Logan – The Wolverine, la recensione di Roberto Recchioni

Logan – The Wolverine, la recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

LOGAN
Ovvero: come Hugh Jackman ha imparato a non preoccuparsi e ad amare Wolverine.
Di Roberto Recchioni

È il migliore film di Wolverine di sempre!
Indubbiamente, ma non è che ci volesse molto. Gli altri sono dei veri disastri.

È il migliore film dedicato a un personaggio Marvel, non prodotto dai Marvel Studios!
Anche qui, era piuttosto facile.

È migliore di tutti i film della Marvel Studios!
Di tutti no. È sicuramente migliore della produzione media di quei grossi telefilm che la Marvel si ostina a mandare in sala ma è comunque inferiore a film veri come Iron Man 3 o Guardiani della Galassia o Captain America: The Winter Soldier, pellicole fatte da cinematografari veri e non da gente prestata dalla televisione e che il linguaggio televisivo, purtroppo, non è mai riuscito ad abbandonarlo del tutto.

È un film profondo!
Oddio, è un film con meno pupazzi della media per il genere supereroistico, ma è comunque un film pieno di pupazzi. Il fatto che si parli di vita, morte, redenzione, vecchiaia e del difficile rapporto tra padri e figli, non significa che lo si faccia con particolare approfondimento o sensibilità. Sono temi presenti nella pellicola, indubbiamente, trattati con la superficialità che è propria di un film d’intrattenimento. E va benissimo così, sia chiaro. Solo che non è La Strada di Cormac McCarthy ed è inutile che cerchiate di spacciarlo per qualcosa di minimamente accomunabile solo perché avete bisogno di sentirvi culturalmente migliori rispetto a quelli che si divertono con i film di supereroi. Per capirci, anche solo The Last of Us, il videogioco, ha tutto un altro livello di approfondimento e corpo drammatico (e in più è un capolavoro ludico).

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È un western!
Ecco, proprio no. Vestire un personaggio come lo Straniero senza Nome di Clint Eastwood e sbattere in faccia allo spettatore la citazione a Il Cavaliere della Valle Solitaria, non fa della pellicola di Mangold un western perché del western manca di tutti i luoghi narrativi e archetipici.

È un capolavoro!
No.

È una merda?”.
Nemmeno. Ma perché non esistono più le mezze misure su Internet? È un buon film, con tante cose riuscite e altre che invece girano un poco a vuoto.
Hugh Jackman, per esempio, che a Wolverine ci ha creduto sempre, sin dal primo film dedicato agli X-Men, e che finalmente è riuscito a portare a casa un buon risultato e si vede per tutta la pellicola che è particolarmente felice. O Patrick Stewart, a cui viene data l’opportunità di dare qualche sfumatura interessante al personaggio di Charles Xavier che sin troppe volte ha portato sullo schermo con il pilota automatico. È buono anche il livello di violenza della pellicola, che finalmente ci mostra come combatte un uomo munito di sei artigli affilati e indistruttibili e quali sono gli effetti di armi del genere sulle vittime. Asciutta la regia di Mangold, che torna alla cifra stilistica che era sua in Cop Land e che sembrava del tutto persa nel tremendo Wolverine – l’Immortale.

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Trascurabile l’anonima fotografia (ma questo sembra ormai il marchio di fabbrica stilistico di tutte le produzioni Fox legate ai mutanti) e fastidioso il tappeto sonoro, sin troppo lirico ed enfatico per un film che vorrebbe essere dimesso (perfetta, invece, la canzone di Johnny Cash).

Tra luci e ombre lo script che tra la voglia di essere duro e crepuscolare e le necessità di iscriversi comunque al genere supereroistico, finisce in una terra di nessuno dove gli elementi più pacchiani e improbabili della vicenda mal si amalgamano con il resto. Il vero punto debole del film è però il terzo atto, che prova essere Il Mucchio Selvaggio ma finisce per sembrare una scena tagliata di Stranger Things.

In conclusione, un buon film, che poteva essere meglio, se si fosse fatto qualche compromesso in meno, ma che poteva essere anche molto peggio, se se ne fosse fatto anche solamente qualcuno in più. Vale i vostri soldi e il vostro tempo?

Sicuramente, se volete sapere come si conclude la lunga storia di amore non ricambiato tra Hugh Jackman e il mutante conosciuto come Wolverine e, nel contempo, guardare un film discreto. Se, invece, siete alla ricerca di un capolavoro western, cupo, violento, profondo e crepuscolare, con l’attore più perfetto di sempre per interpretare il mutante canadese, potete vedere o rivedere Gli Spietati.

Illustrazione esclusiva per ScreenWeek di Roberto Recchioni
Illustrazione esclusiva per ScreenWEEK di Roberto Recchioni

 

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