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Feud: recensione del pilot della nuova serie di Ryan Murphy

Feud: recensione del pilot della nuova serie di Ryan Murphy

Di Andrea Suatoni

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E’ andato in onda domenica sera 5 Marzo, sul canale americano FX, il primo episodio di Feud: Bette and Joan, nuova serie antologica del geniale Ryan Murphy che dopo American Horror Story ed American Crime Story ha pensato di dedicarsi alle più famose rivalità fra alcuni dei personaggi più in vista di Hollywood o dei tabloid.

La prima stagione ruoterà attorno all’antagonismo fra Bette Davis e Joan Crawford, sviluppatosi principalmente durante le riprese del film Che Fine ha Fatto Baby Jane? del 1962 (sappiamo già che la seconda riguarderà invece il Principe Carlo e Lady Diana): ecco la nostra recensione – rigorosamente senza spoiler – del pilot!

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LA FAIDA RIGUARDA IL DOLORE

La serie inizia presentandoci Joan Crawford come donna, piuttosto che come attrice, in un’epoca in cui la bellezza femminile era l’unica cosa che permetteva alle star di Hollywood di continuare lavorare; Marilyn Monroe è vista come l’erede della Crawford, rimpiazzata ed ormai sul viale del tramonto. Lo stesso destino sembra essere stato scritto per Bette Davis: per entrambe la carriera appare finita, ma nessuna delle due riesce ad accettarlo; per entrambe l’occasione di girare assieme, nonostante la forte antipatia che le ha sempre caratterizzate negli anni, Che Fine ha Fatto Baby Jane? rappresenta un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Fin da subito sul set l’inimicizia fra le due comincerà però a farsi sentire, in un mix fra l’inquietudine e lo humor nero di cui lo spettatore non potrà fare a meno di innamorarsi. Ma attenzione, non si tratta solamente di battute sardoniche e piccole vendette sulla scia dei ricordi di ruoli soffiati intrecciati a fidanzati rubati o matrimoni falliti: entrambe le protagoniste hanno bisogno di una rivalsa verso sé stesse ed un mondo che non le considera più, e vivendo la loro storia verremo accompagnati in fondo ad un vortice di solitudine, compromessi, vizi e virtù.

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CENNI STORICI

Dalla storia alla fiction, il passo è stato quasi obbligato: la storia della faida fra le due attrici era talmente affascinante che la vicenda riusciva a scriversi praticamente da sola. Abbiamo un assaggio nel pilot di quelle curiosità tramandate ai posteri nella circostanza della parrucca, realmente accaduta. Sicuramente Murphy ed i suoi non si lasceranno scappare l’occasione di raccontare di come Bette Davis in una scena violenta colpi davverò la Crawford, provocandole un taglio che necessitò di alcuni punti, o di come Joan si riempì le tasche di sassi in una scena in cui la collega doveva trascinarla per le scale. Momenti drammaticamente comici che, vissuti sulla pelle delle due protagoniste, acquisiranno dei toni molto più inquietanti e realistici di quanto potremmo immaginare.

Discorso differente forse va fatto per il rapporto fra Joan Crawford e Marilyn Monroe: in Feud sembra che la prima non conosca di persona e non veda di buon occhio la seconda, mentre nella realtà sembra ormai assodata l’amicizia di lunga data delle due, sfociata in un rapporto saffico.

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RICOSTRUZIONE

La dettagliata ricostruzione degli anni ’60 penetra fin nel terreno stesso su cui si fonda la serie: dai costumi alle ambientazioni, dalle acconciature alle scenografie, fino a sfociare nella regia e nelle modalità recitative: l’estro delle regie Murphyane viene quasi cancellato in Feud, che ripercorre invece i toni pacati di una direzione artistica d’altri tempi. Almeno nel primo episodio, assistiamo più ad un omaggio che al “solito” coraggio registico mostrato nelle precedenti produzioni antologiche, in una vera e propria ricostruzione stilistica che arriva a toccare anche la fotografia ed il montaggio.

Le attrici principali compiono un lavoro incredibile (ma da Jessica Lange e Susan Sarandon non ci saremmo aspettati di meno) nell’elaborare e costruire due personaggi assolutamente non attuali nelle movenze e nelle espressioni (muovendosi sulle scene complici di un’alchimia totale); alcuni spezzoni ci mostrano addirittura delle scene di alcuni famosi film del passato della Crawford e della Davis recanti i “nuovi” volti delle protagoniste. Accanto a loro, coronano splendidamente il quadro delle interpreti femminili Judy Davis, Kathy Bates e Catherine Zeta-Jones (non abbiamo ancora visto l’esordio di Sarah Paulson).

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LA CRITICA DI MURPHY

Fin dalle prime battute, è chiara la posizione di Feud rispetto al trattamento riservato da Hollywood alle donne: una per nulla velata critica al sessismo e all’ageismo passato e moderno permeano l’intera struttura dell’episodio, pur mai facendosi sentire platealmente. L’industria del cinema, a differenza di quella della TV, che ha ormai sdoganato certi ruoli e che è riuscita, forse grazie anche ad una diversa varietà e a diversi numeri, a rielaborare le molteplici sfumature della donna, rimane ancora oggi incastrata in stereotipi difficili da cancellare.

FEUD -- Pictured: Susan Sarandon as Bette Davis. CR: FX

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