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The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7×11, “Hostiles and Calamities”

The Walking Dead: Recensione dell’episodio 7×11, “Hostiles and Calamities”

Di Andrea Suatoni

—–ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER—–

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E’ andato in onda ieri sera 26 Febbraio sul canale americano AMC  l’undicesimo episodio della settima stagione di The Walking Dead, che potremo vedere questa sera in italiano su Fox.

Un episodio incentrato su Eugene. Eugene. Il personaggio che se non fosse visto con indifferenza dalla semi-totalità degli spettatori risulterebbe sicuramente il più odiato della serie, un attore la cui recitazione ha di fatto indirizzato a forza l’evoluzione (semi-inconsistente) del personaggio, che è riuscito a far affermare a molti fan incalliti “salterò la prossima puntata”… E’ riuscito ad essere protagonista di un episodio che risulta ben calibrato, credibile, incalzante e (addirittura) neanche noioso.

HOSTILES AND CALAMITIES

Eugene entra nella comunità dei Salvatori proprio a ridosso della fuga di Daryl: fra tutti, Dwight è colui che più sente su di sé il peso dell’evasione, nella quale è coinvolta la sua Sherry. Il dottor “capellone” riceve fin da subito un trattamento di favore: Negan è conscio del suo grande valore strategico e gli riserva un’accoglienza coi fiocchi. Eugene ha accesso a “premi” personali, frutta verdura, medicine, videogiochi; grazie alla sua intelligenza e ad una capacità innata di trarre il massimo da qualsiasi situazione, riesce ad ottenere ancor più credito di quanto il leader dei Salvatori volesse presso la corte di Negan.

Le mogli del villain lo prendono subito in simpatia, e gli chiedono un favore: delle pillole per una morte indolore per Amber, che minaccia di uccidersi. Imparando pian piano cosa significa vivere fra i Salvatori, Eugene si trova sempre più a proprio agio: il potere e la considerazione ricevuti lo inebriano (in effetti, le sue potenzialità sono sempre state sottovalutate ad Alexandria), le punizioni di Negan sono giustificate, la sua posizione (dopo la morte del dottore a causa di una bugia di Dwight, che mente affermando di aver ucciso Sherry) diviene intoccabile: dopo aver rifiutato di consegnare le pillole alle ragazze, che aveva capito sarebbero state destinate a Negan, il dottore afferma davanti all’uomo “Io Sono Negan”. E siamo praticamente sicuri che affermi il vero.

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EUGENE E DWIGHT

Eugene è passato al lato oscuro, dopo averne assaggiato il sapore; ma la cosa più allarmante è che l’episodio riesce a renderci consapevoli che la sua scelta non solo è stata quella più giusta, ma anche quella più ovvia. Se è vero che il mondo attuale ormai è in mano ai più forti, Eugene si è schierato da opportunista e codardo quale egli è con la fazione che reputa vincente, e non è possibile fargliene una colpa. Perché è vero: Eugene è fondamentalmente un codardo suo malgrado, e da persona intelligente non può far altro che scegliere la soluzione migliore per sé stesso. Avevamo pensato all’inizio ad una maliziosa finzione, ma il rifiuto di assassinare Negan chiarisce le cose: Eugene è un Salvatore lo era a suo dire già prima di incontrare Negan. In un certo qual modo ne abbraccia i valori, ne capisce, comprende e giustifica le azioni e riesce a trarne il massimo beneficio.

Ma non dimentichiamoci dell’altro protagonista dell’episodio: Dwight. Nulla di realmente nuovo in realtà, se non una presa di coscienza (da parte dello spettatore) della possibilità di una rivolta interna capeggiata dall’uomo sfregiato. Subdolamente, la trama di Dwight è fin dall’inizio rivolta a questo: è probabile che nel culmine della battaglia sarà proprio lui ad averla vinta sull’uomo che crede di averlo completamente soggiogato, e che non sa di aver probabilmente coltivato una serpe in seno. Tutta la carismatica sicurezza del leader dei Salvatori viene beffata da Dwight, in un episodio che per la prima volta ci presenta il volto fallimentare del “programma” di Negan, proprio in antitesi con l’accettazione totale che ne fa invece Eugene.

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UN OROLOGIO ROTTO SEGNA L’ORA GIUSTA DUE VOLTE AL GIORNO

Nella loro estenuante ricerca di una introspezione che non sono mai stati capaci di tradurre su schermo, gli showrunner di The Walking Dead riescono a volte a centrare il segno, anche se la sensazione è che ciò avvenga solamente per caso; ad ogni modo, Hostiles and Calamities colpisce il bersaglio esattamente al centro. Era difficile prendere uno dei personaggi meno amati della saga e costruire attorno ad esso un episodio interessante (lo stesso esperimento era stato fatto con Tara nell’episodio 7×06, con risultati praticamente disastrosi), ma il totale rovescio del punto di vista cui abbiamo assistito è stato invece piacevole e ben inserito nella trama: tramite una inaspettata “conversione”, abbiamo potuto capire appieno le dinamiche interne ai Salvatori, riuscendo a rispondere anche ad alcune domande che tormentavano i fan fin dall’esordio di questo gruppo.

“Io Sono Negan”: da motto inquietante assimilabile ad una setta diviene finalmente reale metro di giudizio del benessere post-apocalittico, poiché è ora chiaro che i Salvatori non sono un gruppo di folli che ciecamente seguono un leader ancor più folle di loro: sono disperati, persone riunite da un uomo carismatico (e fin troppo sopra le righe, ma si tratta di esigenze narrative) e convinte di vivere nella condizione migliore che il nuovo mondo ha da offrirgli.

Se poi tale convinzione sia giusta o sbagliata è opinabile: ci sono persone come Eugene, che provengono da un’altra realtà a cui preferiscono la “nuova”; ci sono persone come Sherry, che infine scelgono la possibilità di una morte quasi sicura; ci sono persone come Dwight e le altre mogli di Negan che, seppure assuefatte al sistema, non smettono di sperare in una sorta di ribellione. Il messaggio finale sembra ambiguamente positivo: Negan è il cattivo, e bisogna sconfiggerlo. Ma i Salvatori sono semplicemente persone che vogliono sopravvivere, incastrate in dinamiche che hanno contribuito a creare ma che li spaventano, che reputano necessarie (forse non del tutto erroneamente: in effetti quella dei Salvatori è la comunità più prospera del mondo di The Walking Dead) e dalle quali sono soggiogati.

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