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18 giugno 2017 • 20:00 • Scritto da Andrea Suatoni

Speciale Cinecomic: l’evoluzione del ruolo del supereroe donna

Da Elektra e Catwoman al prossimo Captain Marvel: ecco come e quanto è cambiata la percezione del supereroe al femminile all'interno dell'industria cinematografica!
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Il supereroe degli esordi (quelli ovviamente fumettistici) è un uomo. Tralasciando gli antesignani rintracciabili in vari tipi di letteratura narrativa anche fumettistica (da Sherlock Holmes a Conan il Barbaro, passando per Mandake e Phantom), è al 1938 che si fa risalire la nascita della definizione di supereroe, grazie al Superman di Jerry Siegel e Joe Shuster.
Ma già dal 1941 accanto ad esso, capostipite di una tendenza che nel fumetto negli anni a venire ha reso spesso quasi – a livello teorico – intercambiabile il sesso del supereroe di turno, si affacciava sul panorama fumettistico un supereroe donna che viveva avventure individuali: Diana Prince alias Wonder Woman si ritagliava la sua fetta di pubblico ed una fanbase personale capace di tenerla costantemente sulla cresta dell’onda fino ai giorni nostri.

Sul fronte televisivo, allo stesso modo abbiamo assistito ad una sostanziale parificazione delle figure di supereroe uomo e donna a livello di serie tv: sicuramente più in tempi recenti che in passato (dove in ogni caso serie come Wonder Woman, La Donna Bionica o Sheena – Regina della Giungla tenevano alta la bandiera delle quote rosa), non si è mai avuto a che fare con una reale preponderanza di programmi incentrati su un supereroismo maschilista o machista rispetto a figure come quelle viste in Buffy – The Vampire Slayer, Dark Angel, Supergirl, Jessica Jones o anche in opere più corali quali Agents of S.H.I.E.L.D. o Legends of Tomorrow.

Diverso il discorso per quel che riguarda la grande ondata di cinema supereroistico di ultima generazione: il cinecomic, ormai vero e proprio genere cinematografico a sé stante, si è da sempre fatto forte, almeno fino alla recentissima uscita nelle sale di Wonder Woman (ed anche qui, con le dovute penalizzanti riserve), di un concetto di supereroe fortemente sessista.

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GLI ESORDI DEL CINECOMIC

Probabilmente il “problema” deriva dall’idea di pubblico finale cui i cinecomic sono destinati: adolescenti e giovani uomini sono ovviamente (ma non troppo) la fetta di pubblico numericamente più elevata da soddisfare. L’idea (sbagliata o meno) è che lo spettatore sia messo in grado di identificarsi nel supereroe di turno e che riesca a trovare sessualmente appetibili le eventuali comprimarie femminili, relegate spesso se non al tipico ruolo di damsel in distress al massimo a quello di provocante e seducente antagonista o compagna di squadra.

La vera e propria nascita del cinecomic moderno è da imputare forse al film Iron Man o al primo Batman di Nolan. Prima di essi, molti tentativi (anche ben riusciti, se si pensa alla saga di Spider-Man di Sam Raimi o ai Batman di Tim Burton) che non riuscivano però a definire vere e proprie regole di genere: dal grottesco al comico ad epicità iperboliche, da caratterizzazioni poco credibili ad una sospensione dell’incredulità ingenua ed acerba, il periodo dei cinecomic pre-moderni ha sfornato una serie di film ibridi fra cui ad alcuni, in particolare, va imputata parte della colpa dell’attuale ritrosia degli imprenditori attuali ad insistere sul lato femminile dei supereroi.

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I famigerati Catwoman (2004) ed Elektra (2005) non hanno in effetti aiutato la causa: il loro insuccesso fu dovuto però non alla connotazione sessuale del supereroe che ne era il protagonista, bensì alla scadente cura dei prodotti finali che gli spettatori ebbero il dispiacere di vedere, fra fanservice saffico e dialoghi e situazioni al limite del ridicolo.
Il regista di Avengers Joss Whedon (che a breve potrà far valere la sua voce in capitolo dirigendo il film Batgirl), in una intervista del 2015 affermò:

C’è del genuino sessismo e una pacata misoginia antiquata che va avanti da tempo. Si sente continuamente ‘Oh, i film sulle supereroine non funzionano perchè otto anni fa ne hanno fatti due davvero brutti’. Sono tutte scuse!

IL SUPEREROE DONNA

Chiaramente quindi, anche dall’interno dell’industria si percepisce una forte diffidenza verso i prodotti supereroistici a carattere femminile, forte di un maschilismo e di una misoginia difficili da sradicare. Il rovescio della medaglia è visibile anche rispetto agli esempi fumettistici e televisivi di cui abbiamo parlato all’inizio: il supereroe donna è sempre e comunque eroticamente desiderabile fino all’eccesso, vestito di abiti succinti o attillati, rappresentato graficamente per il puro piacere visivo del lettore uomo o interpretato da un’attrice sensuale e seducente (anche se è da notare il fatto che negli ultimi tempi una sorta di femminismo apocrifo si stia manifestando all’opposto, legando cioè anche al corrispettivo maschile – soprattutto televisivo – un’idea di desiderabilità sessuale che va a guardare alle sempre crescenti telespettatrici donne).

