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Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear: ScreenWEEK intervista Paolo Cellammare e Maurizio Merluzzo

Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear: ScreenWEEK intervista Paolo Cellammare e Maurizio Merluzzo

Di Filippo Magnifico

La webserie Cotto & Frullato ha fatto il suo debutto sul grande schermo con Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear. Un grande ma doveroso passo, che ha sottolineato una volta per tutte l’enorme successo di questa produzione, nata come parodia delle onnipresenti trasmissioni di cucina e diventata nel giro di pochissimo tempo un vero e proprio caso mediatico, visto da oltre 200mila persone.

Abbiamo incontrato Paolo Cellammare – regista, sceneggiatore e creatore della serie – e il protagonista Maurizio Merluzzo, che puntata dopo puntata ci hanno insegnato che prima di mangiare è buona abitudine frullare ogni cosa. Con loro abbiamo parlato del passaggio dal web al grande schermo, un’evoluzione per certi veri inaspettata ma più che gradita.

Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear ha visto la luce grazie ad un’eccezionale campagna di Crowdfunding con cui sono stati raccolti circa 42 mila euro su una richiesta di 39 mila. Un record per quanto riguarda il settore del filmmaking in Italia.

Il crowdfunding è sempre un rischio ma non lo è stato per voi, vi aspettavate un tale successo?

Paolo Cellammare: Onestamente sì, se no non l’avrei proposto al team. C’è da dire però che io sono un inguaribile ottimista e punto sempre molto in alto. Mi piace fissarmi degli obbiettivi impossibili. Anche se di solito sono gli altri a vederli così, a me piace essere quello che li raggiunge smentendoli. Ormai questa cosa è diventata una droga per me, Maurizio e per il nostro team.
Tutti coloro che avevano provato l’esperienza del crowdfunding ce l’avevano sconsigliato, chi più chi meno. In italia il crowdfunding era visto come una specie di taboo o di vascello destinato al naufragio per via di un pubblico insensibile a tali operazioni. Io spero che noi con il nostro esempio e la nostra tenacia siamo riusciti ad intaccare un po’ questa percezione, sia nell’animo dei creatori di contenuti che in quello del pubblico.
Alla fine tutto si riassume nel credere in se stessi e nel proprio progetto e trasmettere questo agli altri, convincendoli a supportarti. Qui da noi convincere le persone a darti fiducia è sicuramente più difficile che in altri paesi come la Francia o gli Stati Uniti, ma non è impossibile e l’abbiamo dimostrato, anche se è stato davvero faticosissimo ed estenuante.

Maurizio Merluzzo: Diciamo che non abbiamo iniziato mai qualcosa senza la completa convinzione di non riuscire. È stata indubbiamente una grandissima sfida, soprattutto far comprendere al pubblico italiano il concetto di “non vi stiamo fregando”, che purtroppo in questo paese è molto difficile da far assimilare. Fortunatamente col susseguirsi delle donazioni, il modo di vedere quello che stavamo realizzando, da parte dei fan è cambiato molto. Siamo passati dallo scherno a ragazzi che si presentavano da noi, quando eravamo ospiti alle varie fiere del fumetto, donandoci i loro soldi fisicamente perché magari impossibilitati a farlo online. Ricordo anche l’ultimo giorno di crowdfunding, il 24 aprile dell’anno scorso durante il Napoli Comicon, i ragazzi che venivano da me e mi chiedevano “a quanto stiamo?”, perché a quel punto hanno capito che il progetto non era solo nostro, ma di tutti.

Secondo voi si può interpretare tutto questo come una nuova rotta per il mondo della Settima Arte? Il pubblico decide cosa vuole vedere ed è anche disposto a finanziare il progetto personalmente…

P.C.: Assolutamente no. Io credo che questo sia solo uno strumento per chi è agli esordi per dimostrare il proprio valore anche chi investe i soldi in quest’arte per professione.
Io nella mia carriera ho sempre avuto molta più facilità a convincere il pubblico che gli investitori, forse perché non mi piace parlare troppo ma preferisco fare e dimostrare le cose con i fatti. Il pubblico per fortuna ha sempre apprezzato quello che ho fatto in maniera spontanea.
Alla fine, nel meccanismo del crowdfunding, loro decidono cosa finanziare in base a quanto tu sei bravo a convincerli che ne valga la pena. Non sono loro effettivamente a dover decidere cosa vogliono vedere.

M.M.: Come dice Paolo il pubblico, attraverso il crowdfunding, non decide “cosa vuole vedere” ma a chi affidare il proprio supporto economico per far si che realizzi qualcosa.
Ci possono essere svariati motivi come la fidelizzazione, la curiosità, la possibilità di vedere realizzato un proprio sogno attraverso qualcun, ma questo è solamente un passo, purtroppo non si può costantemente fare affidamento su questo metodo di raccolta fondi se si vogliono realizzare progetti sempre più ambiziosi..

