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Fargo – La recensione della premiere della stagione 3

Fargo – La recensione della premiere della stagione 3

Di Lorenzo Pedrazzi

L’anno sabbatico non ha ridimensionato il valore di Fargo, la cui terza stagione ha recentemente debuttato su FX con un episodio scritto e diretto da Noah Hawley, il talentuoso creatore della serie, apprezzato negli ultimi mesi anche per Legion. Stavolta la trama è ambientata nel 2010, a Eden Valley, tranquilla cittadina del Minnesota dove ovviamente il candore della neve sta per tingersi di rosso.

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L’incipit, con uno scarto spiazzante tipico di Hawley, ci porta nella vecchia Europa: siamo nella Berlino Est del 1988, dove il malcapitato Jacob Ungerleider è accusato di aver ucciso una donna, ma sostiene che si tratti di uno scambio di persona; purtroppo, però, l’ufficiale che lo interroga sembra aver già stabilito la sua colpevolezza, e non ha alcuna intenzione di ascoltare le sue spiegazioni, perché “lo Stato non può commettere errori”. Si respira subito un clima di straniamento che irrigidisce i personaggi fino al parossismo, ricco di pause sottilmente minacciose. Quando ci trasferiamo nel Minnesota del 2010, d’altra parte, la situazione è solo apparentemente più rilassata: l’agente di custodia Ray Stussy (Ewan McGregor) incontra suo fratello Emmit (Ewan McGregor) e l’avvocato di quest’ultimo, Sy Feltz (Michael Stuhlbarg), e gli chiede del denaro per un anello di fidanzamento: si è innamorato di una ragazza appena rilasciata su cauzione, Nikki Swango (Mary Elizabeth Winstead), e vuole sposarla. I due fratelli sono estremamente diversi: Ray, stempiato e imbolsito, nutre rancore nei confronti di Emmit, uomo affascinante e di successo con cui scambiò l’eredità del padre, ottenendo una Corvette al posto di una preziosa collezione di francobolli; ora Emmit è “il Re dei Parcheggi del Minnesota”, mentre Ray si arrangia come può. La doppia performance di Ewan McGregor si accompagna a un ottimo lavoro di make-up per rendere credibile questa distinzione, complice anche il buon accento americano dell’attore scozzese: pur essendo interpretati dal medesimo attore, i due fratelli hanno ben poco in comune.

FARGO -- Year 3 -- Pictured: Ewan McGregor as Ray Stussy. CR: Chris Large/FX

Comunque sia, Emmit non è certo felice di fronte all’ennesima richiesta di denaro, e rifiuta. Ray si rivolge quindi a Maurice LeFay (Scoot McNairy), un tossico rilasciato su cauzione che ha fallito il test delle urine, e gli chiede di rubare un francobollo di grande valore dalla casa di Emmit in cambio del suo silenzio sul test. Sulla strada per compiere il furto, Maurice perde il biglietto con le indicazioni, ma ricorda il cognome “Stussy” e una parte del nome della cittadina (“Eden”), quindi consulta la guida del telefono per trovare il suo obiettivo. Intanto, il capo della polizia Gloria Burgle (Carrie Coon) e suo figlio Nathan (Graham Verchere) vanno a cena dal padre adottivo di Gloria, un uomo scontroso ma buono di nome Ennis Stussy (Scott Hylands). L’anziano signore regala a Nathan una scultura in legno per il suo compleanno, ma il ragazzino dimentica di portarla con sé, e sulla strada del ritorno chiede a sua madre se possono tornare indietro a prenderla. Gloria fa dietrofront e, dopo aver parcheggiato davanti all’abitazione del patrigno, nota che la porta è aperta e la casa è in subbuglio: qualcuno è entrato per cercare qualcosa. Ennis è seduto davanti al freezer aperto, ormai senza vita.

