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Elle – Paul Verhoeven ci presenta il suo film vincitore di 2 Golden Globe

Elle – Paul Verhoeven ci presenta il suo film vincitore di 2 Golden Globe

Di Leotruman

Trionfatore agli ultimi César con due premi tra cui Miglior Film. Due Golden Globe, tra cui Miglior Film Straniero e Miglior attrice drammatica Isabelle Huppertvincitrice anche di un Independent Spirit Award e candidata all’Oscar per la sua magnifica interpretazione.

Paul Verhoeven con il suo Elle aveva già sorpreso e stupito il Festival di Cannes (QUI la nostra recensione dalla croisette), e con il passare dei mesi si è imposto sempre di più come uno dei progetti autoriali più apprezzati dell’ultimo anno cinematografico.

Il regista di origine olandese, che ha scritto intere pagine di storia del cinema con i suoi cult movie, variegati per genere e livello di successo, tra i quali Atto di Forza, Basic Instinct e Robocop, è sbarcato in Italia qualche giorno fa per presentare il suo acclamato dramma, in uscita il 23 marzo nelle nostre sale grazie a Lucky Red.

Adattamento del romanzo “Oh…” di Philippe Djean, pubblicato nel 2012, il film era stato inizialmente pensato come produzione americana visto che Verhoeven vive a Los Angeles da anni. È stato invece necessario spostare il tutto in Francia perché i produttori americani, e in particolare le attrici, si erano rifiutati di partecipare all’adattamento. Verhoeven in conferenza stampa ha spiegato:

“Si possono solo fare ipotesi riguardo a questo. Sicuramene il terzo atto è una parte molto difficile, che non è stata accettata dagli americani. La transizione da vittima a rapporto sadomaso è stato qualcosa di controverso ed è stato l’aspetto che non ci ha permesso di raccogliere finanziamenti in America, così come la mancata candidatura come Miglior Film Straniero è certamente un fatto politico.”

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Molto equilibrato e interessante l’alternanza di dramma (vero) e ironia, in particolare grazie ad una sceneggiatura misurata al millimetro e all’interpretazione della Huppert, sublime anche solo nella mimica senza dialogo.

“L’ironia nel romanzo era già presente. […] È qualcosa che ho deciso di accentuare e sottolineare. Non volevo realizzare un thriller, volevo un film scevro da un genere specifico. Si tende troppo nel cinema ora a categorizzare. Non volevo realizzare un film che fosse incasellato in un genere specifico, perché appunto la vita è questa, non è classificabile come un genere. Al mattino senti cose tragiche e la sera magari ridi per qualcosa che vedi in tv. Il cinema ora ha accentuato troppo queste categorizzazioni ed è qualcosa che non mi piace.”

Abbiamo continuato a parlare dell’argomento con il regista durante la roundtable alla quale abbiamo partecipato nel pomeriggio. Ci è apparso solare ed energico, e nonostante la sua età (79 anni tra qualche mese), sembra essere un artista che ha ancora voglia di dire la sua e di regalare le proprie opere al pubblico. Ecco la nostra domanda.

Cosa ne pensa Verhoeven dell’ossessione di Hollywood per i generi e il Rating pellicole?

“Quando sono arrivato negli Stati Uniti nel 1985, su dieci film al cinema la metà erano R-rated. Ora solo il 10%. Gli studios sembrano quasi non essere più interessati a realizzare qualcosa di audace e controverso. La sessualità è ridotta o eliminata, non si possono mostrare seni scoperti. Sembra che tutti debbano per forza essere felici, non si può scontentare nessuno. Tutti devono essere in condizione di vedere il film, tutti devono esserne contenti. È tutta questione di soldi: quanti se ne investono, e quanti ne se ottengono. È quello ormai che sta accadendo sempre più spesso, non vi è più audacia. Perché l’audacia è R-Rated. […]

Tutto questo accade meno in Europa, come ho visto accadermi per Black Book o Elle. Nessuno era preoccupato del Rating che avrebbero potuto ottenere i film o dei soldi, ma solo del risultato finale del film.”

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Com’è stato il lavoro con la Huppert? Come ha lavorato sulla costruzione del personaggio? 

“Isabelle Huppert, ancor prima che venissi coinvolto nel progetto, era interessata e aveva già contattato lo scrittore del romanzo. Avendo lavorato molto a Los Angeles, cercavamo inizialmente di proporlo negli USA. La sceneggiatura era scritta in inglese, ci siamo poi resi conto che però non si riusciva a realizzarlo in America e il ruolo era troppo controverso, troppo problematico.
Abbiamo quindi spostato il film a Parigi. Abbiamo tradotto la sceneggiatura in francese e molto umilmente siamo tornati dalla Huppert. Lei ha immediatamente detto di sì, e non è stato mai necessario discuterne dal punto di vista psicologico del personaggio e del testo. Lei ha accettato tutto, non ha avuto da ridire su nulla. È un’artista estremamente audace quando crede nel ruolo che sta per interpretare. Lei fa quello che ritiene che il personaggio deve fare, senza attirarsi le simpatie del pubblico. D’altronde anche io sono così.”

Una delle modifiche più importanti è avere trasportato il lavoro di Michelle, la protagonista, dal mondo della sceneggiatura a quello dell’industria del videogame. Com è nata questa idea?

“Non era l’idea iniziale. Lei nel libro era la leader di un gruppo di sceneggiatori tv e cinema, ma l’idea era che da un punto di vista visivo sarebbe stato più difficile mostrare nel film venti persone che discutevano attorno ad un tavolo di sceneggiature. Era qualcosa di molto astratto. Stavo cercando un “lavoro sostitutivo”, quando la minore delle figlie mi ha detto “perché non la inserisci in un’azienda che realizza videogiochi?”. Lo sceneggiatore era un fan dei videogame, e ha colto la palla al balzo. Abbiamo deciso di inserire quell’elemento nella sceneggiatura.

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Come si è evoluta la visione della donna nei suoi film fino a Michelle di Elle?

“Michelle si potrebbe definirla amorale, ma a me non importa. È qualcosa cosa che non mi tocca. Il moralismo è sempre stato assente nei miei film. La realtà è che gli uomini e le donne hanno rapporti al di fuori del matrimonio, io non ho problemi in questo senso. Dubito sia possibile stare con lo stesso uomo/donna per tutta la vita. Io ho seguito quello che c’era nel libro, e la storia con il marito del sua migliore amica, non è qualcosa però di cui l’accuso. Diventando più vecchio mi sono accordo di essere sempre più interessato alle donne. Hanno avuto e hanno un ruolo molto importante per me, molto più degli uomini. Mi rendo conto di quanto sia stato influenzato da mia moglie nella mia vita ogni giorno che passa.”

Verhoeven ha svelato poi che il suo prossimo film sarà ambiato in Toscana. Avrà ambientazione medioevale e protagoniste due donne, due suore, nella città di Peschia, vicino Firenze, in un monastero. Basato su un libro di non-fiction scritto da un professore americano, sarà sicuramente una nuova speciale opera per questo regista a volte così incompreso, in particolare negli ultimi ventanni, e che sembra ancora aver voglia di regalarci grandi opere.

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Elle di Paul Verhoeven uscirà nelle sale italiane il 23 marzo.

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Fonte: ScreenWeek

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