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Oscar 2017 – La chiusura delle frontiere impedirà la partecipazione di Asghar Farhadi – Update

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Di Marlen Vazzoler

Ieri Trita Parsi, a capo del National Iranian American Council (NIAC) – un organizzazione apartitica e senza scopo di lucro – ha confermato che Asghar Farhadi il regista iraniano di Il Cliente una delle pellicole candidate all’89ma edizione degli Oscar nella categoria per il miglior film straniero, non potrà partecipare alla cerimonia come conseguenza del Muslin Ban che prevede la chiusura delle frontiere ai cittadini provenienti dalla Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan e Yemen.

La reazione dell’attore Jamie Bell:

La co-protagonista del film Taraneh Alidoosti aveva dichiarato qualche giorno prima che non avrebbe partecipato alla cerimonia tramite un post su Twitter, ed ha definito il neo-presidente degli Stati Uniti un razzista.

Parlando con il New York Times, la Alidoosti ha aggiunto:

“Ho deciso di non andare anche se potevo, perché mi ferisce così profondamente vedere la gente comune del mio paese venir respinta per quello che potrebbe essere il loro diritto legale di aver accesso ai loro figli all’estero e alle loro scuole come studenti.
Sono sicura che gli Stati Uniti hanno beneficiato molte volte dagli immigrati iraniani e dalle persone che hanno lavorato lì e hanno servito quel paese. Quindi per me non è accettabile rispettare uno stato che non rispetta le persone del mio paese”.

Le prime conseguenze del Muslin Ban si sono viste al Miami Film Festival, dove il regista iracheno Hussein Hassan avrebbe dovuto presentare il suo nuovo film: il documentario A Dark Wind sullo scontro tra la popolazione curda e l’ISIS. Hassan ha revocato la sua applicazione per la visa come atto di protesta pacifica.

Il produttore del film Mehmet Aktas ha dichiarato a THR:

“Hussein Hassan ha rischiato tutto per presentare il vero volto della guerra. Hassan non è un combattente in prima linea. Combatte con la sua anima artistica contro il terrorismo e i crimini. Gli Stati Uniti sono i più stretti e i più importanti alleati del Kurdistan. Ora sembra impossibile per un artista curdo pote visitare gli Stati Uniti per presentare il loro lavoro… Noi come filmaker kurdi auguriamo che Donald Trump possa riconoscere il popolo curdo.”

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Nel frattempo l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha rilasciato il seguente comunicato ufficiale:

“L’Accademy celebra i successi nell’arte del cinema, che mira a trascendere i confini e a parlare al pubblico di tutto il mondo, indipendentemente dalle differenze nazionali, etniche o religiose. Come sostenitori di filmaker – e dei diritti umani di tutte le persone – in tutto il mondo, troviamo estremamente preoccupante che Asghar Farhadi, il regista del film premio Oscar iraniano Una separazione, insieme con il cast e la troupe del film di quest’anno nominato all’Oscar Il Cliente, che gli possa essere vietato l’ingresso nel paese per via della loro religione o del paese di origine”.

People riporta che una fonte della Casa Bianca dice che Farhadi potrebbe beneficiare di una deroga che gli permetterebbe di entrare negli Stati Uniti e di partecipare così alla cerimonia. Ma né i rappresentanti del regista e del film hanno commentato questa voce. People ha provato a contattare il Dipartimento di Stato per dei chiarimenti sul divieto e sugli affetti che avrà sul filmaker ma gli è stato risposto che non possono commentare sui singoli casi.

UPDATE

Il regista ha dichiarato in un comunicato pubblicato dal New York Times che non parteciperà alla cerimonia anche se verranno fatte delle eccezioni per farlo entrare negli USA. Vi riportiamo alcuni estratti:

“Mi dispiace annunciare tramite questo comunicato che ho deciso di non partecipare alla cerimonia degli Academy Awards insieme ai miei colleghi, membri della comunità cinematografica.”

I regista spiega che inizialmente aveva deciso di presenziare alla cerimonia per esprimere le sue opinioni con la stampa

“Tuttavia, ora sembra che la possibilità di questa presenza sia accompagnata da se e da ma che non sono in alcun modo accettabili per me, anche se facessero delle eccezioni per il mio viaggio.”

Il filmaker conclude:

“Umiliare una nazione con il pretesto della sicurezza di un altro non è un nuovo fenomeno nella storia ed ha sempre posto le basi per la creazione di una futura divisione e dell’inimicizia. Esprimo la mia condanna delle condizioni ingiuste forzate su alcuni dei mie connazionali e dei cittadini degli altri sei paesi che cercano di entrare legalmente negli Stati Uniti d’America e la speranza che la situazione attuale non dia luogo ad un ulteriore divario tra le nazioni.”

Fonti THR, Taraneh Alidoosti, Trita Parsi, The New York Times, THR, The Playlist, People, Jamie Bell, NYT

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