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GLI ESEMPI

Ad ogni modo, è semplice analizzare negli ultimi anni i pochissimi esempi di supereroine cinematografiche. In casa Marvel andiamo dalla Vedova Nera di Scarlett Johansson, finora relegata ad un ruolo di supporto incasellato nello stereotipo della Femme Fatale, alla Wanda Maximoff causa scatenante degli eventi che porteranno alla Civil War dei supereroi (e quindi sostanzialmente disegnata come incapace di essere un supereroe) alla Gamora che non riesce a ritagliarsi un ruolo ed una caratterizzazione di primo piano se non quello del papabile interesse amoroso del protagonista.

Nei film mutanti e dei  bFantastici 4 by Fox, l’inadeguatezza delle due diverse Susan Storm emerge più a livello di scrittura generale dei film che nel particolare (e vogliamo quindi soprassedere su una analisi che da parte nostra risulterebbe forse troppo caustica), mentre nelle fila degli X-Men troviamo moltissime donne relegate a ruoli, di nuovo, stereotipati o secondari (Rogue è l’archetipo della damigella in pericolo, Tempesta un mero personaggio di contorno) o di villain dalla straripante sensualità spesso derivante dal lato oscuro (l’evoluzione di Jean Grey, Lady Deathstrike o la Mystica di Rebecca Romijn); unica reale eccezione è la Mystica di Jennifer Lawrence, forse primo esempio di supereroina moderna a tutto tondo che difetta però di meta-motivazione: la sua centralità negli ultimi film degli X-Men è figlia solamente dell’enorme successo che l’attrice aveva raggiunto in altri lidi (in Hunger Games infatti, ironicamente, il suo personaggio riesce ad essere quel tipo di eroina puro che prima dell’ultimo Wonder Woman i cinecomic non avevano mai visto).

Nel neonato DCEU, fanno quasi sorridere le caratterizzazioni – e le succintissime mise – delle due (anti)eroine principali: per Harley Quinn e l’Incantatrice i discorsi fin qui affrontati trovano terreno ancora più fertile. Ed infine invece, cosa dire riguardo l’ultima eroina dell’universo DC Comics, quella Wonder Woman il cui nome ricorre spesso, e non a caso, nelle tappe fondamentali del nostro articolo?

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LA RIVOLUZIONE INIZIA CON WONDER WOMAN?

Il personaggio di Wonder Woman era già apparso in Batman v Superman: Dawn of Justice: una semplice (ma efficace) presentazione di quello che avremmo poi visto nel Giugno di quest’anno, quando poi il film stand-alone sulla principessa amazzone di Themyscira è giunto nelle sale.

Un evento senza precedenti: un vero e proprio cinecomic-blockbuster con protagonista un supereroe donna, che fin dalle prime battute si rivela femminista imponendo un forte modello femminile delineando un supereroe (insieme alle amazzoni sue comprimarie) capace e per nulla inferiore al modello maschile che da anni imperversa solitario nell’industria cinematografica supereroistica.
Almeno, a prima vista.

A ben guardare, Wonder Woman ben presto scardina l’impostazione iniziale (legata ad un mondo quasi onirico e fuori dalla realtà, l’isola delle amazzoni Themyscira) per riportare al centro della scena dei comprimari maschili che non solo vantano un minutaggio troppo elevato, ma rubano (tristemente, si riappropriano di) preziose caratteristiche eroiche che in fin dei conti a Diana al termine della pellicola non si riescono pienamente ad imputare, come nel caso del sacrificio finale di Steve Trevor: non solo è il coprotagonista maschile della pellicola a compiere l’azione più eroica del film, ma la sua morte sottolinea una fallibilità della protagonista(che non riesce a salvare il suo interesse amoroso)  che ai supereroi uomini in fase di scrittura non è – se non con rilevanti eccezioni – mai permessa.

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Sicuramente con Wonder Woman si compie un passo importantissimo verso la stigmatizzazione di quel maschilismo, quella misoginia, quel machismo e quel sessismo cui abbiamo finora fatto riferimento; non si tratta però del passo definitivo, quello che potrebbe portare finalmente ad una totale equiparazione donna-uomo. Il tentativo di Warner Bros non risulta fallimentare, quanto invece insufficiente (pur se pioneristico): una lettura maliziosa potrebbe leggere dietro di esso non una rinnovata mentalità femminista in seno alle produzioni, quanto invece la pura estrinsecazione dei risultati di un’indagine di mercato che vede nel ribaltamento del ruolo della donna, totalmente efficace in contesti simili (dal già citato Hunger Games a Kill Bill e via dicendo), una fruttuosa applicazione al genere in questione.

Non rimane che da sperare in meglio per il futuro: i Marvel Studios sono in produzione del prossimo cinecomic al femminile, Capitan Marvel (Brie Larson interpreterà la supereroina cosmica). Riusciranno le avventure di Carol Danvers a colmare questa intollerabile ed anacronistica lacuna del cinema supereroistico?

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Un commento a “Speciale Cinecomic: l’evoluzione del ruolo del supereroe donna

  1. Ma il film su Supergirl, quello degli anni 80, perché non viene citato ? Va bene che poi il film, non era questo granché, ma non mi sembrava che fosse la solita “damigella in pericolo”.
    Il telefim delle Birds of Prey ? Neanche questo viene citato. Ed eravamo agli inizi degli anni 2000.
    Tempesta di contorno ? Forse nel primo, ma poi mi sembra che abbia avuto il suo spazio.

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