopriamo che la Cittadella cela anche un inaspettato ospite: si tratta di Jorah Mormont, i cui segni del morbo grigio si sono notevolmente allargati.

Il Mastino è ormai entrato pienamente a far parte della Fratellanza Senza Vessilli. Sempre scettico riguardo il Signore della Luce, si avvicina all’odiato fuoco su richiesta di Thoros di Myr: fra le fiamme, riesce a scorgere le armate dei morti, in arrivo nel punto in cui la Barriera cede il posto al mare.

L’epilogo dell’episodio è riservato all’epico ritorno di Daenerys a Westeros: la Madre dei Draghi approda con la sua flotta e la sua corte a Roccia del Drago, dove – ignara delle forze in moto sopra la Barriera –  non intende perdere neanche un minuto per iniziare la riconquista del suo regno.

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ALONE IN THE DARK

Ad uno sguardo ben attento è visibile come non si siano mai visti tanti personaggi principali di Game of Thrones tutti insieme in un’unica linea narrativa, come vediamo succedere a Grande Inverno e a Roccia del Drago. La tipica narrazione densa di sottotrame a lunga gittata e di punti singoli destinati ad incontrarsi in un disegno unico già dalla scorsa stagione ha lasciato il passo a qualcosa di molto più lineare e semplice da gestire: la mancanza di una base nei romanzi di George R. R. Martin si fa sempre più pesante, e gli attuali showrunner stanno continuando nella loro opera di sterminare completamente intere famiglie (dopo i Tyrell, i Martell, i Baratheon e i Bolton è toccato ora ai Frey) o di unificare i personaggi fornendogli uno scopo comune, anche a costo di renderli sostanzialmente inutili in attesa di un’uscita di scena in forza della loro attuale “scomodità” (è questa l’idea attorno a figure come Brienne, Tormund, Davos o Varys).

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MOLTO PIU’ DI UN INCIPIT

Come di consueto ad inizio di stagione di Game of Thrones, il primo episodio si dedica a fare il punto della situazione dei vari personaggi sparsi in giro per le terre di Westeros. Ma Dragonstone si spinge oltre già dalle primissime battute: il genocidio compiuto da Arya pur non potendo contare sul fattore sorpresa da parte dello spettatore che da subito riesce a capire la vera natura di Frey è un colpo di scena che non ci si sarebbe aspettati, e ci fa capire quanto l’agire in solitaria della più giovane degli Stark potrà cambiare gli equilibri delle guerre a venire.

Ritorni in scena (come quello graditissimo della sempre grandiosa Lyanna Mormont) e collegamenti quindi ma anche un corposo set di informazioni su ciò che andremo a vedere nel corso dei prossimi 6 episodi di Game of Thrones: l’importanza della storyline alla Cittadella assume un ruolo cruciale, mentre possiamo solo immaginare cosa deriverà dall’incontro fra Bran (che conosce la verità nascosta da Ned Stark) e Jon. La guerra di Cersei passa quasi in secondo piano, ma difficilmente la regina potrà essere sottovalutata: Sansa lo sa bene, e forse dal suo versante potremo assistere a delle sorprese inaspettate. Che gli showrunner vogliano farci intuire una futura faida interna a Grande Inverno?

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