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18 maggio 2017 • 16:45 • Scritto da Lorenzo Pedrazzi

Agents of S.H.I.E.L.D. – La recensione del season finale: World’s End

World's End scatena il potere di Ghost Rider e chiude degnamente la quarta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., con un'intrigante cliffhanger per il futuro.
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World’s End, come suggerisce il titolo, chiude la quarta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. con una sfumatura “apocalittica” che coinvolge sia il mondo reale sia il Framework, mentre gli agenti affrontano la battaglia finale contro Aida: stavolta, però, c’è anche Ghost Rider ad aiutarli.


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Purtroppo per Fitz (Iain De Caestecker) e per il mondo intero, l’affascinante Aida (Mallory Jensen) ha deciso di elevare il concetto di “fidanzata psicopatica” a un livello tutto nuovo: il dolore del rifiuto l’ha fatta uscire di senno, colpita improvvisamente da un turbinio di emozioni che – essendo diventata umana solo da poche ore – non è in grado di assimilare. Aida, infatti, non brama vendetta solo contro Fitz, ma contro tutto lo S.H.I.E.L.D., ed elabora un piano per screditare l’agenzia davanti agli occhi dell’opinione pubblica, sperando di trasformare gli Stati Uniti nello stesso regime para-fascista del Framework. Per diventare umana e acquisire i suoi poteri, però, Aida ha dovuto sfruttare le arti mistiche del Darkhold, quindi Ghost Rider (Gabriel Luna) ha potuto seguire la sua traccia fin sulla Terra, fuggendo dalla dimensione infernale dov’era precipitato in seguito alla battaglia con Eli Morrow.


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Riemerso dal portale, Robbie dà subito la caccia ad Aida, e riesce a ferirla con la sua catena infuocata dopo aver eliminato facilmente i suoi scagnozzi robotici, compreso un LMD di Anton Ivanov (Zack McGowan). La donna è vulnerabile ai poteri di Ghost Rider perché essi traggono origine dalla stessa fonte che le ha dato un corpo umano, ma lo Spirito della Vendetta non riesce a completare la sua missione: Aida si smaterializza e fugge via. Riunitosi a Coulson (Clark Gregg) e Daisy (Chloe Bennet), Robbie promette di aiutarli contro il loro nemico comune, e di portare il Darkhold in un posto sicuro. Intanto, Talbot (Adrian Pasdar) chiede a Coulson di presentarsi a un’udienza per difendere lo S.H.I.E.L.D. dopo gli ultimi eventi, ma lui rifiuta perché non può rischiare di esporsi ad Aida. Quest’ultima, però, invia sul posto un LMD di Daisy, che spara a Talbot e lo manda in coma. La vera Daisy, Robbie, Coulson e May (Ming-na Wen) intervengono e recuperano il Darkhold, ma anche stavolta Ghost Rider non riesce a colpire Aida prima che si teletrasporti. In compenso, l’episodio ci regala una delle migliori scene d’azione della stagione, con Quake e Ghost fianco a fianco: pur centellinandone la presenza per ragioni di budget, lo Spirito della Vendetta è ben sfruttato a livello spettacolare, e l’utilizzo dello slow-motion in alcune fasi di combattimento rende il tutto ancor più suggestivo.

Parallelamente, Elena (Natalia Cordova-Buckley) si trova ne Framework per salvare Mack (Henry Simmons), ma Aida sta cancellando progressivamente il codice della realtà virtuale, che quindi sparisce attorno a loro. Daisy inserisce alcuni indizi che permettono a Holden Radcliffe (John Hannah) di trovare Elena e aiutarla, ma Mack non si ricorda di lei, e vuole solo stare con sua figlia Hope mentre aiuta i rifugiati dello S.H.I.E.L.D. a scappare. Il mondo però sta cadendo a pezzi. Elena, Mack, Hope e Radcliffe restano soli, e Daisy crea una backdoor che permetterà ai due agenti di uscire dal Framework, ma Mack non vuole saperne, e resta abbracciato alla sua bambina. La piccola scompare tra le sue braccia, segnando il vertice emotivo dell’episodio.


