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Supergirl – La recensione dell’episodio 2.14: Homecoming

Supergirl – La recensione dell’episodio 2.14: Homecoming

Di Lorenzo Pedrazzi

Homecoming è sicuramente un episodio cruciale nella mitologia di Supergirl, quantomeno perché getta un’ombra inquietante sul redivivo Jeremiah Danvers, il cui ritorno non poteva certo essere dei più sereni. La trama orizzontale si fa ancor più nebulosa, mentre le sorelle Danvers passano dalla gioia al dolore nello spazio di pochi istanti.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

La gioia, anzitutto, è quella di Kara (Melissa Benoist), che ha coronato il suo tumultuoso idillio con Mon-El (Chris Wood). I due hanno passato la notte insieme, ma quest’ultimo si risveglia da solo, poiché la Ragazza d’Acciaio si è alzata presto per compiere i suoi doveri di Supergirl. Per quanto sia piacevole vedere Melissa Benoist distendersi in qualche scena romantica, la coppia formata da Kara e Mon-El non convince del tutto, e sembra abbastanza forzata: i loro caratteri, che pure dovrebbero compensarsi a vicenda, mal si accordano fra loro, e la storia d’amore sembra più che altro un riempitivo in attesa che Kara trovi un love interest più adeguato. Comunque sia, sono apprezzabili gli sforzi di Mon-El per adeguarsi a una situazione completamente nuova, dove non può comportarsi da maschio alpha. I due eroi vorrebbero trascorrere la mattinata a coccolarsi, ma devono correre al DEO: qui, nonostante Kara lo avesse pregato di essere discreto, Mon-El confessa a tutti che hanno una relazione. Cose del genere non vengono prese alla leggera, quindi dovranno parlarne all’ufficio del personale e seguire un seminario contro le molestie sessuali sul lavoro. Forse era meglio tenere la bocca chiusa.

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Comunque, Winn (Jeremy Jordan) individua un convoglio del CADMUS che si è appena messo in moto, e Supergirl si reca a fermarlo insieme a J’onn / Martian Manhunter (David Harewood). La scena d’azione che ne deriva è piuttosto spettacolare, la migliore dell’episodio, e dimostra che anche con i limitati budget televisivi si può imbastire un valido inseguimento con tanto di esplosioni e superpoteri; la CGI di Martian Manhunter, peraltro, si conferma di buona qualità. Azione a parte, il convoglio rivela una sorpresa: a bordo c’è Jeremiah (Dean Cain), rimasto prigioniero del CADMUS per quattordici anni. La felicità è grande nella famiglia Danvers: sua figlia Alex (Chyler Leigh) e sua moglie Eliza (Helen Slater) stentano a credere di poterlo riabbracciare. Jeremiah sostiene che CADMUS abbia costruito una bomba sfruttando le radiazioni della vista calorifica di Kara, e che voglia usarla per distruggere National City facendo ricadere la colpa sugli alieni. Winn si mette subito al lavoro per rilevare le radiazioni e individuare l’ordigno, mentre i Danvers organizzano una cena nell’appartamento di Kara per festeggiare il ritorno di Jeremiah. Sono tutti al settimo cielo, soprattutto Alex, anche perché suo padre accoglie subito Maggie (Floriana Lima) come una di famiglia. L’unico a nutrire dei dubbi è Mon-El, soprattutto quando J’onn decide di reintegrare immediatamente il vecchio amico al DEO: non è strano che Jeremiah sia stato salvato così facilmente, e che sia tornato proprio adesso? Le insinuazioni di Mon-El generano sdegno presso i Danvers, compresa Kara, che lo accusa di non tenere in considerazione i suoi desideri e i suoi sentimenti; il daxamiano è quindi costretto ad andarsene, ma prima Jeremiah lo avverte di fare attenzione, perché conosce il suo segreto. In queste scene si può apprezzare l’abilità del cast, soprattutto Chyler Leigh e Melissa Benoist, le quali gestiscono bene il clima d’imbarazzo e di tensione crescente.

