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David Messina (Wonder Woman) e Carmine Di Giandomenico (Flash): la nostra intervista!

David Messina (Wonder Woman) e Carmine Di Giandomenico (Flash): la nostra intervista!

Di Andrea Suatoni

LEGGI ANCHE: LA NOSTRA RECENSIONE DI WONDER WOMAN!

E’ appena uscito al cinema Wonder Woman, quarto film del DCEU che indaga sul passato e le origini dell’eroina il cui esordio abbiamo visto in Batman v Superman: Dawn of Justice e fa da apripista al Justice League in arrivo il 16 Novembre, in cui Wonder Woman si unirà a Batman, Aquaman, Cyborg e Flash per combattere contro un terribile nemico.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare due grandissimi artisti italiani che l’editrice DC Comics ha notato ed a cui ha affidato due delle sue testate più importanti: David Messina infatti si occuperà a breve della serie regolare di Wonder Woman (subentrando ad un’altra italiana, Mirka Andolfo), mentre Carmine Di Giandomenico cure le matite di Flash già dallo scorso anno.

Avete già visto il film Wonder Woman? Vi è piaciuto?

Davide: Gal Gadot è perfetta nel ruolo, attualmente Wonder Woman è il film del DCEU che mi è piaciuto di più. Le sequenze con le amazzoni, soprattutto durante le battaglie, sono spettacolari: la prima parte è sicuramente la mia preferita.

Carmine: Non ancora purtroppo. Ma non vedo l’ora di andare!

Davide, eri un fan di vecchia data del personaggio di Wonder Woman?

Davide: Ero più un fan di Catwoman, su cui lavoravo prima; mi sono avvicinato a Wonder Woman grazie alla run di Azzarello e Chiang di pochi anni fa, che mi aveva convinto a voler leggere anche le run di Greg Rucka, Liam Sharp, Nicola Scott, mentre in me cresceva sempre di più l’interesse per l’amazzone guerriera: è stato proprio in questo periodo che mi è arrivata l’offerta di occuparmi di Wonder Woman.

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In questa epoca di Cinecomic, il vostro lavoro è influenzato dalle produzioni cinematografiche? Ci sono elementi visivi o di trama che invadono il fumetto e lo trasformano per renderlo più fruibile al pubblico dei film?

Davide: L’influenza maggiore arriva dal punto di vista estetico: il costume che Diana indossa nel fumetto si è avvicinato moltissimo a quello del film, ed anche io credo che cercherò di disegnare la mia Wonder Woman a metà fra la mia idea di amazzone guerriera abbastanza mascolina e la fisicità di Gal Gadot. Dal punto di vista delle trame, essendo il film ambientato ai tempi della prima guerra mondiale, almeno per ora non dovrebbero esserci influenze.

Carmine: Anche io credo che “l’interferenza” maggiore si abbia relativamente al design dei costumi e dei personaggi, ma devo ammettere che una certa libertà di fondo mi è stata sempre accordata. Preferirei vedere più un adattamento del cinema al fumetto rispetto all’inverso, ma se il risultato finale è un riavvicinamento dello spettatore del film al fumetto, ben vengano allora anche questo tipo di operazioni.

Carmine, per te il discorso si allarga: Flash è attualmente protagonista anche di una fortunata serie TV.

Carmine: Delle minime influenze sono sempre rinvenibili, rimandi ad alcune situazioni, ad alcuni personaggi e così via. La serie TV ha aiutato molto il fumetto, soprattutto la sua fruibilità; ed in effetti in alcuni punti il fumetto è quasi costretto ad “omaggiarla”, tenendo vivo l’interesse di un pubblico che è abituato ad un diverso tipo di racconto per immagini: è anche su questa base che ho elaborato un nuovo tipo di animazione fumettistica per i movimenti superveloci di Flash, precedentemente legata ad effetti visivi come il rallenty. Le “scie luminose” che vedete nella serie creano un discorso omogeneo direttamente con quelle del fumetto.

