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Zack Braff – Insospettabili Sospetti e un trio da Oscar: l’intervista

Zack Braff – Insospettabili Sospetti e un trio da Oscar: l’intervista

Di Redazione SW

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Conosciuto principalmente per il ruolo del dottor John Dorian nella serie cult Scrubs – Medici ai primi ferri, Zach Braff è anche un apprezzato regista e nel corso della sua carriera si è più volte divertito a passare dall’altro lato della macchina presa, dirigendo pellicole come La mia vita a Garden State e Wish I Was Here.

La sua ultima fatica, in arrivo domani nelle sale italiane, si intitola Insospettabili Sospetti e riunisce un cast all’insegna dell’Oscar, composto da Morgan Freeman (Million Dollar Baby), Michael Caine (Le regole della casa del sidro, Hannah e le sue sorelle) ed Alan Arkin (Little Miss Sunshine).

I tre interpretano dei vecchi amici che decidono di dare una scossa alle proprie vite da pensionati e deviare dalla retta via quando la banca utilizza il loro fondo pensione per coprire un’assicurazione aziendale. Disperati e pressati dal bisogno di pagare le bollette e sbarcare il lunario, i tre se la rischiano tutta, decidendo di rapinare proprio la banca che li ha defraudati.

Una commedia particolarmente divertente, che riflette su tematiche attuali ed è sorretta da un cast degno delle migliori occasioni. Abbiamo avuto il piacere di intervistare il regista, che ci ha parlato dell’esperienza di lavorare con tre premi Oscar e di molto altro, compresi progetti futuri e un possibile ritorno alle origini.

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Il film è una commedia, si ride molto, ma fa anche riflettere sulla situazione delle persone anziane nella nostra società. 

– Sono ben consapevole del dibattito che sta avvenendo nel mio paese, proprio in questo momento ho in sottofondo la CNN, e tutto quello di cui si sta parlando al momento è la riforma sanitaria, le banche, i lavori che si spostano oltreoceano. Questo è un problema reale che il nostro paese sta affrontando e penso che sia molto pertinente al nostro film e ai suoi protagonisti. Michael Caine nel film dice “nel peggiore dei casi, se vado in prigione ottengo un letto, tre pasti al giorno e un’assistenza sanitaria migliore di quella che ho adesso”. È intesa come una battuta, ma non è uno scherzo, in un certo senso è la verità. Il nostro film è una commedia d’azione, ma cerca comunque di affrontare il tema della condizione degli anziani nella nostra società.

Come è stato dirigere un trio di attori premi Oscar, tutti e tre vere e proprie leggende del cinema?

– Ero molto nervoso, come puoi immaginare, ma sono stati molto gentili con me, hanno fatto di tutto per accogliermi calorosamente ed a braccia aperte, senza farmi sentire intimidito dalla loro presenza. Poco alla volta finisci con l’abituarti ma non avrei mai pensato di poter passare del tempo con Morgan Freeman, e di diventarne addirittura amico. Si trasforma poi in un’esperienza simile ai film che ho fatto in passato, quando all’improvviso ti ritrovi a girare con il tuo gruppo di amici. Sono stati molto affettuosi con me e si sono fatti in quattro per assicurarsi che non mi sentissi come se stessero pensando “chi diavolo è questo ragazzino?”.

Il film è anche un heist-movie. Era uno dei tuoi sogni dirigere un film di questo genere?

– Adoro il genere, e mi piacciono le commedie d’azione, ma non a discapito di un po’ di cuore. Penso che il film sia strutturato su parecchi livelli, c’è il sottogenere del Caper Movie, che Ted Melfi ha gestito in modo fantastico dove in un primo momento non sai come ci siano riusciti, ma c’è anche un po’ di cuore. Il personaggio di Morgan Freeman sta morendo, viene allontanato dalla figlia e dalla nipote che ama molto, e poi ovviamente c’è la storia d’amore tra Alan [Arkin] ed Ann-Margaret. La sceneggiatura di Ted mi ha subito colpito perché succedono un sacco di cose.

Che cosa non poteva mancare rispetto al film originale del 1979?

– Quando mi sono unito al progetto la sceneggiatura era già stata scritta, il film era già stato sviluppato dal produttore Donald De Line e da Ted Melfi. Penso che il film del 1979 sia straordinario, un film meraviglioso, e credo che l’obiettivo fosse renderlo più attuale ed evitare un finale triste, visto che nell’originale George Burns finisce in carcere e viene anche affrontato il tema della morte. Penso sia stato più una fonte di ispirazione, ovviamente riprendendo il cameratismo dei tre personaggi, le difficili condizioni in cui vivono, e l’idea di svaligiare una banca senza saperne niente di rapine, ma la sceneggiatura di Ted voleva essere meno triste di quella originale, scritta da Martin Brest.

Ann-Margret, 76 anni ed è ancora una vera e propria It Girl. Com’è stato collaborare con lei sul set?

