L’Inganno, la recensione del (bel) noir di Sofia Coppola con Kidman, Farrell, Dunst e Fanning

L’Inganno, la recensione del (bel) noir di Sofia Coppola con Kidman, Farrell, Dunst e Fanning

Di Andrea D'Addio

Sofia Coppola torna alle ambientazioni di Il giardino delle vergini suicide confezionando un pregevole lavoro impreziosito dalle performance del ricco cast di star

Missisipi, 1863, piena Guerra civile americana. Durante una passeggiata nel bosco la piccola Amy trova il caporale  John McBurney ferito dietro un albero. Sarebbe il nemico, lei sudista, lui dell’Union, ma decide di portarlo nel collegio femminile dove risiede con altre ragazze, la direttrice e una delle insegnanti.  Per carità cristiana l’uomo riceve cure e ospitalità. Durante la degenza a letto capisce ben presto di essere diventato oggetto del desiderio di molte delle sue ospiti alimentando gelosie e rivalità. Una situazione che gradualmente degenera fino ad un tragico epilogo…

Ispirato al romanzo A Painted Devil (1966) di Thomas P. Cullinan e già oggetto di una celebre trasposizione cinematografica, La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel (con Clint Eastwood), L’Inganno è prima di tutto un noir fatto come si deve. Dal punto di vista drammaturgico il canovaccio è molto semplice: un forestiero prova a rompere i già precari equilibri interni di una piccola “comunità” che ha a questo punto solo due reazioni possibili: accettarlo e creare un nuovo status quo o rigettarlo tornare alla situazione di partenza. La bravura della Coppola risiede nella capacità di caratterizzare in maniera credibile i diversi personaggi femminili che girano intorno al personaggio maschile – giustamente stereotipato – impersonato da Colin Farrell. Le tre donne principali rappresentano un modo diverso di reagire all’attrazione sia verso l’altro sesso che per l’esterno in generale. Malcelata curiosità, voglia di principe azzurro, spirito crocerossino, manipolazione, istinto: Nicole Kidman, Kirsten Dunst ed Elle Fanning rappresentano tre diverse, e contemporaneamente una sola, individualità. Capire quale prenderà il sopravvento e scoprire se l’uomo “detonatore” avrà o meno la capacità di sedurle o ne rimarrà vittima è un gioco che la Coppola costruisce alternando ironia, sensualità e morte con una sapienza forse ancora più alta di quanto le accadde con una pellicola simile per costruzione e dinamiche: Il giardino delle vergini suicide (1999).

L’inganno è sicuramente uno dei migliori film visti al Festival di Cannes 2017.

L'Inganno 01

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