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Mon-El incontra Winn nel bar degli extraterrestri, e lo convince a tenere d’occhio Jeremiah alla condizione che lui tratti bene Kara. Sappiamo bene che Winn ha avuto una grande infatuazione per la Ragazza d’Acciaio, ma ora l’ha superata, e frequenta un’affascinante aliena di Starhaven chiamata Lyra (Tamzin Merchant): è giusto che anche lui abbia una storia romantica, dopo lo sfortunato rapporto con Silver Banshee della prima stagione. In ogni caso, Winn scopre che Jeremiah si è introdotto forzatamente nel database del DEO, ma lui sostiene che voleva soltanto consultare l’archivio per sapere cos’hanno fatto le sue figlie durante la sua assenza. Kara, non convinta della spiegazione, si scontra con Alex, che invece crede ciecamente a Jeremiah. I dissidi vengono momentaneamente sospesi quando Winn riceve un segnale dalla bomba e ne individua la posizione: giunte sul posto, Supergirl e Alex non trovano nulla, mentre J’onn capisce che Jeremiah sta tramando qualcosa, perché non riesce a leggerli la mente. Messo alle strette, Jeremiah rivela di avere un braccio bionico, con il quale riesce a mettere al tappeto J’onn, Winn e alcune guardie del DEO; poi scarica qualcosa dal mainframe dell’agenzia, e fugge per ricongiungersi a Lillian Luthor (Brenda Strong) e Hank Henshaw / Cyborg Superman (David Harewood). Winn però gli aveva piazzato addosso un segnalatore, così Alex e Kara riescono a ritrovarlo, ma Hank fa saltare un ponte ferroviario per distrarre la Ragazza d’Acciaio, e scappa insieme a Lillian e Jeremiah; quest’ultimo ha un breve confronto con Alex: le dice che le dispiace e che sta agendo per il suo bene. Lei non riesce a sparargli, e Jeremiah fugge con gli altri. Affranta, Alex si chiude in casa a bere, ma Maggie interviene per fermarla e confortarla. Mon-El consola Kara e impara ad accettare le sue esigenze (che talvolta consistono semplicemente nel desiderare qualcuno che le stia vicino), ma non c’è tempo nemmeno per questo: Winn li avverte che Jeremiah ha rubato il Registro Nazionale degli Alieni, quindi ora CADMUS conosce l’identità di tutti gli alieni sul territorio americano. Alla fine scopriamo che Jeremiah ha stretto un accordo con Lillian, ma non sappiamo cosa le abbia chiesto in cambio del suddetto Registro; l’episodio si conclude con l’inquadratura di una misteriosa astronave nell’hangar del CADMUS, che chiaramente fa parte dei loro piani.

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Alla luce di tutto questo, Supergirl conferma i limiti di tutte le serie targate Greg Berlanti, sempre funestate da incongruenze o forzature logiche, per non parlare dell’approccio stucchevole e patinato al melodramma. È poco credibile, ad esempio, che Jeremiah stenda Martian Manhunter così facilmente, o che Alex e Kara lascino andare i loro avversari senza nemmeno inseguirli, ma d’altra parte la sospensione d’incredulità è altamente richiesta in queste situazioni (anche troppo). La puntata, però, nel complesso funziona, e risulta più solida rispetto a molte altre: il ritorno di Jeremiah innesca un terremoto emotivo che travolge tutti, le sorelle Danvers in primis, e comporta una sorta di “perdita dell’innocenza” da parte delle due ragazze. Alex e Kara vivono quel momento in cui un genitore si rivela per quello che è, un essere umano fallibile, e non un supereroe o un fulgido esempio di virtù. Uno shock formativo che solitamente coincide con l’adolescenza, mentre qui – a causa della lunga assenza del padre – avviene in età adulta, rendendo il trauma ancora più difficile da assorbire. Interessanti anche gli spunti sulla trama orizzontale, soprattutto se consideriamo che prossimamente lo show introdurrà Teri Hatcher e Kevin Sorbo in ruoli da antagonisti: vedremo come le loro trame si intrecceranno con quella del CADMUS, e se Jeremiah avrà modo di redimersi.

Voto: ★★★

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