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La Marvel ha un problema con i villain? Kevin Feige dice la sua

La Marvel ha un problema con i villain? Kevin Feige dice la sua

Di Lorenzo Pedrazzi

I film di supereroi non sono certo una novità degli ultimi anni, ma è indubbio che il 2008 rappresenti uno spartiacque nella concezione di questi prodotti: prima della discesa in campo dei Marvel Studios con Iron Man, i cinecomic supereroistici tendevano a privilegiare l’antagonista, che effettivamente influenzava la trama in ogni suo aspetto. Il Joker e il Pinguino sono fondamentali nei due Batman di Tim Burton, dove le loro origini e le loro motivazioni occupano buona parte della sceneggiatura, ma lo stesso discorso – seppure in misura minore – vale anche per gli Spider-Man di Sam Raimi, che riescono a bilanciare abilmente i conflitti interiori dell’eroe e quelli dei diversi villain. D’altra parte, gli stessi Batman di Christopher Nolan sono stati spesso accusati di lasciare da parte l’Uomo Pipistrello per concentrarsi sulle implicazioni sociali e psicologiche dell’antagonista, soprattutto se pensiamo all’ormai leggendario Joker di Heath Ledger.

I Marvel Studios, dal canto loro, adottano una strategia differente: riportano al centro l’eroe, mentre il “cattivo” serve più che altro per innescare l’azione. Nonostante il loro successo di pubblico e anche di critica, i film del Marvel Cinematic Universe vengono spesso criticati per lo scarso spessore dei villain, con la parziale eccezione di Loki, il quale offre una caratterizzazione più sfumata rispetto ai vari Iron Monger, Teschio Rosso, Ronan, Malekith e Yellowjacket, giusto per citarne alcuni. C’è da dire che talvolta questi personaggi non sono particolarmente sfaccettati nemmeno nei fumetti, dove gli eroi hanno un ruolo preponderante, ma la serialità permette comunque di dipanarne le psicologie con più attenzione rispetto ai film (e, da questo punto di vista, non è certo un caso che i villain migliori del MCU siano apparsi nelle serie tv: basti pensare al memorabile Kingpin di Daredevil, al Killgrave di Jessica Jones e, perché no, al Mr. Hyde di Agents of S.H.I.E.L.D.).

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A tal proposito, bisogna riconoscere l’onestà di Kevin Feige quando ammette che questo “problema” esiste, come ha dichiarato lui stesso a ComicBook.com durante una visita sul set di Guardiani della Galassia: Vol. 2. Di fatto, il Presidente dei Marvel Studios dà ragione ai critici:

Partiamo sempre da cosa serve di più alla storia e all’eroe. Molte critiche nei nostri confronti sostengono che ci concentriamo più sugli eroi che sui cattivi. Credo sia vero.

Feige spiega che ogni antagonista – sul piano narrativo – è al servizio dell’eroe, e giustifica le sue azioni più che i propri fini personali:

Ronan è grandioso; Lee Pace ha fatto un lavoro magnifico, è assolutamente fondamentale, ma di certo la sua presenza serviva per contrastare i nostri eroi e dar loro una ragione per unire le forze. Loki, un grande personaggio, sotto molti aspetti è al servizio di Thor. Zemo serviva per innescare il conflitto tra Cap e Iron Man [in Civil War]. Taserface e Ayesha [in Guardiani della Galassia: Vol. 2] hanno ambizioni meno grandiose di Ronan, per esempio. Ayesha vuole ucciderli solo perché le hanno mancato di rispetto, mentre Taserface vuole guidare i Ravagers e crede che Yondu si sia ammorbidito.

Il produttore riflette inoltre sull’anno in cui tutto cominciò, il 2008, quando uscirono Iron Man e Il Cavaliere Oscuro:

Nel 2008 uscirono due film di supereroi. Uno [Il Cavaliere Oscuro] si focalizzava sul cattivo, l’altro [Iron Man] si focalizzava sull’eroe, e noi della Marvel li abbiamo guardati e abbiamo detto “Sì, noi ci concentriamo sull’eroe”. Non è un problema. Ci piace. Ma per favore, non cominciate una flame war. Nessuno la vuole. Noi non la facciamo. Ma, di nuovo, si tratta sempre di pensare a ciò che serve per la storia.

Le linee guida dei Marvel Studios restano quindi le stesse, ma sarà interessante verificare le caratterizzazioni dei prossimi villain che appariranno nel MCU, come l’Avvoltoio, Hela e soprattutto Thanos, il big bad delle prime tre “fasi” di questo universo narrativo.

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Fonte: ComicBook.com

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