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Arrow – La recensione del season finale: Lian Yu

Arrow – La recensione del season finale: Lian Yu

Di Lorenzo Pedrazzi

L’ultimo episodio della quinta stagione di Arrow è uno dei più importanti nella storia di questo show, poiché si connette al pilot originale attraverso la circolarità della narrazione, risolvendosi poi in un grosso cliffhanger che proietta un’ombra sul futuro di quasi tutti i personaggi.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Ma facciamo un passo indietro, e torniamo all’inizio. Oliver (Stephen Amell) è atterrato su Lian Yu con Nyssa Al Ghul (Katrina Law) e Malcolm Merlyn (John Barrowman), ma si rende conto di aver bisogno di tutto l’aiuto possibile per salvare i suoi amici e la sua famiglia da Adrian Chase (Josh Segarra). Di conseguenza, irrompe nella prigione dell’A.R.G.U.S. e libera Slade Wilson / Deathstroke (Manu Bennett), ormai rinsavito: gli effetti del Mirakuru sono passati, e Slade prova rimorso per le sue azioni, ricostruendo una sorta di rapporto paterno – o forse più da fratello maggiore – con l’eroe. Oliver decide di liberare anche il riluttante Digger Harkness / Capitan Boomerang (Nick E. Tarabay), ma la situazione si complica quando un missile distrugge l’aereo con cui è arrivato sull’isola. Il gruppo si divide, e Oliver si mette alla ricerca degli ostaggi con Slade e Digger, trovando Curtis (Echo Kellum), Thea (Willa Holland), Felicity (Emily Bett Rickards) e Samantha (Anna Hopkins) rinchiusi in alcune gabbie; mancano però Dinah (Juliana Harkavy), René (Rick Gonzalez), Diggle (David Ramsey), Quentin (Paul Blackthorne) e il piccolo William, figlio di Oliver e Samantha. Evelyn Sharp (Madison McLaughlin) e Talia Al Ghul (Lexa Doig) tendono loro un’imboscata, e Digger rivela di essersi già schierato con Chase perché ha ricevuto da lui un’offerta migliore. Slade finge di fare lo stesso, ma solo per consentire a Oliver di disarmare Evelyn e deviare la freccia che Talia scaglia contro Samantha. L’intervento di Nyssa e Malcolm la costringe alla fuga, mentre Evelyn viene rinchiusa in una cella.

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Malcolm conduce Thea, Felicity, Curtis e Samantha verso l’aereo di Chase, ma Thea calpesta una mina ed è costretta a restare immobile per evitare che esploda. Nonostante le sue proteste, Malcolm la spinge via e prende il suo posto sull’ordigno, in modo che lei e gli altri possano continuare la fuga. Raggiunto da Digger e dagli uomini di Chase, l’ex Arciere Nero fa esplodere la mina. In realtà, però, questa è solo una possibile ricostruzione dei fatti, poiché la deflagrazione ci viene mostrata dal punto di vista dei fuggiaschi, che sono ormai lontani; non c’è quindi l’assoluta sicurezza che Malcolm sia morto, ma John Barrowman ha dichiarato che non tornerà nella prossima stagione, quindi per il momento il suo personaggio è da considerarsi deceduto. Il sacrificio di Malcolm segna il riscatto di un antagonista che ha sempre esercitato molto fascino sui fan, dimostrandosi più interessante nelle sue contraddizioni emotive (soprattutto l’amore sincero per Thea) che nei suoi piani malvagi. In ogni caso, Felicity e gli altri raggiungono l’aereo, salvo scoprire che è stato manomesso da Chase; inoltre, l’isola è tappezzata di esplosivo C4, talmente tanto che non è possibile disinnescarlo tutto.

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Parallelamente, Oliver, Slade e Nyssa entrano nel vecchio tempio che Chase ha eletto a propria base operativa. Si separano, ma Slade tramortisce Oliver e lo consegna a Black Siren (Katie Cassidy), che lo rinchiude insieme a René, Dinah, Diggle e Quentin. Anche questo tradimento, però, è stato inscenato ad arte perché Oliver venisse portato dai suoi amici e consegnasse a Dinah un collare fabbricato da Curtis, in grado di concentrare il suo urlo sonico e abbattere gli inibitori disseminati nella stanza: in tal modo, Dinah libera se stessa e gli altri. Nyssa, intanto, affronta sua sorella Talia a singolar tenzone, e riesce a sconfiggerla facilmente. Anche troppo: il duello è deludente, frettoloso ed eccessivamente frammentato dal montaggio, ma era inevitabile sacrificare qualcosa in una puntata così ricca di personaggi e sottotrame. Comunque, lo scontro prosegue nella sala principale del tempio, dove finalmente Oliver si trova faccia a faccia con Chase. Mentre Slade, René e Nyssa si liberano dei ninja di Talia, lo scontro fra i Canary Cry di Black Siren e Dinah finisce in parità, ma Quentin mette al tappeto il Doppelgänger di sua figlia con un colpo di bastone. Oliver affronta Chase, e stavolta gli scontri sono gestiti molto meglio sul piano registico, con la macchina da presa che si fa spazio tra i contendenti per valorizzare la qualità delle coreografie e degli stunt; notevole anche il montaggio parallelo che fa dialogare il passato e il presente di Oliver, impegnato in un combattimento con Constantin Kovar (Dolph Lundgren) nei flashback. Per quanto riguarda questi ultimi, è necessario sottolineare l’ennesima soluzione di retro-continuity che modifica il passato di Oliver: prima di attirare l’attenzione di un peschereccio per farsi salvare, l’eroe si “trucca” da naufrago, con barba e capelli finti, simulando così una lunga permanenza sull’isola. È un espediente un po’ forzato, nonché traumatico rispetto alla mitologia della serie, ma si è reso inevitabile per garantire un minimo di coerenza con quanto abbiamo visto nel pilot; piacevolissimo, invece, il cameo di Susanna Thompson nel ruolo di Moira Queen, a cui Oliver telefona per dirle che sta tornando a casa: un retroscena toccante di cui eravamo all’oscuro.