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Come siete arrivati a lavorare rispettivamente su Flash e su Wonder Woman?

Carmine: In realtà ho iniziato con la Marvel. All’epoca Joe Quesada aveva un suo sito personale, con una sezione fan art. Postai in quella sezione alcune tavole del mio Oudeis (una rilettura in chiave moderna dell’Odissea di Omero), ed un ragazzo italiano mi disse che aveva incontrato Quesada e che il mio lavoro gli era piaciuto: scrissi a Quesada tramite quel sito e lui dopo due settimane mi rispose – era il 2005 – indicandomi un indirizzo di posta fisica a cui inviare un CD con il mio portfolio. Mi arrivò dopo poche settimane il primo contratto con la Marvel, per la miniserie Vegas. [N.D.R. per la Marvel sono seguiti poi Battlin’ Jack Murdock, Spider-Man: Noir, Punisher: War Zone] . Il passaggio alla DC Comics è avvenuto alcuni anni dopo, mi hanno cercato all’inizio per disegnare delle storie di Robin ed ho accettato immediatamente: più avanti ho avuto la possibilità di scegliere fra Green Arrow e Flash (scegliendo quest’ultimo), nella speranza di riuscire a realizzare il mio sogno di sempre, arrivare a disegnare delle storie di Superman.

Davide: Io avevo già lavorato per DC Comics in passato, sul fumetto di Catwoman: per Wonder Woman sono stato chiamato proprio da Rebecca Taylor, che è stata la mia editor quando disegnavo Catwoman. Avevo gestito il personaggio cercando di evitarne la sessualizzazione, ed è proprio per questo motivo che sono stato scelto per Wonder Woman, per la quale si voleva un’impronta dello stesso tipo.

Quindi sei contro la sessualizzazione delle eroine? Ad esempio, cosa pensi della controversa copertina di Manara riguardo Spider-Woman?

Davide: Dipende. Ci sono eroine che sono “nate” per avere determinate caratterizzazioni. Spider-Woman è un personaggio molto legato ad un determinato tipo di erotismo (addirittura Bendis le attribuisce un potere legato ai feromoni che ne aumenta la carica erotica intrinseca), e viene disegnato all’occorrenza in pose che ne aumentano un certo tipo di caratteristiche fisiche, e non credo sia un male. Enfatizzerei canoni diversi su diversi personaggi, come ad esempio Batwoman.

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Davide, subentrerai in Wonder Woman #28 (ad una run già iniziata) a Mirka Andolfo, che ha un tratto molto diverso dal tuo: pensi di gestire gradualmente il cambiamento?

Davide: E’ la prima volta che mi chiedono di subentrare in una serie già in corsa; in effetti il mio approccio stilistico è molto diverso da quello di Mirka, quindi entrerò direttamente con il mio stile per non creare un effetto disorientante: forse sarà un piccolo trauma all’inizio per i lettori, ma credo sia la scelta migliore soprattutto verso di loro.

Supereroi al cinema e in tv: Costumi si o costumi no?

Carmine: Assolutamente si. Credo che il supereroe perda gran parte della sua potenza quando viene spogliato del suo costume. Gli X-Men di Brian Singer ad esempio sono stati troppo militarizzati nella loro ricerca di realismo, mentre trovo che il nuovo costume di Batman sia perfetto; trovo il costume di Flash invece per ora poco performante (in fotografia statica non funziona, ma aspetto di vederlo in azione in Justice League per dare un giudizio). Di contro, ci sono situazioni in cui il costume invece potrebbe essere messo da parte: nel Daredevil di Netflix ad esempio l’idea iniziale della calzamaglia era perfetta, prima dell’arrivo di quella sorta di “armatura” finale. Il messaggio che sembra passare attualmente mi sembra troppo militarizzato, in generale nell’idea attuale dei supereroi. E’ un messaggio che non mi piace venga legato al genere supereroistico.

Wonder Woman Poster USA

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