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Once Upon a Time 6: Recensione del Finale di Stagione (…E di Serie?)

Once Upon a Time 6: Recensione del Finale di Stagione (…E di Serie?)

Di Andrea Suatoni

LEGGI ANCHE: EMMA SWAN NON TORNERA’ NELLA SETTIMA STAGIONE

L’ultimo episodio della sesta stagione di Once Upon a Time è andato in onda sul canale americano ABC la scorsa domenica 14 Maggio: una doppia puntata che si è presentata più come un series finale che un season finale ma che ha comunque aperto, in un piccolo epilogo, le strade ad una settima stagione ambientata qualche anno nel futuro per quello che viene chiamato un soft reboot, ovvero una rivisitazione della saga originale costituendone comunque una prosecuzione.

ONCE UPON A TIME -

THE FINAL BATTLE

La battaglia finale che Emma Swan e la Fata Oscura sono destinate a combattere è una battaglia sulla fede; la maledizione di Fiona ha separato i protagonisti fra la Foresta Incantata e Storybrooke, con solamente Henry capace di ricordare la verità: se la Salvatrice smetterà di credere, tutti i mondi fantastici che si trovano fuori da quello reale spariranno. Emma è rinchiusa in manicomio a causa delle “fantasie” che suo figlio le ha messo in testa: non esistono favole, non esistono genitori che le vogliono bene. Tremotino sembra aver trovato la pace con suo figlio Gideon, ma il prezzo si rivela essere la perdita di Belle, che Fiona ha separato dalla sua famiglia; l’Oscuro però segretamente ricorda il suo reale passato, e nel momento in cui Henry riesce finalmente a convincere Emma a credere, Tremotino uccide sua madre, mettendo fine all’esistenza della Fata Oscura. Il cuore di Gideon però è ancora sotto l’incantesimo di Fiona, che gli ha ordinato di uccidere Emma; la Salvatrice infine capisce che per vincere deve rinunciare a combattere, così che la luce trionfi.

Il lieto fine è totale: Gideon torna un bambino e Tremotino (che ha finalmente abbracciato la sua vera natura di Salvatore) e Belle lo cresceranno assieme; i regni delle favole e delle storie tornano ad esistere, e con essi tutte le persone morte a causa della maledizione (fra cui Robin e il doppleganger di Regina, che dal primo riceve una proposta di matrimonio); Regina viene finalmente accettata dall’intera comunità di Storybrooke; Emma ed Uncino si riuniscono per poter finalmente festeggiare la loro luna di miele, e Biancaneve ci spiega che il vero significato della felicità e del lieto fine.

Fino all’enigmatico epilogo…

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LA FINE DI ONCE UPON A TIME

Durata ben sei anni a dispetto di un comparto tecnico non proprio eccellente, Once Upon a Time ha superato le aspettative di molti ed i dubbi di moltissimi. Una serie basata sui personaggi delle fiabe trapiantati nel mondo reale era un’idea azzeccatissima nella prima stagione, mentre già dalla seconda aveva iniziato ad arrancare; la perfetta capacità però degli showrunner di adattare ogni nuova storyline ad una sempre lineare e cronologica successione degli eventi (in un continua creazione di retrocontinuity sempre fedele a sé stessa e coerente con l’insieme) ha fatto la fortuna della serie. Un lunghissimo live-action in salsa Disney, coronato da un episodio musical (quello della scorsa settimana) talmente perfetto da far sperare molti in uno spin-off completamente musical: le storyline di Once Upon a Time si sono sempre basate sulle storie Disney, arrivando a toccare anche il regno di Arendelle con Elsa ed Anna (essendo ABC parte del colosso disneyano) o le vicende di Merida; il finale della serie si inserisce perfettamente nella strada solcata dalle precedenti stagioni in un happy ending che gli era doveroso.

Perché in effetti è chiaro come il season finale della sesta stagione sia stato pensato come un series finale: la storia principale è ormai chiusa, la battaglia finale è stata vinta e chiunque poteva essere salvato da sé stesso è stato redento (emblematica la rivelazione delle origini di Tremotino, al punto che è difficile credere che non fosse stata decisa in partenza). Quel che rimane di Once Upon  Time è una magia ed un’atmosfera che gli showrunner cercheranno di far rivivere ai fan probabilmente quasi da zero, con una sorta di reboot che pur ponendosi come una settima stagione percorrerà altre strade, con personaggi in parte nuovi e sicuramente nuove motivazioni e nuove basi. Il temi dell’abbandono, della redenzione e della famiglia sono stati in effetti esplorati fin quasi all’abuso, quindi la curiosità (ed anche il terrore, dato che in molti temono una situazione simile a quella delle terribile nona stagione di Scrubs) verso il pilot che vedremo non prima del prossimo Settembre è ai massimi livelli.

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SETTIMA STAGIONE

Sul finire dell’episodio, una bambina bussa alla porta di un appartamento di Seattle: sono passati molti anni e troviamo un Henry Mills ormai cresciuto (Andrew J. West, ex cannibale in The Walking Dead), shockato dalla rivelazione di avere una figlia (che arriva direttamente dalla Foresta Incantata). Cosa succederà nella settima stagione?

Sappiamo che si svolgerà almeno 10-15 anni nel futuro della serie, e che Henry (ma non l’Henry che conosciamo) sarà il protagonista della storia. Accanto a lui, solo alcuni personaggi rimarranno ospiti fissi del cast: si tratta di Hook (Colin O’Donoghue), Regina (Lana Parrilla) e Tremotino (Robert Carlyle). Il mistero attorno a cui ruoterà la storia saranno i natali della piccola Lucy: chi è sua madre? Le vicende non si svolgeranno a Storybrooke, e non vedremo Emma, Biancaneve e David poiché gli attori non sono più interessati ad apparire nella serie (ma disponibili a tornare in veste si guest star) nè Zelena e Belle, che per esigenze di sceneggiatura sono state estromesse dal futuro della serie. Un vero e proprio reboot che mantiene solamente i villain della saga accendendo il sospetto che la settima stagione potrebbe vedere Hook, Regina e Tremotino protagonisti solamente di flashback nel passato, usato per chiarire il presente di Henry e Lucy.

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