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Tornando al presente, Oliver sconfigge Chase, che però non ha alcuna intenzione di svelargli dove si trovi William. Il punto è che questo big bad non desidera battere l’eroe fisicamente, né tantomeno ucciderlo: al contrario, vuole dimostrare la sua teoria secondo cui Oliver sia soltanto un assassino che prova piacere nel compiere omicidi. Per questa ragione, sperando di scatenare la sua furia e provare la suddetta teoria, gli dice che William è morto, ma Oliver non ci casca; vuole dimostrargli che si sbaglia sul suo conto. Chase però riesce a fuggire grazie a una bomba fumogena, immediatamente inseguito da Oliver, che dice ai suoi compagni di raggiungere gli altri nei pressi dell’aereo. Raggiunto il suo avversario a bordo di una barca, l’eroe scopre la verità: l’innesco del C4 è collegato ai segni vitali di Chase, quindi la sua morte farà esplodere le cariche. Chase prende William – che era nascosto in coperta – e minaccia di spezzargli il collo, offrendo a Oliver una scelta: se lo ucciderà, salverà il bambino ma condannerà i suoi amici; altrimenti, può salvare i suoi amici e condannare William a morte sicura. Oliver tiene l’arco puntato su di lui, e fa per abbassarlo, ma improvvisamente scaglia una freccia che colpisce Chase a un piede, e William riesce a divincolarsi per trovare la salvezza tra le braccia di suo padre. Purtroppo, però, Chase ha un ultimo asso nella manica: estrae una pistola e si spara in testa (esattamente come nei fumetti, anche se le circostanze sono completamente diverse), facendo esplodere l’intera isola sotto lo sguardo terrorizzato di Oliver e suo figlio.

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Lian Yu si chiude con questo devastante cliffhanger, il più clamoroso fra quelli che abbiamo visto sinora nelle puntate finali (anche perché le stagioni di Arrow non sono mai terminate con grandi colpi di scena, al contrario di The Flash). Possiamo dare per scontato che la maggior parte dei personaggi – presumibilmente tutti quelli regolari – riusciranno a sopravvivere, ma la distruzione dell’isola ha qualcosa di simbolico: indica la fine di un’epoca, dopo cinque stagioni incentrate sul dialogo fra passato e presente nella vita di Oliver, dove ogni stagione corrispondeva a un anno del suo “esilio”. Radendo al suolo Lian Yu, Arrow sembra ripartire da zero per proiettarsi verso nuovi orizzonti, anche se la ricostituzione dello status quo è sempre dietro l’angolo, e non possiamo aspettarci che la sesta stagione sia una completa rivoluzione (non lo sarà). Ma ciò che rende Lian Yu così travolgente ed efficace, forse addirittura il miglior finale nella storia della serie, è la capacità di tracciare un percorso circolare nella sua mitologia, delineando alcune fondamentali simmetrie interne. Certo, l’epilogo dei flashback si ricollega direttamente all’inizio del pilot, ma ancor più interessante è il parallelismo nel rapporto tra padri e figli (o figlie), laddove il sacrificio di Malcolm ricorda quello compiuto da Robert nel primo episodio, e beffardamente replicato da Chase in questo season finale. Nella follia del big bad c’è una spaventosa coerenza, nutrita di lucidissima razionalità: gli showrunner Marc Guggenheim e Wendy Mericle, abilissimi a mettere Oliver con le spalle al muro, rivelano la lungimiranza di Chase attraverso il suo ultimo monologo, quando intima a Oliver e William di affidarsi al loro amore reciproco perché non avranno nessun altro su cui contare, poco prima di uccidersi e innescare le deflagrazioni. La disperazione dell’eroe riesce a tirare fuori il meglio da Stephen Amell, finalmente credibile nel mettere in scena il terrore e la preoccupazione del suo personaggio: la scena in cui abbraccia William è tra le migliori dell’intera serie, e dimostra il grande investimento emotivo dell’attore canadese. Le lacune dell’episodio – ovvero la stanca ripetizione del falso tradimento, gli eccessi di retro-continuity e lo scontro deludente fra Nyssa e Talia – passano in secondo piano di fronte a quest’accurata costruzione narrativa, dove Arrow offre un’inaspettata prova di maturità, pure senza dimenticare le esigenze dell’azione e della tensione. Davvero un ottimo finale, denso e spiazzante.

Voto: ★★★★

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