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Nel mondo reale, Coulson vuole usare il Darkhold per attirare Aida in una trappola, mentre May lo interroga sulle ragioni che lo portarono a stappare la bottiglia di Haig con il suo LMD: la promessa – dato che fra loro c’è qualche sentimento non dichiarato – è di ricominciare da capo e stappare un’altra bottiglia, in futuro. Nel frattempo, Aida attacca Simmons (Elizabeth Henstridge) per vendicarsi di Fitz, e lui le assicura che le porterà il libro se gli promette di non farle del male; la donna, però, gode immensamente della sua rivalsa, e uccide Simmons con una scarica di energia. Attratta dal Darkhold, si teletrasporta davanti a Coulson, ma viene colpita alla schiena da alcuni proiettili: è la vera Simmons, mentre quella di prima era un LMD. Coulson si trasforma in Ghost Rider e attacca Aida, che si teletrasporta inutilmente altrove, trascinandosi dietro Ghost. Quest’ultimo usa le fiamme infernali e la uccide all’istante. Non male come colpo di scena: nessuno si sarebbe aspettato di vedere Ghost Rider nel corpo di Coulson, che comunque restituisce il demone a Robbie subito dopo; peccato solo per lo scarso climax nel confronto finale con Aida, dove la battaglia – se di battaglia si può realmente parlare – si risolve molto in fretta. Robbie prende il Darkhold e lo porta in un’altra dimensione, aprendo un portale con il movimento rotatorio della sua catena: il gesto è molto simile a quello di Doctor Strange nell’omonimo film, segno che la quarta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. è stata nettamente influenzata dal cinecomic, pur senza realizzare un vero e proprio spin-off. La connessione, per quanto flebile, è sensata. Comunque sia, Mack ed Elena riescono a fuggire dal Framework, e Mack è grato di aver conservato la memoria degli anni trascorsi in quel mondo con sua figlia; Radcliffe, invece, sparisce nel nulla mentre guarda il mare al tramonto, insieme a tutta la realtà virtuale.


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Seppur vittoriosi, gli agenti devono affrontare le accuse del governo, e si recano tutti insieme in una tavola calda (in stile Avengers) per farsi arrestare con lo stomaco pieno. Alcuni soldati li circondano dopo un breve blackout, ma non sono dell’esercito, e sono comandati da un uomo misterioso che resta nell’ombra. L’uomo avverte che la loro “finestra” sta per chiudersi, quindi devono sbrigarsi a portare via gli agenti; la scena avviene nella più assoluta immobilità, come se il tempo fosse congelato. Nella sequenza conclusiva, Coulson si sveglia in una sorta di cella, preme un pulsante e apre una grande finestra che dà sullo spazio: «Basta guardare il panorama» dice a se stesso, «è il momento di tornare al lavoro». Un cliffhanger molto intrigante, non c’è dubbio. Difficile dire cosa sia questa stazione spaziale, anche perché sembra si trovi in un altro sistema solare, un’altra galassia o un’altra dimensione: se fosse un carcere, potrebbe essere simile al Progetto 42, la prigione costruita durante Civil War (nei fumetti) per rinchiudere gli eroi contrari all’Atto di Registrazione, collocata nella Zona Negativa; oppure, più probabilmente, si tratta della base dello S.W.O.R.D., il corrispettivo spaziale dello S.H.I.E.L.D.. È possibile che i primi episodi della quinta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. raccontino la fuga dei protagonisti da questo carcere spaziale, ma per il momento è solo una supposizione.


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In ogni caso, World’s End si dimostra un degno finale per una valida quarta stagione, capace di rinnovarsi ciclicamente attraverso tre archi narrativi (Ghost Rider, Life Model Decoy e Agents of Hydra) connessi fra loro in modo sensato. L’epilogo riesce a riannodare i numerosi fili del racconto, trovando un buon equilibrio fra le esigenze emotive – con Mack in prima linea – e quelle spettacolari, dove il ruolo del mattatore spetta invece a Ghost Rider: uno spin-off se lo meriterebbe tutto. Il cliffhanger impreziosisce l’episodio, rafforzato da un’idea di “famiglia allargata” che si fonda esclusivamente sull’affetto, non sul sangue, e che ormai è comune a molte serie tv americane. Il prossimo appuntamento della Marvel sulla ABC sarà invece con un altro tipo di famiglia, quella Reale degli Inhumans, mentre Agents of S.H.I.E.L.D. tornerà a metà stagione.

Voto: ★★★★

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