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Kong: Skull Island – Lasciateli combattere!  La recensione di Roberto Recchioni

Kong: Skull Island – Lasciateli combattere! La recensione di Roberto Recchioni

Di Leotruman

Molte cose si potrebbero dire su Kong: Skull Island ma di certo non gli si può rimproverare che le cose non le dica in maniera chiara.

Per esempio: il film ha degli espliciti rimandi a Cuore di Tenebra e, quindi, il protagonista si chiama Conrad. Oppure, visto che Cuore di Tenebra è il testo da cui poi è stato tratto Apocalypse Now e dato che l’estetica di Kong pesca a piena mani dal capolavoro di Francis Ford Coppola, anche la locandina del film (quella ufficiale, non un giocoso social poster) è sostanzialmente una cover del manifesto del film del 1979 con le musiche dei Doors. O ancora: il film è ambientato nel 1973? E allora la colonna sonora deve martellare con i maggiori successi musicali di quel periodo, quelli più ovvi, prevedibili e di facile presa. E via di questo passo. Nulla in Kong è suggerito o lasciato a intendere, tutto è urlato, sbattuto in faccia brutalmente, esplicitato nella maniera più diretta e sfacciata possibile. E, ad essere sinceri, non è nemmeno un male perché questo tipo di approccio ha il merito di definire il film per quello che è in maniera onesta, ovvero un solido prodotto di intrattenimento, privo di qualsiasi velleità di essere altro. Se il Godzilla di Gareth Edwards era un film di mostri giganti che voleva anche veicolare una visione autoriale della materia trattata (riuscendoci, a tratti, molto bene), Kong è solamente un film di mostri giganti e basta.

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Ha un bel ritmo, uno script decente, degli ottimi effetti speciali, una sontuosa fotografia, una regia che, sotto il piano tecnico, risulta di alto livello, una colonna sonora scontata ma non per questo meno accattivante e un ottimo cast (con la sola eccezione di Tom Hiddleston che, sulla carta, poteva anche funzionare ma che alla prova dei fatti è un pesce fuori dall’acqua nella parte del duro mercenario inglese).

Nota di merito assoluta per tutto il reparto artistico che è riuscito a trasportare su schermo con la massima efficacia le meravigliose previsualizzazioni realizzate per la pellicola.

Ma, allora, se tutto funziona bene, perché non mi sto stracciando le vesti dicendovi di fiondarvi in sala? Più o meno perché il film ha saputo emozionarmi alla stessa maniera in cui mi emozionerebbe una tazza di tè tiepida. E non è colpa di nessuno, perché, Tom Hiddleston a parte, tutti hanno svolto bene il loro lavoro e il mito di Kong è assolutamente rispettato, se non accresciuto.

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Eppure, qualcosa per me non ha funzionato e se proprio dovessi puntare il dito verso un “colpevole” lo farei all’indirizzo di Jordan Vogt-Roberts, giovane regista d’estrazione indipendente come Edwards che però, a differenza sua, non sembra essere riuscito a mantenere il carattere che aveva mostrato nella sua piacevole opera prima, The King of Summer.

In sostanza, al pari di tante pellicole Marvel Studios recenti, Kong è un prodotto ben confezionato ma non un’opera. È un film progettato a tavolino per avere tutti gli elementi giusti e il giusto equilibrio e forse, proprio per questo, è freddo e irrilevante.

L’assenza di un qualsivoglia squilibrio, di un eccesso, di uno “sbaglio” se vogliamo, condanna il film a un triste anonimato. Ed essere anonimi quando stai facendo una pellicola su un gorilla alto poco meno di cento metri, è un bel delitto. Del resto, il fatto che i momenti più ispirati di tutto il film sono una scena con un ragno gigante e una lunga e ispirata battaglia in mezzo ai fumogeni, due sequenze nelle quali Kong non è presente, la dice lunga su quanto l’ingombrante protagonista abbia impedito a Vogt-Roberts di far sentire la sua voce.

KONG SKULL ISLAND 01

In conclusione, la cosa più interessante del film è che amplia e pone le basi per il prossimo sviluppo del MonsterVerse della Legendary Pictures, universo cinematografico che di sicuro comprenderà un crossover già programmato con Godzilla e gli altri mostri giapponesi e, chissà, forse anche con Pacific Rim (a patto che il secondo capitolo della saga robotica riesca a imporre il franchise).

Vale quindi la pena di vederlo? In senso assoluto, sì: perché per tutta la durata del film non c’è una sola immagine che non meriti di essere ammirata, però, se cercate qualcosa di più o se i film di mostri giganti non sono una passione come lo sono per me, potete anche dedicarvi ad altro.

Kong Skull Island la vignetta di roberto recchiohi
Kong Skull Island la vignetta di Roberto Recchioni per ScreenWeek

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