– Ann-Margret è uno schianto, eravamo alla presentazione stampa ed ogni volta che entrava un giornalista sottolineava quanto fosse bella. Ha un effetto fantastico sulla gente, è ancora così bella, e sexy… Stavo parlando del casting con mio padre, e gli stavo elencando tutte le possibili attrici che avrebbero potuto interpretare il ruolo a fianco di Alan [Arkin], e quando sono arrivato ad Ann-Margaret ha detto “oh mio Dio, Ann-Margaret è la più bella di tutte”. Non è solo bella ma anche molto divertente, ed è amica di Alan, avendo già lavorato insieme, si piacciono e vanno d’accordo, e questo aiuta sempre quando in un film c’è una storia d’amore. Anche quando non stavamo girando se ne stavano insieme in un angolo piegati dalle risate.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

– Vorrei fare altri film. Al momento sto lavorando ad un episodio pilota per ABC di cui sono il protagonista ed anche il regista. Se a maggio il network deciderà di svilupparne una serie a quel punto sarò di nuovo in onda su ABC.

Ti piacciono i cinecomic? Vorresti dirigerne o interpretarne uno?

– Li guardo, ma non è qualcosa che potrei dirigere, penso ci siano persone molto più competenti di me sull’argomento. Da bambino non sono mai stato un avido lettore di fumetti, e secondo me è sempre meglio che questi progetti siano gestiti da qualcuno che è cresciuto leggendoli e che ha sempre amato il genere. Mi diverto a guardarli, ma io non mi sceglierei per dirigerne uno.

Remake e reboot sono all’ordine del giorno ad Hollywood. Cosa ne pensi a riguardo?

– Secondo me sono una buona cosa quando vengono considerati come un’ispirazione, come ha fatto Ted [Melfi] in questo caso. Credo che il risultato non funzioni quando l’obiettivo è ricreare lo stesso identico il film, ma spesso si può partire dall’idea originale e svilupparla. Si può cambiare il tono, come hanno fatto per 21 Jump Street per esempio, per il quale hanno creato una storia completamente diversa, pur rimanendo fedeli all’idea di partenza. Lo stesso è successo nel nostro caso, Ted Melfi ha sviluppato la meravigliosa idea avuta da Martin Brest creando una versione tutta sua. È sempre un errore tentare di ricreare lo stesso film, perché spesso non si può competere con l’amore che il pubblico ha per l’originale.

Perché il pubblico dovrebbe andare a vedere Insospettabili Sospetti?

– Penso che il panorama cinematografico non offra qualcosa di simile, è un film davvero divertente per tutta la famiglia. Ovviamente ha come protagonisti tre anziani, ma per esempio quando ero piccolo adoravo il film Cocoon – L’energia dell’universo, e come in quel caso è qualcosa che riesce a divertire tutti. Fa ridere, c’è azione, c’è spazio anche per un’analisi sociale, ha cuore, penso sia semplicemente uno spasso, è uno di quei film che ti godi al meglio quando ridi insieme ad un gruppo di amici.

Che tipo di regista sei sul set? Divertente o serio?

– Entrambi, fare un film è molto stressante, ci sono delle volte in cui ti metti le mani nei capelli pensando “santo cielo, non posso credere che dobbiamo girare tutto questo in una sola giornata”. C’è molta pressione sulle tue spalle, ci sono molti soldi da spendere e molte persone che ti fanno domande, ma è anche molto divertente. È come quando organizzi una festa e non vuoi che i tuoi ospiti siano stressati, vuoi soltanto che si divertano. Allo stesso modo voglio che i miei attori e che lo staff creativo si divertano perché siano poi in grado di dare il loro meglio, in modo da lasciar gestire l’aspetto stressante al regista e ai produttori.

È tempo di revival. Vorresti realizzare qualche nuovo episodio di Scrubs con il cast originale?

– Forse, prima o poi. Magari qualche episodio su Netflix, o forse anche un piccolo film, ma non a tempo pieno. Spero che il progetto in lavorazione alla ABC vada a buon fine, a quel punto non avrei tempo per un revival, ma se riuscissimo nella tempistica mi piacerebbe sicuramente fare qualcosa. Come ho detto, un film o dieci episodi su Netflix penso sarebbe uno spasso, lo farei sicuramente.

Nel cast del film troviamo anche Ann-Margret (Tommy, Conoscenza carnale) nel ruolo di Annie, commessa di un supermercato che sostiene Al ‘in diversi modi’; Joey King (Wish I Was Here) nel ruolo della vivace nipote di Joe, Brooklyn; il candidato Oscar Matt Dillon (Crash) nei panni dell’agente FBI Hamer; e Christopher Lloyd (trilogia Ritorno al futuro) nel ruolo del coinquilino degli amici, Milton. John Ortiz (Il lato positivo – Silver Linings Playbook) interpreta il ruolo di Jesus, un uomo dalle credenziali non proprio limpide, che accetta di insegnare ai tre amici il know-how del mestiere; e Peter Serafinowicz (Guardiani della galassia) veste i panni dell’ex-genero di Joe, Murphy, i cui contatti poco puliti potrebbero finalmente rivelarsi utili. Per maggiori informazioni potete consultare la scheda del film sul sito Warner Bros.

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