Cotto___Frullato_Z_-_The_Crystal_Gear_Poster_Italiano_Ufficiale

Qual è secondo voi l’ingrediente magico di Cotto & Frullato?

P.C.: Cotto & Frullato è un mix di generi e di idee molto diverse tra loro ma c’è un elemento ben specifico che lo fa funzionare e che tiene tutto insieme nel migliore dei modi, il tono.
Nella commedia come in altri generi è importante delineare un tono specifico e rimanere fedeli ad esso. Questa è sempre stata la mia prima preoccupazione.
Credo che l’ingrediente segreto sia proprio questo. Evita che la serie sia un’accozzaglia di cose diverse e fa si che il pubblico, anche se inconsciamente la possa apprezzare davvero.

M.M.: La polvere magica di Cotto & Frullato secondo me è che non ha genere, non è classificabile, è semplicemente Cotto & Frullato.
La combinazione di idee, di persone, di progetti e di altri fattori che rendono questa webserie quello che è e che può essere apprezzata veramente da tutti.

Quando avete iniziato quest’avventura avevate già in mente questo percorso?

P.C. Certamente non avevamo in mente di fare un film… diciamo che le cose ci sono un po’ sfuggite di mano. Cotto & Frullato nasceva come progetto per sperimentare e per imparare ad usare bene YouTube. Sarebbe dovuto durare solo un anno, ma il successo che ha avuto ed il fatto che si era creato un bellissimo team che ci lavorava su, ci hanno convinto a continuare.
Per quanto riguarda i contenuti, sicuramente avevo in mente dall’inizio che non sarebbe stato solo la parodia di un programma di cucina, ma che avrebbe virato verso qualcosa di molto diverso, trascinando con se il pubblico in maniera inaspettata. È una sorta di strategia stile cavallo di Troia che mi piace usare, proprio perché spesso il pubblico non sa davvero quello che vuole ed ha bisogno di una bella scossa.

M.M.: No, ammetto sinceramente che la partenza fu sicuramente molto entusiasta e piena di voglia di fare, ma personalmente mai mi sarei aspettato di arrivare a questo punto. Col tempo sono cresciute le idee, l’affiatamento del team e anche le nostre capacità tecnico/artistiche, e poi di noi si può sicuramente dire che non siamo mai banali o scontati, voglio vedere se a qualcuno sarebbe venuto in mente di fare un film action/comedy su un tizio che cucina e frulla solo col grembiule!

Quale momento delle riprese ricordate con più piacere?

P.C.: Nel film c’è una sequenza molto lunga e complessa che ha richiesto quattro giorni di riprese consecutivi (per noi una rarità) in una location molto particolare, con tanto di stuntmen, effetti speciali pratici e controfigure per gli attori. Organizzarla è stato un delirio di logistica e di incastri, inoltre ha richiesto il meglio delle capacità di ciascuno per essere portata a termine. Sono fiero che tutto questo traspaia vedendo il film, perché è una delle sequenze più fighe
in assoluto della pellicola. Il momento che ricordo con estremo godimento è stato proprio la fine di questo calvario, il momento in cui tutti ci siamo abbracciati ed ero consapevole che avevamo superato la sfida più grande che questo film ci offriva. Di lì in poi sarebbe stato tutto in discesa… o almeno così credevo in quel momento.

M.M.: C’è una scena molto particolare a inizio film, ovvero un inseguimento all’interno di un mercato, ovviamente girata senza permessi. Sembravamo un team di spionaggio, telecamere appostate, walkie talkie, si girava la sequenza e si scappava via. Così per un paio di volte. Finché un ragazzo con un banchetto di frutta ci ha riconosciuti e ci ha dato la sua disponibilità in caso ci potesse servire il suo banco. Da lì in poi la situazione è diventata un po’ meno “ninja”, ma devo dire che mi sono davvero divertito molto.

Cotto___Frullato_Z_-_The_Crystal_Gear_Teaser_Character_Poster_01

E la scena più difficile da girare?

P.C.: Beh quella che ho appena raccontato è stata sicuramente tra le parti più difficili, ma ci sono stati vari livelli di difficoltà diverse durante il film. In particolare c’è la scena citata da Maurizio, girata in stile guerrilla, e cioè senza permessi in un mercato affollato. È una cosa che si fa anche nei film più blasonati e costosi quando la necessità lo impone. Abbiamo girato un intero inseguimento, usando 5 camere nascoste tra la gente, cercando allo stesso tempo di non farci vedere dalla polizia che pattugliava il mercato. Avevamo dalla nostra parte degli stuntmen bravissimi che pensano prima di tutto alla sicurezza e che quindi si sono accertati che non ci fossero rischi per nessuno dei passanti. Inoltre, con un po’ di trucchi di montaggio e di astuzie produttive (quello che si chiama movie magic) e con l’aiuto di un nostro fan incontrato casualmente che lavorava per uno dei banchi del mercato, siamo riusciti a portarla a casa. Una vera impresa… e stress che probabilmente mi avrà accorciato la vita di 10 anni… ma a me piace così.

