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06 aprile 2017 • 19:30 • Scritto da Andrea Suatoni

Prison Break: Recensione del primo episodio del revival

Prison Break torna in Tv con un il primo episodio di un revival che rimane ancorato ai tempi narrativi di molti anni fa: ecco la nostra recensione! [Spoiler Free]
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Prison Break è tornato: le avventure di Michael Scoffield (ma non era morto?), Lincoln Burrows, Sara Tancredi e soci sono tornate in TV sul canale americano Fox (su Fox Italia le attendiamo durante il prossimo autunno) dopo 8 anni dalla chiusura della serie con una nuovissima quinta stagione, costruita sulle ceneri delle quattro passate.

STAGIONE CINQUE

Più che di un revival, come nel recente eclatante caso di Gilmore Girls (Una Mamma per Amica) ci troviamo di fronte ad una vera e propria quinta stagione: i personaggi e le trame riprendono dopo un salto temporale di 7 anni, ma la sensazione che si avverte è quella di una prosecuzione consequenziale, come se il “salto” fosse stato sceneggiato a prescindere dal reale sfasamento temporale fra le stagioni quattro e cinque. Un brevissimo riassunto delle puntate precedenti catapulta quindi lo spettatore nel vivo della trama: egli è tenuto a sapere cosa è accaduto a Michael, a conoscere i personaggi coinvolti nella vicenda e ad avere ben chiare le linee guida della serie: il preambolo lascia maldestramente aperta la porta ai nuovi arrivati, ma si focalizza sicuramente (forse troppo?) sui vecchi fan dello show.

MICHAEL SCOFIELD (E GLI ALTRI)

Fin dalla fase embrionale della produzione, ai fan è stato promesso un forte sottotesto logico e credibile alla “resurrezione” di Michael; il protagonista della serie era infatti deceduto al termine del film TV The Final Break (intesi da sempre come ideali episodi 23 e 24 della stagione quattro), a causa di una malattia terminale al cervello.
Il mistero della sua improvvisa ricomparsa in un carcere dello Yemen non viene chiarito nel primo episodio, segno che la sottotrama avrà un grande peso nell’economia della serie.

Assieme a Wentworth Miller, tornano sulla scena gli immancabili Dominic Purcell (Lincol Burrows) e Sarah Wayne Callies (Sara Tancredi), insieme ad Amaury Nolasco (Fernando Sucre), Robert Knepper (T-Bag) e Rockmond Dunbar (C-Note), quest’ultimo inserito nella trama abbastanza forzatamente.

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RIMASTO INDIETRO

Sembra a tratti che il tempo non sia trascorso per Prison Break: i fan più accaniti si saranno immediatamente ritrovati nelle atmosfere complottiste e machiavelliche della serie, che però appunto sono rimaste quelle di allora: trovate che potevano essere considerate quasi geniali nel 2005 oggi risultano datate e a tratti quasi ridicole. I tentativi di rincorrere una modernità che non si riesce pienamente a gestire sfociano in quelle che appaiono meccaniche quasi da fantascienza, nella speranza che i “semi” che sembrano esser stati piantati (come la storyline dedicata a T-Bag) non crescano nella direzione che ci si aspetti.

L’idea che inizia a costruirsi in mente durante la visione è che lo show sia stato pensato per un revival a livello strettamente commerciale, senza pensare ad una reale opportunità dello stesso. In effetti, sentivamo la mancanza di Prison Break? Le ultime stagioni non erano riuscite a raggiungere l’appeal delle prime, e già il Film Tv aveva avuto recensioni non positive; il finale era stato un reale finale e non si avvertiva il senso di incompiutezza tipico delle serie che necessiterebbero un revival (basti pensare ai cliffhanger di Angel, Flashforward, Pushing Daisies e molti altri show). La motivazione puramente economica dietro la quinta stagione di Prison Break traspare da una realizzazione non del tutto curata, da una trama forzata in partenza e dalla trattazione superficiale (e stereotipata) di temi “alti” cui gli showrunner non hanno avuto la forza o la voglia di riservare un adeguato trattamento. In effetti, tutti aspetti che ricordiamo nel prodotto originale, che ci era tanto piaciuto; ma sono ormai passati 8 anni, e la differenza deve essere sensibile.

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BOCCIATURA?

In realtà, se si era fan della serie, si faticherà a non ritenere godibile il primo episodio della quinta stagione. A fronte dei vari difetti fin qui elencati, è innegabile che immergersi di nuovo in Prison Break procuri un brivido non indifferente. La storia nei soli 45 minuti iniziali ha la fisiologica pecca di dover fornire spiegazioni e basi per ciò che accadrà, in parte rallentando il ritmo ed in parte abusando di una sospensione dell’incredulità non aggiornata ai tempi attuali: le informazioni che l’episodio 5×01 ci dà non vanno oltre ciò che lo spettatore conosceva già tramite i trailer, ma l’impostazione di base della nuova stagione non poteva fare altrimenti; speriamo (e crediamo) però che i futuri 8 episodi (la stagione consta di 9 in totale) entrando nel vivo della vicenda, riescano a trovare una dimensione più consona ai tempi televisivi attuali, sotto ogni punto di vista.

Le potenzialità di questo revival in definitiva non sono sicuramente illimitate, ma alcuni validi spunti potrebbero portare a delle sorprese mentre altri sembrano già opportunamente indirizzati; ci rimettiamo quindi alla visione degli episodi successivi per una opinione più ponderata, riassumendo la valutazione del primo in una sufficienza piena.

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