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Per noi spettatori è facile capire cosa sia successo, anche se un’abile ellisse narrativa fa coincidere il nostro punto di vista con quello di Gloria, senza mostrare gli eventi in maniera esplicita: Maurice ha confuso Eden Prairie (dove vive Emmit) con Eden Valley, e si è intrufolato in casa di Ennis per la parziale omonimia fra i due uomini. Il furto è degenerato in omicidio, e il vecchio ha avuto la peggio. Maurice irrompe in casa di Nikki, dove la ragazza si sta facendo un bagno con Ray, e scopre di aver sbagliato tutto. Cerca di ricattarli e li minaccia con una pistola, poi se ne va con la consapevolezza di averli in pugno. Nikki, però, calcola mentalmente il tempo che Maurice impiegherà per raggiungere il marciapiede, scardina il condizionatore d’aria e si fa aiutare da Ray per spingerlo verso l’esterno: il pesante blocco di metallo precipita sulla testa di Maurice, uccidendolo sul colpo. Il gusto di Fargo per l’umorismo macabro è evidente in questa scena, che peraltro sancisce definitivamente la suddivisione dei ruoli: Nikki è sveglia, intelligente e irresistibile, una moderna dark lady con la gomma da masticare al posto del bocchino, anni luce più avanti rispetto al disastrato Ray, che la venera come una dea. In questo rapporto di sottomissione c’è una rilettura contemporanea dei tòpoi del noir e dell’hard boiled, dove la componente maschile sembra destinata alla rovina di fronte a un piano criminoso (e, perché no, una donna imprevedibile) che non sa gestire. Una coppia in apparenza così male assortita da risultare paradossalmente verosimile, soprattutto nello sbilanciamento dei rapporti di forza. Alla fine, è ovviamente Nikki a organizzare tutta la messinscena, recitando la parte della fanciulla spaventata mentre chiama il 911.

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Anche Emmit, dal canto suo, ha qualche gatta da pelare. Sy gli chiede infatti di raggiungerlo in ufficio con la massima urgenza, perché l’enigmatico V.M. Varga (David Thewlis) vuole parlare con lui. Varga – la cui faccia coagula in sé tutto lo spirito ambiguo e beffardo della serie – rappresenta una misteriosa organizzazione che ha prestato un milione di dollari a Emmit per aiutarlo con la sua società. Pur essendo ben disposto a ripagare il debito con gli interessi, il Re dei Parcheggi scopre da Varga che non si trattava di un prestito, bensì di un investimento, quindi non deve restituire nulla; ciò significa però che l’organizzazione è diventata sua partner, e sfrutterà l’impresa per riciclare denaro sporco. Delizioso Thewlis in questo ruolo, dove ancora una volta le pause sono colme di minaccia e l’incomunicabilità tra i personaggi è costante: non ci sono punti di contatto, le domande cadono nel vuoto e i punti di vista non trovano mai un’intesa. Discorso diverso per Gloria, naturalmente più portata per il dialogo e l’empatia. La donna affida Nathan a suo padre – che ora sta con un altro uomo – per la notte, e si appresta a cominciare le indagini sull’omicidio di Ennis, dopo aver trovato alcune vecchie pubblicazioni di fantascienza nascoste nella sua camera (elemento intrigante, ma non è chiaro quali possano essere le ripercussioni sulla trama). Il personaggio di Gloria sembra un faro di dolcezza e onestà nella lugubre tempesta che si sta scatenando su Eden Valley, come Molly Solverson nella prima stagione: è possibile coglierne i tratti fin dalla sua prima apparizione, anche solo dalla mimica facciale di Carrie Coon. In questa umanità semplice e genuina, antidoto alla banalità del male, Noah Hawley trova ancora una volta la sua interlocutrice favorita, lontana dall’avidità e dai giochi di potere: un volto sincero in mezzo a tante maschere ingannevoli, tenera e lievemente stralunata.

FARGO -- Year 3 -- Pictured: Carrie Coon as Gloria Burgle. CR: Chris Large/FX

The Law of Vacant Places conferma quindi i ben noti pregi di Fargo, impostando un sistema di personaggi che sembra sempre sul punto di esplodere, spesso calato in situazioni surreali che nascono dall’inabilità a comunicare. La regia alterna soluzioni di grande rigore formale a costruzioni più fantasiose (come l’inquadratura all’interno del microfono che apre l’episodio), giocando proprio sul contrasto fra la brutalità dell’impianto criminoso e lo straniamento dell’umorismo nero. Lo sguardo lucido e disincantato sui coni d’ombra della provincia americana resta intatto, ma Hawley non è un cinico, non si compiace delle azioni più turpi o degli sviluppi violenti; al contrario, nutre speranza per un’alternativa possibile, incarnata da quegli individui che sanno esercitare l’empatia e non scendono a compromessi con il proprio codice morale. Alla luce di tutto questo, le premesse per un’altra grande stagione ci sono tutte.

Voto: ★★★★ 1/2

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