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Ghost in the Shell – Le reazioni dei fan giapponesi, tra whitewashing e fedeltà all’originale

Ghost in the Shell – Le reazioni dei fan giapponesi, tra whitewashing e fedeltà all’originale

Di Lorenzo Pedrazzi

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Come accade spesso quando un manga o anime giapponese viene adattato da Hollywood, anche Ghost in the Shell ha incontrato le critiche di alcuni appassionati, ma pare che i fan occidentali siano molto più severi e intransigenti di quelli giapponesi.

The Hollywood Reporter ha raccolto le reazioni di alcuni di loro, e il risultato è interessante, soprattutto per quanto riguarda la polemica del whitewashing (ovvero, il fatto che la protagonista sia interpretata da un’attrice caucasica come Scarlett Johansson). In generale, la performance della star americana è stata apprezzata, così come l’apparato estetico del film, mentre i temi alla base della trama sono stati giudicati superficiali in confronto al manga di Masamune Shirow.

Ecco l’opinione di Tomoki Hirano, intervistato dopo aver visto il blockbuster al Toho Cinema di Shinjuku, a Tokyo:

Ha un aspetto molto fico, e mi è piaciuto molto. Non hanno solo tentato di copiare l’originale, ma si sono inventati una storia nuova, che è un approccio migliore.

Inoltre:

Trattandosi di una produzione hollywoodiana, hanno potuto usare un budget di quella consistenza per creare effetti visivi di quel livello.

Hirano non ha problemi con il casting di Scarlett Johansson:

È molto cool. L’ho amata in The Avengers, e volevo vedere questo film perché c’era lei. Se avessero fatto una versione in live-action giapponese, probabilmente avrebbero scritturato qualche stupida cantante pop.

Meno convincente, dal suo punto di vista, è il modo in cui sono stati trattati i temi della storia:

Era quella la base della storia originale: dove risiede l’anima? Ha influenzato film come Matrix, ma non è stata trattata in questo film.

Yuki, giovane impiegato che ha visto Ghost in the Shell nello stesso cinema, ha espresso un parere molto simile:

L’estetica era fantastica. Credo fosse il migliore stile visivo che potessero fare in una versione live-action. La storia però era un po’ superficiale; non si addentrava a fondo nei temi dell’anime. Ma è una versione hollywoodiana, quindi è proprio ciò che ti aspetti.

Yukio non ha letto il manga, e sostiene che Scarlett Johansson fosse “probabilmente la scelta migliore” per interpretare la protagonista:

Ho sentito che la gente negli U.S.A. voleva un’attrice asiatica per interpretarla. Sarebbe andato bene se fosse stata asiatica o asiatica-americana? Onestamente, sarebbe stato peggio se qualcuno da un altro paese asiatico si fosse finto giapponese. Meglio limitarsi a rappresentarla come bianca.

Si tratta solo di due testimonianze, quindi non sappiamo se rappresentino il pensiero generale, ma non c’è dubbio che le polemiche sul whitewashing siano talvolta frutto di un’ossessione tutta occidentale (e paternalistica) per il politicamente corretto. Non sempre, ovvio: ci sono casi in cui sono sacrosante. Ma con Ghost in the Shell, come dimostra il commento di Tomoki Hirano, vale il discorso sullo star power: il film è stato realizzato anche grazie al coinvolgimento di una diva come Scarlett Johansson, che ha il potere di facilitare la realizzazione di qualunque progetto. Al momento, nessuna attrice giapponese possiede lo stesso star power a livello mondiale. Inoltre, nella polemica c’è un elemento superficiale che Yukio ha sottolineato molto bene: scegliere un’attrice “genericamente” asiatica (di nascita o di origine) per interpretare un personaggio giapponese sarebbe stato ancora più offensivo.

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Il manga segue le vicende della Sezione 9, un’organizzazione antiterroristica che opera nel Giappone del futuro, specializzata nella risoluzione di crimini informatici e tecnologici. A capo della Sezione 9 c’è l’agente Motoko Kusanagi, il cui corpo è stato interamente sostituito da protesi artificiali; anche i suoi colleghi sono equipaggiati con impianti cibernetici, ma conservano ancora il loro corpo originale. Al di là della sua componente spettacolare, il manga è caratterizzato da profonde riflessioni esistenziali legate al rapporto tra umanità e tecnologia, e alla progressiva fusione di queste due sfere.

Nel cast figurano anche Michael Pitt, Takeshi Kitano (Daisuke Aramaki), Juliette Binoche (Dr. Ouelet), Pilou Asbæk (Batou) e Kaori Momoi. I membri della Sezione 9 sono interpretati da Chin Han, Danusia Samal, Lasarus Ratuere, Yutaka Izumihara e Tuwanda Manyimo. Il regista è Rupert Sanders (Biancaneve e il Cacciatore), mentre Bill Wheeler (Il fondamentalista riluttante) e Jonathan Herman (Straight Outta Compton) hanno scritto la sceneggiatura.

La produzione di Ghost in the Shell è a cura della Dreamworks e di Steven Spielberg, grande fan del manga.

Fonte: The Hollywood Reporter

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