M.M.: C’è una scena particolare dove siamo io, Poplawski e l’avvocato Vergottini, diciamo che è stata l’unica scena del film in cui ho potuto realmente recitare e mettere in pratica i miei studi da attore in video. Indubbiamente ho avuto la grande fortuna di lavorare con due bravissimi attori come Tommaso Caporali e Gianadrea Muià, col quale si è creata subito una forte sinergia. La difficoltà stava nel fatto che essendo una scena cardine del film dovevamo realmente metterci tutto quello che avevamo e non far risultare pesante la scena, dato il tema trattato e i molti dialoghi.

È stato necessario cambiare approccio per passare dal web al grande schermo?

P.C.: Certamente. Un comunicatore dev’essere sempre conscio del modo in cui il pubblico fruirà dell’opera. È una regola base. La serie che va su YouTube viene scritta, diretta e montata in una maniera specifica per massimizzare l’impatto sullo spettatore. Questo film ha richiesto tutta una ricalibrazione dei tempi e delle scelte registiche. Quando una persona guarda qualcosa al cellulare seduto sul water, oppure nella pausa caffè, o sul bus, ha una soglia dell’attenzione diversa rispetto a quando è seduta in una sala buia, senza le continue notifiche del cellulare. Come autore puoi permetterti di avere un po’ di tempo in più per emozionarlo e coinvolgerlo e questo cambia tutto. L’importanza della sala cinematografica sta proprio qui. È ormai una delle poche oasi in cui ci possiamo staccare dal continuo bombardamento di stimoli e dedicarci un po’ a noi stessi abbandonandoci tra le braccia di uno storyteller. Spero che più persone possibile capiscano l’importanza di questo aspetto e vengano a vedere il nostro film in sala. Specialmente quelli che ci vanno di rado. Ad ogni evento saremo presenti anche noi, questo sicuramente è un motivo in più per scomodarsi e scoprire magari quanto in più ci si possa emozionare vedendo un film al buio con degli sconosciuti. Detto così fa un po’ strano… ma fidatevi, merita!

M.M.: Per me è cambiato ovviamente tutto l’approccio recitativo. Passare dalla scanzonatezza del tubo al mettersi realmente in gioco in qualità di attore ha ovviamente stravolto le mie abitudini sul set con Paolo e gli altri. Ognuno nel proprio ruolo dovevamo tutti fare un upgrade per quanto riguardava la propria mansione, chi per la regia, chi per il montaggio ecc. Nel mio caso quindi è stato un cambiamento artistico, forse più facile rispetto al divario tecnico che separa il realizzare un video per YouTube da un film cinema.

L’avventura di Cotto & Frullato si conclude sul serio qui? Quali sono i vostri progetti futuri?

P.C.: Beh per scoprirlo devi vedere la fine del film, io non posso dire niente. I progetti futuri sono tanti, come sempre, ma quello che ci riserva è un bel mistero e onestamente a me piace proprio così.

M.M.: Di progetti ne abbiamo un sacco! Certo è anche vero che molto si capisce nel finale del film, quindi per tutti coloro che volessero avere la reale risposta a questa domanda consiglio caldamente di venire al cinema a vedere The Crystal Gear!

Scritto e diretto da Paolo Cellammare – già creatore della serie – e prodotto da The Best Blend con la partecipazione di Siquri.com, il film sviluppa le vicende di Maurizio Merluzzo, sequestrato, durante le ultime puntate della serie, dal suo acerrimo nemico, uno psicopatico hater serial killer chiamato Nino Seiseisei (Matteo Arienti), il nostro eroe dovrà trovare il modo di vendicarsi di lui grazie anche all’aiuto di una serie di bizzarri personaggi, tra i quali il nipote dell’inventore del frullatore (Tommaso Caporali) e il suo avvocato (Gianandrea Muià).

Azione, comicità e un pizzico di fantascienza (che non guasta mai!) sono gli elementi essenziali di questa pellicola, che può anche vantare una serie di eccezionali collaborazioni musicali come i Nanowar of Steel e Immanuel Casto, che si sono uniti ai collaboratori musicali storici della serie Vike (frontman della band The Newlanders, ex-Voodoo), il compositore Alessandro De Rosa (biografo di Ennio Morricone) la nuova rock band Dymama ed altri.

Dove vedere Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear? Segnatevi le date che trovate qui sotto, gli spettacoli in ciascuna città saranno alle 20:30 e i biglietti sono in vendita sui siti web di ciascun cinema, o direttamente alla biglietteria. Affrettatevi perché i posti sono limitati!

  • Nuoro 29 Giugno – Multiplex Prato
  • Torino 3 Luglio – Massaua Cityplex
  • Genova 4 Luglio – Cinema America
  • Catania 6 Luglio – Multisala Planet
  • Modena 10 Luglio – Victoria Multiplex
  • Milano 11 Luglio – Movie Planet (San Giuliano Mi)
  • Roma 12 Luglio – Lux Multiscreen
  • Napoli 13 Luglio – Modernissimo
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